DIARIO USA/ 11 settembre 2020, l’America senza memoria si scopre fragile

L’11 settembre sembra lontano anni luce. Il Covid ci ha fatto dimenticare quel desiderio di costruire e quella solidarietà sorti dalle torri rase al suolo. Scossa e sradicata dalla sua “normalità” dal virus che sembra togliere il gusto della vita e dall’incapacità di vero dialogo, l’America si scopre piena di rancori, inacidita dalle disparità economiche, dalle ingiustizie sociali, tormentata dalla questione razziale, si ritrova impigliata in una nuova ondata di criminalità, con le piazze delle sue metropoli in subbuglio e il resto del paese silenziosamente intento a lavorare ma smarrito, confuso, senza punti di riferimento, senza direzione,

11 settembre 2020. Lontano da New York è come se non esistesse. Un giorno come un altro. Come l’anniversario di un amico di cui ci si ricorda a malapena solo perché qualcuno ce lo dice. Quella tristissima espressione, “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”, lo descrive bene.

11 settembre come non esistesse, come non fosse mai esistito. Ci si dimentica facilmente, e del resto di tempo ne è passato e il tempo lava via tante cose. Porta via il dolore bruciante delle ferite, ma anche le domande che come quelle ferite si erano aperte nel nostro cuore.

I ragazzi che di questi tempi cominciano l’avventura del college non erano neanche nati quando il terrorismo islamico colpì l’America portando distruzione, morte e una paura fino ad allora ignota. Una paura che ha cambiato tante cose nella nostra vita, da come si viaggia a come ci si guarda, anche se di questi cambiamenti non ne ricordiamo la ragione, o non l’abbiamo mai saputa perché nessuno ce l’ha mai raccontato. Questo fa il tempo che passa.

Ma oggi abbiamo anche altri motivi per non ricordare. C’è un coronavirus che ha inciso ben più profondamente dell’11 settembre 2001 nella quotidianità della vita, e c’è questa acuta, dolorosa inimicizia che pervade tutto il paese. Se l’11 settembre 2001 aveva riacceso il desiderio di essere e di ricostruire, se ci aveva messo addosso uno spirito di solidarietà fino ad allora pressoché ignoto a questo popolo di mille razze, se ci aveva riempito lo sguardo di compassione e affetto verso coloro con cui viviamo su questa terra e sotto questa bandiera… beh, il coronavirus ha messo a nudo la nostra fragilità come nazione e ci mostra crudamente come si paghi in maniera amara la mancanza di memoria.

L’11 settembre è lontano, lontano migliaia di anni luce. Il tempo è passato e noi non abbiamo saputo far tesoro di quella fonte di umanità sgorgata inaspettatamente dalle torri rase al suolo. Scossa e sradicata dalla sua “normalità” dal virus che sembra togliere il gusto della vita e dall’incapacità di vero dialogo, l’America si scopre piena di rancori, inacidita dalle disparità economiche, dalle ingiustizie sociali, tormentata dalla questione razziale, si ritrova impigliata in una nuova ondata di criminalità, con le piazze delle sue metropoli in subbuglio e il resto del paese silenziosamente intento a lavorare ma smarrito, confuso, senza punti di riferimento, senza direzione, “With no direction home”. Non basterà l’arroganza di Trump, non basterà l’arido schematismo ideologico dei demOcratici a salvare il paese.

Magari però il virus miracolosamente sparirà e tutto ricomincerà a girare come una volta. Il Presidente – chiunque sia – cavalcherò l’onda di una nuova ripresa economica, qualche nuova promessa di cambiamento verrà fatta e ci dimenticheremo di tutto, ferite e domande. Come con l’11 settembre. Speriamo di no.

God Bless America!