Dalla Nigeria alla Cina, un altro Natale all’insegna della persecuzione

Nove cristiani e due musulmani decapitati in Nigeria da Boko Haram; una cattedrale attaccata nelle Filippine; chiese chiuse e celebrazioni proibite in Cina per «sradicare il cristianesimo»

Il Natale non è solo un giorno di festa e gioia celebrato in tutto il mondo. È anche il giorno preferito dai terroristi islamici per compiere attentati, e così farsi pubblicità, e quello più temuto dai regimi atei, che vedono in questo «oppio spirituale» un pericolo per la propria stabilità al potere. Anche quest’anno, purtroppo, si sono registrate violenze in tutto il mondo, soprattutto in Nigeria, Filippine e Cina.

CRISTIANI DECAPITATI DA BOKO HARAM

Il caso più eclatante è la decapitazione il giorno di Natale di 11 prigionieri da parte dello Stato islamico nella provincia africana occidentale (Iswap), una delle due fazioni più comunemente conosciute come Boko Haram. Il video dell’esecuzione diffuso dai terroristi islamici ricorda quello dei 21 martiri egiziani uccisi in Libia, sulla spiaggia di Sirte, nel 2015.

Al contrario di quanto riportato dai principali media, le vittime, trucidate per «vendicare la morte di Al-Baghdadi», non sono tutte cristiane. Fanno parte delle 13 persone rapite a novembre lungo l’autostrada che collega Maiduguri e Damaturu, 11 cristiani e due musulmani. I terroristi avevano diffuso un video del gruppo poche settimane fa che chiedeva l’intercessione internazionale per ottenere il loro rilascio. Secondo il principale giornalista nigeriano in contatto con il gruppo, Ahmad Salkida, tra gli 11 decapitati il 25 dicembre c’erano anche i due musulmani. Almeno due cristiani, dunque, sono stati risparmiati.

«SALVATE LEAH SHARIBU»

Nelle mani dell’Iswap c’è ancora Leah Sharibu, la 16enne cristiana rapita il 19 febbraio 2018 a Dapchi e mai liberata perché non ha voluto convertirsi all’islam. Come dichiarato in un’intervista a tempi.it dal reverendo Gideon Para-Mallam, tutore e portavoce delle famiglia, «Leah si trova in cattività ormai da 677 giorni e sappiamo che i terroristi la usano come schiava sessuale. Il governo federale continua a non fare niente per liberarla». Intervenuto nuovamente ieri per chiedere la liberazione di Leah, il pastore ha dichiarato ai media nigeriani: «Leah Sharibu è ancora in cattività e non ha potuto per la seconda volta celebrare il Natale. La sua libertà e la sua vita sono minacciate solo perché cristiana: il governo deve agire per ottenere il suo rilascio».

FILIPPINE, ATTACCATA LA CATTEDRALE

Anche nelle Filippine il Natale si è svolto in un clima di estrema tensione. Soprattutto a Cotabato, sull’isola di Mindanao, dove la domenica prima di Natale alcuni terroristi hanno lanciato granate contro i militari a difesa della cattedrale dell’Immacolata concezione. Quattordici persone sono rimaste ferite, i fedeli cattolici si sono ammassati nella cattedrale ma per fortuna i militari sono riusciti a respingere i miliziani.

«È triste», ha dichiarato il parroco Zaldy Robles al giornale locale Minda News, «che questa violenza avvenga durante il periodo natalizio. Non dobbiamo permettere che il regno delle tenebre prevalga. Per fortuna non sono riusciti a entrare nella chiesa». Sarebbe stata una strage.

IL REGIME CINESE BANDISCE IL NATALE

La persecuzione verso i cristiani non è soltanto quella violenta fino al sangue. In Cina, ad esempio, decine di comunità protestanti non ufficiali non hanno potuto celebrare il Natale dopo che le loro chiese sono state chiuse nelle provincie di Guangdong, Shandong, Yunnan, Sichuan e Guizhou. «Quest’anno non abbiamo potuto festeggiare il Natale», ha dichiarato un pastore protestante a Radio Free Asia. «Gli anni scorsi riunivamo migliaia di persone, ma ora queste celebrazioni sono state dichiarate illegali dal governo».

Oltre a impedire le celebrazioni a molte comunità cristiane, il governo ha anche cercato di «sradicare con la forza il cristianesimo». Così il 17 dicembre, le autorità hanno vietato ai negozi della Zona di sviluppo economico di Kunming di vendere decorazioni natalizie o comunque non tradizionali. L’ufficio dell’educazione della contea di Qianxi (Guizhou) ha proibito il 23 dicembre tutti gli eventi legati al Natale nelle scuole, pubbliche e private.

L’Amministrazione statale per gli affari religiosi ha inoltre chiesto a tutte le chiese delle principali città della Cina di limitare l’affluenza dei partecipanti alle Messe del 25 dicembre. Ai membri del Partito comunista è stato inoltre espressamente vietato di partecipare alle celebrazioni, che sarebbero soltanto un pericoloso «oppio spirituale».