“Dateci la Messa di Pasqua”. Indovina chi sale in cattedra?

"Non vedo l’ora che la scienza e anche il buon Dio sconfiggano questo mostro per tornare a uscire. Occorre anche la protezione del Cuore Immacolato di Maria. Dateci la Messa di Pasqua". A parlare è sicuramente un vescovo... o forse no? Scopriamolo insieme...

A un certo punto, ma non è dato sapere quando, il coronavirus e l’isolamento raggiungeranno un bivio e si dovranno separare. Dirsi arrivederci o forse, si spera, addio. I tempi sono ignoti: fine aprile per gli ottimisti a oltranza, metà maggio per i cautamente ragionevoli, oltre l’estate per i più intransigenti. Questa biforcazione sognata da milioni di italiani non avverrà perché il coronavirus sarà sparito improvvisamente; ma perché, nella bilancia sempre imprecisa e precaria della politica, il rischio di blindare un’intera popolazione sarà diventato superiore a quella di un contagio contenuto. Decisione del governo, ma sulla base del pareri di epidemiologi, di dati scientifici e modelli matematici.

Ridurre la pressione sugli ospedali

Fallibili anch’essi ma, come si dice per la democrazia, finora non è stato inventato un sistema migliore della scienza. Fosse per gli esperti, i tempi di attesa sarebbero lunghi. Ma anche i tecnici sanno bene che ci sono ragioni economiche e sociali da pesare. E infatti, spiega Giorgio Palù, consulente della Regione Veneto, «è bene che virologi, o sedicenti tali, non pensino di fare il lavoro di Conte».
Sulla fase 2, tutti parlano di «argomento prematuro». Nel senso che prima, come dice Vittorio Demicheli, «bisogna far abbassare la pressione sugli ospedali: se riesplodesse il virus ora sarebbe tremendo. Come minimo, aspetterei metà maggio». Concorda il biochimico Enrico Bucci: «Il contagio zero non ci sarà prima di metà maggio. Ma c’è un’altra ragione che ci obbliga ad aspettare. A metà aprile si saprà qualcosa dai test sul farmaco Remdesivir. Ed entro il 10 maggio ci sono altri esami utili». Già, perché, come spiega Bucci, «aspettare un mese o sei cambia poco per il virus: anche arrivasse a zero potrebbe riprendere». La soluzione definitiva saranno vaccino e farmaci. E se gli esiti saranno negativi? «Non resta altro che riaprire — dice Bucci —. Facendo un ragionamento cinico ma realistico, bisogna capire se le vittime e i danni futuri del virus sarebbero davvero superiori a quelli economici e sociali». Concorda Demicheli: «Bisogna procedere per gradi. La fase due dovrebbe prevedere lo stop a tempo di eventi e luoghi di massa: stadi, concerti, cinema, teatri». Una parte delle attività potrebbe ricominciare». Come? «Con mascherine come se piovesse. Distanziamento sociale. Obbligo sanzionato di quarantena anche con sintomi lievi. E tracciamenti, con tutte le diavolerie tecnologiche possibili».

 

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CORONAVIRUS, LA CURVA DEI NUOVI CASI IN ITALIA, REGIONE PER REGIONE

L’immunità di gregge

Il rischio di contagio non sparirebbe. Sarebbe un patto sociale, un patto con il diavolo coronavirus: noi ti conteniamo e tu ci lasci lavorare. Fino a quando? Fino alla scoperta del vaccino o dei farmaci o fino a immunità raggiunta. Qualcosa di vicino all’immunità di gregge. Per Palù sono due i dati da capire: quando l’R0 arriverà sotto l’1, ovvero quando ogni infetto potrà contagiare meno di una persona; e il grado di immunità della popolazione. Sul primo punto, spiega: «In Veneto siamo all’1.55, ma da ben tre giorni non scende». Quanto all’immunità, il Veneto è all’avanguardia sui test sierologici che individuano gli anticorpi: «Oggi abbiamo cominciato con Padova e Verona, ne facciamo 60 mila». E perché non si fanno in tutta Italia? E sono sicuri? «Sono gli stessi usati dai cinesi, certificati e sicuri al 95 per cento. Non lo so perché non si fanno altrove, ci vorrebbe una regia unica. Ogni Regione fa quello che vuole, così non va. Il virus non ha confini».

PER APPROFONDIRE

Svolgimento:
«Non vedo l’ora che la scienza e anche il buon Dio, perché la scienza da sola non basta, sconfiggano questo mostro per tornare a uscire. Ci avviciniamo alla Santa Pasqua e occorre anche la protezione del Cuore Immacolato di Maria. Sostengo le richieste di coloro che chiedono, in maniera ordinata, composta e sanitariamente sicura, di farli entrare in chiesa. Far assistere per Pasqua, anche in tre, quattro o in cinque, alla messa di Pasqua. Si può andare dal tabaccaio perché senza sigarette non si sta, per molti è fondamentale anche la cura dell’anima oltre alla cura del corpo. Spero che si trovi il modo di avvicinare chi ci crede. C’è un appello di poter permettere a chi crede, rispettando le distanze, con mascherine e guanti e in numero limitato, di entrare nelle chiese come si entra in numero limitato nei supermercati. La Santa Pasqua, la Resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, per milioni di italiani può essere un momento di speranza da vivere».

Queste parole sono state pronunciare ieri durante il programma condotto da Maria Latella L’Intervista in onda su Sky Tg24.

Parole accorate che richiamano l’antico linguaggio della Chiesa a difesa dei suoi diritti in epoche lontane di persecuzione e privazioni e che rincuorano il povero gregge disorientato per la fuga dei suoi pastori.

Parole per reclamare la concessione di una sola Messa, quella di Pasqua, come fosse la prima, come fosse l’unica, come fosse l’ultima, come naufraghi assetati dopo un mese di tempesta.

Parole in cui – per la prima volta pubblicamente – si considera che la faccenda del Coronavirus, della guarigione e della liberazione da questo flagello è affare sì della scienza, ma è anche questione che nelle alte sfere celesti è di strettissima competenza, ancor più che nei palazzi romani della politica. Ed è dunque ad esse che bisogna rivolgersi, pur dando alla scienza tutto il tempo – e il vantaggio – nella ricerca e nella cura.

Parole nelle quali sembra riecheggiare l’antico monito – non scomodiamo il Decalogo – ma per lo meno di chi ha quel sacro timore di Dio e ad esso si sottomette.

Ebbene. Considerato tutto questo, il lettore ha più o meno tutta la domenica per indovinare l’autore di queste parole scegliendo tra le seguenti opzioni:

1)        Un vescovo – uno qualunque – della penisola italica.
2)        Mosè in persona redivivo.
3)        Il Presidente della Lega Matteo Salvini.

Aiutino: di solito quando parla di Dio in tv il nemico schiuma rabbia.

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