Dal Giappone all’Australia, le contromosse anti-Cina degli Usa

Nell’Indo-Pacifico gli Usa stanno mettendo in atto a tutto campo, dall’economia al 5G, strategie di contrasto e contenimento della Cina

È difficile negare che uno dei teatri strategici più importante della Cina sia l’Indo-Pacifico ed è altrettanto difficile negare che gli Stati Uniti stiano ponendo in essere una strategia di contenimento ed insieme di contrasto della proiezione di potenza cinese nell’Indo-Pacifico rafforzando le loro sinergie politiche, militari ed economiche con il Giappone, l’India, l’Australia, l’Indonesia e le Filippine.

 

Ed è soprattutto in questa ottica che deve essere letta la norma varata sulla pubblica sicurezza da Pechino che riguarda Hong Kong, ma anche le contromisure adottate dagli Stati Uniti per controbilanciare la politica repressiva cinese. La nuova normativa è stata approvata il 30 giugno ed è entrata in vigore il 1° luglio, proprio il giorno in cui cade il 23esimo anniversario della restituzione di Hong Kong dal Regno Unito alla Cina.

Se sul breve periodo non c’è dubbio che questa norma sia volta a impedire l’autonomia politica e giuridica di Hong Kong e soprattutto ad impedire che gli Stati Uniti possano servirsene per destabilizzare politicamente l’egemonia cinese su Hong Kong, l’obiettivo strategico su lungo termine da parte degli Stati Uniti è quello di contrastare la proiezione di potenza cinese nell’Indo- Pacifico. Proprio per questa ragione il presidente cinese, anticipando le mosse degli Stati Uniti, ha attuato una trasformazione di natura giuridica ed economica dell’isola di Hainan in una zona economica speciale, ma soprattutto sta portando a termine l’integrazione infrastrutturale ed economica tra Hong Kong, Macao e parte del Guangdong per riequilibrare la perdita di centralità di Hong Kong.

 

Fra i 66 articoli di cui è composta la norma, di particolare importanza sono quelli relativi all’istituzione di una commissione per la tutela della sicurezza nazionale, che sarà presieduta dal capo del governo locale e che ovviamente vedrà la presenza dei consiglieri scelti direttamente da Pechino.

Tuttavia è l’articolo 48 a costituire la chiave di volta della nuova normativa, poiché implica la realizzazione a Hong Kong di un ufficio ad hoc per la sicurezza nazionale direttamente collegato col governo centrale e che sarà naturalmente composto da funzionari provenienti dalla Cina. Fra le sue principali finalità vi sarà quella di intelligence e cioè non solo di individuazione dei soggetti e delle organizzazioni potenzialmente eversive rispetto all’ordine instaurato da Pechino, ma anche quello di individuare la presenza di agenti stranieri che hanno come loro scopo quello di destabilizzare l’autorità del Partito comunista cinese a Hong Kong.

 

Ritornando alle problematiche di natura geopolitica, non dobbiamo dimenticare che attraverso l’Indo-Pacifico passano i principali snodi commerciali mondiali. Proprio per questa ragione la Cina non può rinunciare a Taiwan come a Hong Kong e non può neppure rinunciare al controllo sul Mar Cinese Meridionale. A tale proposito non a caso la Cina ha dato inizio il 1° luglio a un’imponente esercitazione militare nel Mar Cinese Meridionale che si concluderà il 5 luglio, esercitazione alla quale ne seguirà un’altra ad agosto nelle isole Pratas. Proprio allo scopo di contenere le ambizioni egemoniche della Cina nel Mar Cinese Meridionale, la marina americana non solo conduce regolari esercitazioni nello stretto di Taiwan come nel Mar Cinese Meridionale, ma l’Australia ha deciso di aumentare le spese militari nei prossimi 10 anni per complessivi 165 miliardi di euro proprio allo scopo di contenere la proiezione di potenza cinese nell’Indo-Pacifico.

 

Non deve destare allora alcuna sorpresa il fatto che il comando americano responsabile della regione indo-pacifica (Indopacom) abbia sottolineato come la mancanza di risorse e di capacità per portare a termine in modo efficace la strategia di sicurezza nazionale dell’Indo-Pacifico stia di fatto avvantaggiando le mire espansionistiche della Dragone.

Proprio allo scopo di venire incontro a queste impellenti esigenze strategiche americane Mac Thornberry, membro di rilievo del comitato dei servizi armati della Camera, ha pubblicato un progetto di legge che chiede al segretario alla Difesa di istituire e mettere a punto un’iniziativa di deterrenza indo-pacifica specifica denominata Ipdi che contribuirebbe a colmare il divario tra le capacità di cui le forze armate statunitensi hanno bisogno nell’Indo-Pacifico e quelle attualmente disponibili.

 

Nonostante ciò, la crescita della economia cinese, la Nuova Via della Seta e la modernizzazione del potere militare rendono la Cina la maggiore minaccia per l’egemonia globale degli Usa. Secondo gli analisti del Pentagono infatti sebbene la competizione di potere con la Cina sia a livello globale e si attui in ogni regione, incluso il Medio Oriente, la competizione di potere Usa-Cina nell’Indo-Pacifico avrà un impatto molto rilevante sulla sicurezza e sulla prosperità degli Stati Uniti per decenni. D’altronde proprio il segretario alla difesa Mark Esper ha descritto l’Indo-Pacifico come il “teatro prioritario” degli Stati Uniti.

Proprio per questo gli Stati Uniti lavorano con alleati e partner affini nell’Indo-Pacifico come Giappone, Australia, India e Taiwan per scoraggiare la proiezione di potenza cinese anche sul fronte della guerra economica e delle innovazioni legate al 5G.