Dipendenze, omertà di Stato sul lato oscuro della vita

Droga, pornografia, alcol, gioco d'azzardo e prostituzione sono vizi accomunati da una caratteristica: la dipendenza. Se ne parla molto poco e le istituzioni latitano. A Verona un convegno del Don Calabria con esperti di assoluto livello cerca di fare chiarezza su una piaga sociale moderna. E di nuove dipendenze da droga parlerà il neuroscienziato Serpelloni, che alla Nuova BQ dice: «Dalle istituzioni un approccio incline all’omertà, così cala la percezione del rischio tra i giovani. Anzi, le sostanze tendono a diventare rassicuranti. Il risultato sono gli appelli di Saviano alla legalizzazione della cocaina». 

Si chiamavano vizi. Oggi li chiamano dipendenze. In modo più coretto potremmo dire che quando dal vizio non riesci più ad uscire anche se vorresti, il vizio prende il nome di dipendenza. È come una gabbia che, con scrupolosa perizia, hai costruito intorno a te in mesi ed anni di lavoro, gabbia da cui però ti è impossibile evadere. Ripetendo in modo infinito atti che ti sono parsi innocui – fumarsi uno spinello, giocare ai videopoker – hai tessuto in piena libertà una tela di ragno, dove il ragno stesso è rimasto intrappolato.

Di dipendenze ha deciso di trattare l’Area Disabilità del Centro Polifunzionale Don Calabria a Verona, consci del fatto che non ci sono solo disabilità funzionali, ma anche disabilità che si radicano in noi in modo più profondo, disabilità dell’anima, tra cui appunto le dipendenze. Un ciclo di otto incontri con scadenza mensile dal titolo: “La libertà viziata. Come le dipendenze cambiano la nostra vita e quella delle nostre famiglie” (qui la locandina). Tra le tematiche, le dipendenze da droghe, da pornografia, dal sesso (un particolare focus sarà dedicato alla prostituzione e alla pedofilia), da slot machine, da pc, smartphone e social. Questa serie di conferenze, tenuta da esperti e arricchita dalla presenze di persone che hanno provato sulla propria pelle la piaga della dipendenza, è stata ideata per formare e informare nella consapevolezza che le dipendenze sono un fenomeno assai dannoso – dal punto di vista psicofisico, sociale ed economico – e anche molto diffuso.

Il ciclo di incontri, che si terranno tutti presso il Centro Don Calabria, si aprirà domani con l’intervento del neuroscienziato Giovanni Serpelloni, esperto nelle dipendenze da sostanze psicotrope e docente presso il Drug Policy Institute dell’Università della Florida. La Nuova BQ l’ha intervistato.

Serpelloni: di cannabis, ecstasy e pastigliette varie si parla poco o tanto? E soprattutto se ne parla in modo corretto o no?
Se ne parla molto poco e, a tal riguardo, anche le istituzioni latitano. Almeno dal 2014 in poi non si parla più di prevenzione e pericolosità di queste sostanze sia a livello nazionale che regionale. Infatti non bisogna dimenticare che è onere sia dei ministeri che delle regioni fare prevenzione. Ma, con questo approccio incline all’omertà, chiaramente cala la percezione del rischio tra la gente e in primis tra i giovani. Anzi, oggi, relativamente all’uso di queste sostanze, le notizie tendono ad essere rassicuranti. C’è chi, come Saviano, si spinge persino a chiedere la legalizzazione della cocaina. Addirittura per alcuni la cannabis recherebbe dei benefici. In realtà le neuroscienze da 20 anni e soprattutto nell’ultimo periodo sono concordi nell’affermare che il Thc è dannoso per il cervello, soprattutto per il cervello ancora in evoluzione degli adolescenti. Senza poi contare che la cannabis apre la porte a droghe dagli effetti ancor più pericolosi, come l’eroina. Chi semina cannabis, raccoglie eroina.

Quando si parla di droga si chiama sempre sul banco degli imputati la società, lo Stato, la scuola e la famiglia. Ma chi ne fa uso non ha mai davvero alcuna responsabilità?
La risposta è semplice: c’è anche una responsabilità personale di chi ne fa uso. La società, lo Stato, la scuola e la famiglia hanno la responsabilità di informare i ragazzi e di avvertirli del pericolo, perché questi ultimi non hanno ancora sviluppato un pieno senso critico su queste tematiche. L’informazione poi non può riguardare solo i danni che interessano il singolo, ma deve mettere in luce che il commercio di queste sostanze crea un vero indotto criminale. In breve: la droga non fa male solo al drogato, ma a tutti noi. Come dicevo esiste anche una responsabilità della persona che usa queste sostanze per il semplice motivo che è una scelta libera. In alcuni casi, circa il 20% del totale, tale responsabilità è affievolita, ma non eliminata, dal fatto che certi soggetti, a motivo di alcune alterazioni genetiche congenite, sono strutturalmente più vulnerabili di altri. Sono come più predisposti di altri nell’accedere a questo mondo, più curiosi relativamente a tale lato oscuro della vita. Però laddove il soggetto è cosciente di questa sua fragilità, dovrebbe porre in essere quelle condotte atte a prevenire la nascita di malsane curiosità. Un secondo livello di responsabilità scatta quando la persona diventa dipendente. Anche in quei frangenti la persona può uscire dalla dipendenza, non è costretto a rimanere dipendente dalle sostanze a vita, anche perché qui da noi in Italia le cure sono gratuite. Insomma dipende anche da lui, non ci sono scusanti. La dipendenza è prevenibile, curabile e guaribile.

Quali sono le nuove droghe che a breve invaderanno il mercato italiano?
Stanno arrivando da noi oltre mille nuove sostanze sintetiche psicoattive, sia con effetti deprimenti che eccitanti. Sono più potenti delle droghe naturali e quindi più pericolose. La maggior parte viene dalla Cina. Potremmo raggrupparle in tre famiglie di sostanze. La prima: i cannabinoidi sintetici (ne contiamo oltre 500). Simulano gli effetti della cannabis in modo assai più marcato. Poi abbiamo i catinoni ed infine i fentanili. In quest’ultimo gruppo contiamo più di 100 sostanze. Ad esempio abbiamo il carfentanyl che è oltre 100 volte più potente dell’eroina. È molto difficile da dosare. E così, semplificando assai, se invece di un granello nella dose ne mettete due può diventare pericolosissima, se non letale. Negli Usa questa sostanza miete 30mila vittime all’anno. E teniamo conto che le morti per droga negli States ammontano a 90mila all’anno. Il pericolo non riguarda solo gli Stati Uniti, ma anche l’Italia. La ‘ndrangheta vuole smarcarsi dai produttori di eroina. Nulla di più facile che buttarsi sul fentanyl che è acquistabile legalmente dalle aziende farmaceutiche e può essere lavorato costruendosi un proprio laboratorio in Italia.

Cannabis shop: dopo la sentenza della Cassazione che ha vietato di vendere alcuni prodotti, questi negozi stanno chiudendo oppure hanno ripreso la vendita di articoli vietati?
Da quel che mi consta, c’è stata una forte battuta di arresto nella vendita di questi prodotti. Ma c’è un però. Il punto debole di quella sentenza sta nel fatto che la vendita è illecita qualora il prodotto contenga una quantità di Thc costituente una “dose drogante”, afferma la Cassazione. Ma qual è la dose drogante? I giudici non lo chiariscono, ma i nostri studi invece sì. Occorre far riferimento non alla percentuale di Thc presente nell’articolo venduto, bensì alla quantità di Thc: tra 1 e 2 milligrammi di Thc calcolato su persona che non ne ha mai fatti uso. Se andiamo a vedere quanto Thc c’è nei prodotti venduti da questi negozi, scopriamo che siamo intorno ai 15 milligrammi di Thc. Quindi costituisce sicuramente una “dose drogante”. In altri termini: il 7% di alcol in una birra può sembrare poco, ma se una persona si beve due litri di birra, la quantità di alcol presente nel suo corpo sarà elevata. Occorre dunque far riferimento alla quantità di sostanza, non alla percentuali