DAL CDM ALLE REGIONI/ Il valore della “normalità” che diventa già un cambio di passo

Prende forma il metodo-Draghi: ieri confronto con le regioni, oggi Cdm sulle misure in scadenza. Sul tavolo anche vaccini e nodo sottosegretari

Il segno del cambio di passo sta persino nell’ora di convocazione del consiglio dei ministri. Basta sedute notturne, con Mario Draghi si torna a un ben più normale nove e mezza del mattino. Ma che si tratti di tempi straordinari è segnato dal fatto che la seconda seduta del nuovo governo si svolge di lunedì, dopo un intenso week-end di preparazione.

Dal momento che la forma è sostanza, il cambio di passo si vede in una scaletta di incontri preparatori che indicano un metodo segnato dalla condivisione, pur nella necessità di fare in fretta. All’ordine del giorno c’è un nuovo decreto legge per contrastare la pandemia, preme la paura di una terza ondata portata dalle varie varianti. Sabato riunione politica con un ministro per partito, ieri sera confronto con regioni e comuni in un clima finalmente non di scontro, come hanno riconosciuto governatori di colore politico differente, da Bonaccini a Fedriga. Il metodo Draghi già si delinea.

L’imperativo resta comunque di non abbassare la guardia. Per questo il divieto di spostamenti fra le regioni verrà prorogato di 30 giorni. Dalla scadenza del 25 febbraio al 27 marzo. Si va nella direzione sollecitata dalle autonomie: decisioni annunciate per tempo, per evitare drammatici pasticci come la chiusura degli impianti da sci decretata a poche ore dalla riapertura. E il documento unitario delle regioni verrà portato dal neo–ministro Maria Stella Gelmini alla riunione di stamattina.

Più rispetto per le attività produttive, quindi, la volontà di non arrivare a blocchi indiscriminati, senza per questo allentare le misure precauzionali. Cruciale per Draghi imprimere un deciso scatto in avanti alla campagna vaccinale. Vanno superati errori, ritardi e confusione nella distribuzione. Ed è per questo che in discussione c’è pure il ruolo del super commissario Arcuri, il cui mandato, secondo quanto disposto nel decreto Milleproroghe, scadrà a fine marzo, a meno di conferme.

Per Arcuri, rimasto anche numero uno di Invitalia, si vocifera quantomeno di un ridimensionamento, avendo concentrato una infinità di competenze, dall’approvvigionamento dei vaccini alle mascherine, dai banchi scolastici alle siringhe, e persino l’Ilva. Di certo nel decreto legge in arrivo sono possibili le prime indicazioni sull’uso per il piano vaccini di tutte le energie a disposizione, protezione civile, forze armate, volontariato. C’era un’indicazione chiara nel discorso programmatico. E il primo passo è l’accordo firmato proprio ieri sera con i medici di base per fare le vaccinazioni anche negli ambulatori.

Draghi chiede chiarezza anche su un altro punto: l’acquisto dei vaccini delle singole regioni attraverso mediatori non istituzionali, vicenda dai numerosi punti oscuri. Dalle autonomie il nuovo inquilino di Palazzo Chigi si attende leale collaborazione, e non fughe in avanti.

Sotto traccia nel fine settimana è andato avanti anche il negoziato per chiudere al più presto la partita dei sottosegretari, affidata al fedelissimo Roberto Garofoli. Un puzzle complicatissimo. Dovendo rispecchiare la consistenza dei gruppi parlamentari, l’espulsione dal Movimento 5 Stelle di una quarantina fra deputati e senatori che non hanno votato la fiducia, ha avuto come effetto il ridimensionamento delle aspettative: ai grillini andranno fra le 10 e le 12 poltrone, rispetto alle 13 di cui si era vociferato all’inizio. La Lega reclama almeno un posto più del Pd e di Forza Italia, quindi 8 o 9 contro 7. E poi due sottosegretari per Italia viva, uno per Leu e uno per i centristi, più un pugno di tecnici in quota Draghi. Al bilancino politico va aggiunto quello di genere (un problema soprattutto in casa Pd), e il bilanciamento territoriale, visto che la compagine ministeriale è a forte trazione nordista.

La lista dei sottosegretari potrebbe essere pronta per il Consiglio dei ministri di oggi, ma potrebbe anche slittare di un giorno o due. Non di più, però, visto che servono assolutamente persone abilitate a rappresentare il governo. Nelle commissioni parlamentari si rischiano rallentamenti, perché non c’è nessuno che fornisca il parere sugli emendamenti.

Draghi ha fretta, vuole che la macchina del suo esecutivo prenda velocità. Tamponata l’emergenza Covid, bisognerà occuparsi di economia. Ci sono 32 miliardi di scostamento di bilancio già approvato da impiegare nel quinto decreto ristori. La prima vera prova del 67esimo governo della Repubblica sarà sull’economia.