Decreto Rilancio, le ultime tensioni su scuole paritarie e Alitalia

Sono le scuole paritarie ed Alitalia, due grandi classici del genere, ad agitare l’ultimo miglio del decreto legge «rilancio». Il provvedimento, approvato mercoledì scorso dal consiglio dei ministri dopo una serie infinita di rinvii, è ancora fermo a Palazzo Chigi per gli ultimi ritocchi. E il consiglio dei ministri di ieri — convocato per approvare un altro decreto, quello sulle nuove riaperture — è tornato di nuovo a discutere su quel testo, perché non tutte le tessere sembrano essere andate al loro posto.

Salvo nuovi rinvii, però, oggi il provvedimento dovrebbe avere la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, che certifica le coperture finanziarie, per poi essere mandato al Quirinale e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Ma alcuni punti sono ancora oggetto di tensione politica e saranno di sicuro argomento di discussione in Parlamento, al momento della conversione in legge. Sulle scuole paritarie c’è stato il tentativo di modificare il decreto prima della bollinatura, cosa peraltro complessa visto che l’approvazione in consiglio dei ministri non è avvenuta con la formula del salvo intese, che lascia la strada aperta a modifiche successive.

Il tentativo è stato quello di estendere il sostegno per le scuole paritarie, che il decreto limita a nidi e materne, anche a elementari, medie e superiori. Se ne discuterà di nuovo in Parlamento, l’estensione potrebbe essere oggetto di un emendamento del governo o dei relatori. Mentre su Alitalia molti sono stati i mugugni, anche dentro il governo, su uno stanziamento che non solo è l’ennesimo di una lunga serie. Ma con i suoi tre miliardi è doppio rispetto a quello per la scuola, di fatto uguale a quello messo in campo per la sanità. Anche di questo si discuterà in Parlamento, ma qui correggere la rotta sembra più difficile.

Resta il fatto che il decreto, 464 pagine, paragonabile a due manovre finanziarie, sia davvero lungo e complesso. Ieri il dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi ha lavorato tutto il giorno per rendere omogenee le parti diverse scritte dai singoli ministeri. Ma già si levano più voci per modifiche da fare in Parlamento. I sindaci chiedono che si trovino «nuove risorse con cui i Comuni potranno garantire i servizi essenziali ai cittadini».

Gli assessori al Trasporto delle Regioni del Nord, tutti dell’opposizione, criticano i 500 milioni stanziati per il settore «che coprono solo un terzo delle perdite stimate per quest’anno». Diversi settori del turismo, ad esempio Federterme, continuano a lamentare il fatto di essere stati poco considerati. Il presidente della regione Lombardia dice di «vedere purtroppo più formalismi che soldi concreti sul territorio». Mentre il leader di Italia Viva Matteo Renzi parla di «passo fondamentale ma bisogna correre». L’opposizione, intanto, si prepara a scendere in piazza contro il governo, il 2 giugno a Roma. Ma è concorrenza interna tra Matteo Salvini (Lega) e Giorgi Meloni (Fratelli d’Italia), con annunci separati.