Difendere l’Ucraina per dividere la Russia dalla Cina

Il rinnovato atteggiamento aggressivo della Russia nei confronti dell'Ucraina avviene assieme all'avvicinamento evidente fra Russia e Cina. Fare concessioni alla Russia, adesso, sarebbe sbagliato. Al contrario, un'alleanza europea più compatta dovrebbe sbarrare l'espansione di Putin verso Occidente e spingerlo a guardare a Oriente. 

La concentrazione di forze russe in Crimea e ai confini dell’Ucraina solleva ancora una volta dubbi sulle intenzioni di Mosca nell’immediato e su quelle del suo nuovo zar, Vladimir Putin. Può essere che il dittatore russo veda nella crisi del coronavirus in Europa un’opportunità di espandere la sua influenza verso Occidente, o può cercare di distrarre i russi dai loro problemi economici con un altro progetto imperialista, oppure è semplicemente irritato dal modo in cui lo ha trattato il presidente Joe Biden, che lo ha definito “assassino”.

Vista da Washington, una rinnovata offensiva sulla frontiera orientale europea pone una serie di interrogativi più ampi e di natura globale: questo è un altro sintomo dell’intesa fra Russia e Cina che potrebbe creare molteplici problemi agli Stati Uniti e ai loro alleati? E cosa potrebbero fare gli Usa per evitare un potenziale rafforzamento di una tacita cooperazione anti-Washington?

Pur non essendoci un trattato formale che dà inizio ad una Duplice Alleanza di Russia e Cina nel Ventunesimo Secolo, possiamo solo supporre il grado di cooperazione strategica che hanno raggiunto deducendolo dalle loro azioni. Sembrerebbe un’alleanza opportunistica, fino a questo punto: un’operazione militare russa in Europa può essere attentamente osservata dai leader cinesi per valutare quali opportunità possa creare, ad esempio, nel Mar Cinese Meridionale. Viceversa, una maggiore attenzione americana, e occidentale in generale, per le mosse cinesi nel Pacifico o nel Medio Oriente, può dare al Cremlino l’idea di poter agire più liberamente nel suo teatro d’operazioni favorito, quello europeo.

Una cooperazione più stretta fra Russia e Cina è improbabile, perché sarebbe molto controproducente per Mosca. Putin diverrebbe il partner debole di Xi Jinping, il bandito di provincia, a corto di soldi, che lega le sorti della Russia ad un aspirante imperatore mondiale con grandi forzieri e ambizioni oceaniche. Un’alleanza di questo genere danneggerebbe il consenso interno di Putin, per il quale gli alti e bassi di popolarità dipendono dall’economia e dal prestigio, percepito, della Russia. Diventando il secondo violino della Cina, la Russia si trasformerebbe in una potenza asiatica, concentrata all’interno del continente eurasiatico, minerebbe la storica ricerca di diventare una grande potenza europea. Il vassallaggio alla Cina non è quel glorioso risultato di politica estera che Putin vuole lasciare in eredità.

Ma resta la possibilità di una cooperazione opportunistica. La domanda, quindi, è se gli Stati Uniti e i loro alleati possano evitare o ostacolare tale collaborazione. Corteggiare la Russia con concessioni, ad esempio consentire a Mosca una maggiore influenza sull’Ucraina e sul Mar Nero e, più in generale, lungo la frontiera orientale dell’Europa, non servirebbe a nulla. Un accordo di questo genere non solo ignorerebbe le aspirazioni delle nazioni in questa regione – “estero vicino”, in termini dispregiativi – ma non cambierebbe nemmeno le ambizioni russe di diventare una grande potenza in Europa. Sarebbe solo un segnale ulteriore che la Russia può espandersi a Occidente. Non sarebbe un compromesso, lo scambio di una maggiore influenza russa in Europa per la cooperazione russa contro la Cina, ma un dono unilaterale a Mosca.

Il modo migliore per scoraggiare la cooperazione opportunistica russa con la Cina è semmai impedire a Mosca di espandersi a Occidente. Scoraggiare l’espansionismo della Russia in Ucraina e lungo la frontiera orientale dell’Europa, fa sì che la Russia possa concentrare la sua attenzione e le sue risorse sui confini asiatici.

Finché la Russia vede l’Occidente come un blocco politicamente decadente e debole dal punto di vista militare, costituito da nazioni in conflitto fra loro, continuerà a spingersi verso l’Europa utilizzando una vasta gamma di “strumenti”, divisioni corazzate incluse. E’ per accelerare questa spinta verso Occidente, che la Russia cerca una qualche forma di accordo con la Cina, al fine di assicurarsi la stabilità dei confini orientali. Ma quando i leader russi si renderanno conto dell’impossibilità di un’espansione imperiale sulla loro frontiera occidentale, daranno meno valore alla cooperazione con la Cina per aiutarne la continua ascesa in Oriente. In effetti, potrebbero prestare maggiore attenzione alle incursioni economiche e politiche della Cina in Asia centrale, in Siberia e più in generale nel continente eurasiatico. L’obiettivo di scoraggiare la Russia non è quindi solo quello di impedire ulteriori azioni destabilizzanti da parte di Mosca, ma anche di reindirizzare l’attenzione russa verso i suoi confini orientali.

L’unico modo per scoraggiare la Russia è un’azione compatta degli Stati europei. Il ruolo degli Stati Uniti è certamente importante: dovrebbero continuare ad armare l’Ucraina e sostenere gli alleati della NATO rafforzando la propria presenza sul fianco orientale. Ma la debolezza dell’Alleanza occidentale sta nella confusione strategica dell’Europa, retoricamente contraria all’aggressività di Mosca ma divisa all’atto pratico e per lo più molto riluttante ad ammettere la realtà di un’offensiva militare russa. Ad esempio, la Germania può anche esprimere la sua preoccupazione per l’attuale rafforzamento militare russo in Crimea, però al tempo stesso sta dando gli ultimi ritocchi al gasdotto Nord Stream 2, che mina la sicurezza e l’economia dell’Ucraina (così come i membri della Nato e dell’Ue in Europa centrale). È un messaggio troppo contraddittorio. Se Berlino prendesse sul serio la sicurezza dell’Ucraina (e dell’Europa), annullerebbe questo gasdotto russo.

Infine, l’Europa deve armare l’Ucraina. Se gli Stati Uniti sono l’unica potenza che fornisce quantità relativamente modeste di armi (ad esempio, missili Javelin anticarro), la Russia vede l’opportunità di dividere l’Alleanza occidentale: le potenze europee (Germania, Francia, Regno Unito) sono disposte ad accogliere Mosca, mentre gli Stati Uniti appaiono come il corpo estraneo, il lontano potentato sempre più concentrato sull’Asia e privo di sostegno nelle capitali europee. Ma se un gruppo selezionato di stati europei, per esempio, il “Triangolo di Weimar” – Germania, Francia e Polonia – cooperasse nel fornire aiuti militari all’Ucraina, il messaggio a Mosca sarebbe chiaro: una ferma volontà europea di contrastare ulteriori aggressioni imperiali. La stabilità di lungo periodo dell’Europa deve provenire da fonti europee.

L’amministrazione Biden farebbe bene, quindi, a continuare gli sforzi di Trump per convincere gli alleati europei ad aumentare le loro spese per la difesa e a prendere sul serio la loro sicurezza. Per gli Stati Uniti, la sicurezza dell’Europa è legata all’equilibrio di potere dell’Asia. Un teatro europeo aperto all’aggressione russa creerebbe invece le condizioni per una cooperazione opportunistica sino-russa, che pone enormi sfide agli Stati Uniti. L’obiettivo è quindi stabilizzare l’Europa, scoraggiare la Russia e quindi concentrarsi sulla Cina.

*Jakub Grygiel è un professore di scienza politica alla Catholic University of America, membro della Marathon Initiative e visiting fellow della Hoover Institution.