Dall’esecutivo danni incalcolabili. Nessuno verrà più a investire da noi»

Bonometti: alle imprese solo promesse. «Dalla plastic tax all’ex Ilva: il giudizio dell’industria lombarda su questo governo è negativo. Di più: pesantemente negativo. Su metodo e contenuti», Il presidente di Confindustria lombarda Marco Bonometti in genere non sfuma i toni. E in questo caso tiene proprio a sottolineare la bocciatura degli imprenditori su manovra e caso Taranto.

Rispetto alla plastic tax sembra che il ministro dell’Ambiente e il governo abbiano cambiato il tiro.

«Lo vedremo. Il dato di fatto è che si tratta di una tassa sul prodotto che colpisce due volte: le imprese produttrici e i consumatori. Mi chiedo: ma non doveva essere il governo che rilanciava l’economia per uscire dall’impasse del precedente? Invece di cancellare per sempre misure assistenziali come quota 100 e reddito di cittadinanza, che non hanno creato un solo posto di lavoro, mi sembra pensi piuttosto a mettere nuove tasse, dalle auto aziendali alla plastica. Invece di stimolare le imprese e puntare allo sviluppo della nostra economia, che perde competitività da 20 anni, aumenta il debito pubblico e con le imposte fa perdere ulteriore competitività all’industria. In più colpisce i lavoratori, soprattutto quelli dipendenti. Gli altri in Europa vanno avanti, pur faticosamente, e noi andiamo indietro. Un paradosso tutto italiano».

Un paradosso che, come dice lei a proposito della competitività, non comincia oggi.

«Certo che no. Io non sono renziano, ma l’ultimo governo che posso annoverare fra quelli non ostili alle imprese è stato quello di Matteo Renzi, con jobs act e Industria 4.0. L’esecutivo attuale ha promesso mari e monti, il premier ha detto che il 2019 sarebbe stato bellissimo, ma ogni giorno noi dobbiamo leggere sui quotidiani come cambia la manovra, secondo la pressione più forte delle ultime ore. Le pare ci siano metodo e strategia in tutto ciò?».

Diciamo anche però che la manovra cambia sempre fino all’ultimo, in questo come nei precedenti governi.

Le nuove tasse

Invece di cancellare quota 100 e reddito, che non hanno creato lavoro, pensano a nuove tasse

«Ma questo doveva essere l’esecutivo salva-Italia. Invece… E poi guardi i contenuti: che povertà! Il debito pubblico, che è il nostro principale problema, aumenta di 16 miliardi, le sembra una cosa sensata? Tutto ciò in assenza di un vero piano sulle infrastrutture. E non parliamo di investimenti pubblici e privati, visto che non si riescono nemmeno a trattenere quelli esteri. Come dimostra il caso Taranto».

Cosa può fare secondo lei adesso il governo?

«Ha gia fatto un danno incalcolabile in termini di reputazione del Paese, che cambia le carte in tavola. E chi viene più a investire da noi? Detto questo un piano per le infrastrutture potrebbe stimolare una domanda domestica di acciao in grado di sostituire il calo della domanda internazionale. Ma non si guarda mai alle strategia, così nell’acciao come nella plastica».

Sulla plastica però non rischiamo di restare indietro?

«Certo, dovremmo per prima cosa recepire le direttive comunitarie. Le imprese lombarde lavorano da tempo per sviluppare l’economia circolare, ma come si fa a pensare a investire senza che venga presa una decisione politica che vada in quella direzione, e senza certezze sulle regole? L’Italia non si è mai messa come obiettivo la raccolta e il riciclo secondo i target comunitari. Aspettiamo ancora che i rifiuti speciali vengano classificati secondo criteri europei. E mentre aspettiamo dobbiamo portare i rifiuti in discarica invece di riciclarli. E dobbiamo portarli in Germania, spendendo tre volte di più. In Europa le scorie di acciaieria vengono trattate e utilizzate per fare il manto sotto le strade. I calcinacci delle abitazioni ristrutturate vengono rigenerati. Noi invece dobbiamo smaltire. Altro che economia green».