Curva in rapida discesa. L’epidemia è sotto controllo

Si può ritenere che la fase calante sia iniziata 10 giorni fa - L’infezione rimane ma non produce focolai -  I grafici aggiornati venerdì scorso dall’Istituto superiore di sanità, dove la curva è tracciata in base alla data di diagnosi, mostrano che siamo in una fase avanzata nel controllo dell’epidemia. Ma la ripresa del virus può essere rapida e non bisogna allentare le misure

1 – I morti in Lombardia per Covid-19 nell’ultimo bollettino della Protezione civile sono 56. Mai il numero era stato così basso dall’inizio dell’epidemia. È il segnale certo che la curva è in rapida discesa?

I decessi sono l’indicatore piu solido dell’andamento di un’epidemia che sta velocemente scendendo. Questo valore è ritardato nel senso che ci racconta quello che è avvenuto dieci giorni fa, il tempo medio tra la diagnosi e l’evento infausto. Dunque bisogna supporre che già dieci giorni fa l’ondata epidemica era in fase calante.

2 – Perché non bisogna fare riferimento al numero dei contagi?

Il dato dei contagi viene considerato fasullo in quanto dipende dai tamponi eseguiti per definire la diagnosi di malattia. Nella prima fase dell’epidemia queste analisi venivano compiute solo sulle persone ospedalizzate mentre da un paio di settimane c’è indicazione di verificare la presenza di positività anche sui contatti delle persone che hanno sviluppato la malattia. Una platea di individui che non venivano contati nei bollettini. Ecco perché i dati sui contagi non potevano essere considerati solidi. Adesso anche questo indicatore sta scendendo. I grafici aggiornati venerdì scorso dall’Istituto superiore di sanità, dove la curva è tracciata in base alla data di diagnosi, mostrano che siamo in una fase avanzata nel controllo dell’epidemia. Ma la ripresa del virus può essere rapida e non bisogna allentare le misure.

3 – A Roma nelle ultime 48 ore nessun morto per Covid. Cosa significa?

Al Centro e al Sud l’epidemia è partita in ritardo rispetto a Lombardia e Veneto ma le regole di distanziamento intervenute col decreto della Presidenza del Consiglio l’11 marzo hanno frenato l’ondata dei contagi evitando che raggiungessero il resto d’Italia. L’obiettivo era mantenere bassa la curva epidemica per spalmarla nel tempo e non mettere in crisi il sistema sanitario. I dati sembrano suggerire che stiamo passando da una fase epidemica a una fase endemica: l’infezione c’è ma non produce focolai. Fino a che non ci sarà il vaccino, e si parla di tempi molto lunghi, bisognerebbe fare in modo che l’andamento dell’epidemia si mantenesse così.

4 – Ci sono ancora diverse situazioni critiche nelle strutture per anziani. Quanto incidono nell’alimentare il numero di nuovi casi?

In Piemonte si stima che i nuovi casi legati a test eseguiti sugli ospiti e sul personale di case di riposo e residenze assistenziali, le Rsa, dovrebbero smettere di incidere nella statistica generale nel giro di un paio di settimane. Sono già state testate le situazioni più critiche, in questi giorni il numero dei positivi segnalati in queste realtà dovrebbe tendere al calo. La curva potrebbe dunque accelerare la sua discesa.

5 – Chi sono i nuovi contagiati, dal primo aprile in avanti?

L’Istituto superiore di Sanità ha appena presentato la prima analisi. Si è visto che le persone risultate positive nel mese di aprile, quando le misure di distanziamento sociale erano in vigore ormai da diverse settimane, sono nel 44% dei casi ospiti di case di riposo per anziani (fenomeno che si è verificato in tutti i Paesi colpiti), il 25% si sono contagiate all’interno del nucleo familiare, il 10% in ospedale, il 4% al lavoro e il 15% in luoghi diversi, ad esempio comunità religiose. Questa distribuzione è importante per impostare la fase 2 intervenendo con misure di isolamento rigoroso anche in ambito familiare. In molte situazioni la trasmissione fra appartenenti allo stesso nucleo si sarebbe potuta evitare prevedendo il trasferimento di un familiare positivo dalla propria abitazione a una struttura non ospedaliera, ad esempio gli alberghi ora vuoti.

6 – Si arriverà ad avere zero casi?

È una prospettiva ritenuta di difficile realizzazione dagli addetti ai lavori fino a quando non ci saranno cure e vaccini. Attualmente l’indice R0 (erre zero), cioè il numero medio di casi generati da una persona infetta in una popolazione completamente suscettibile alla malattia, è di circa 0,5 in tutte le regioni italiane. Quindi l’epidemia si avvia verso una fase di controllo.

7 – Cosa si intende per «contact tracing»?

È la capacità di rintracciare rapidamente i contatti avuti da una persona positiva al virus prima che venga loro diagnosticata la malattia. L’intervento deve avvenire nel giro di poche ore, anche con l’aiuto di una app dedicata e non obbligatoria. Fondamentale in questa azione di confinamento della trasmissione e di un eventuale focolaio restano però i dipartimenti di prevenzione delle singole Asl (Ats in Lombardia, Ussl in Veneto) che agiscono con interviste dirette.

(Ha risposto alle domande Fabrizio Faggiano, ordinario di Igiene all’Università Piemonte orientale)