Croazia, via libera della Commissione Ue all’ingresso nell’area Schengen

Zagabria ha «adottato tutte le misure necessarie» per rimuovere i controlli alle frontiere. Adesso manca l'ok del Consiglio. Il Paese punta anche ad aderire all’Euro entro il 2023

La notizia, a Zagabria, era nell’aria da qualche tempo: la Croazia ha tutte le carte in regola per aderire all’area Shengen e rimuovere quindi i controlli sulle persone alle proprie frontiere. A renderlo noto, al termine di un periodo di valutazione quadriennale, è stata la Commissione Europea, secondo cui il Paese ha «adottato tutte le misure necessarie per garantire il rispetto delle condizioni per la piena applicazione delle norme e degli standard di Schengen». Difficile tuttavia ipotizzare quando si verificherà ufficialmente il nuovo ingresso. Ottenuto il via libera della Commissione, infatti, occorre che la “candidatura” venga approvata all’unanimità dagli Stati membri in sede di Consiglio Europeo. Forte della positiva valutazione ottenuta, Zagabria dovrà convincere i leader degli altri Paesi di essere pronta a contribuire alla sicurezza delle frontiere comunitarie, a conformarsi alle norme in materia di visti e diritto d’asilo e a garantire la cooperazione giudiziaria.

Le reazioni

«Credo che tutti i Paesi Ue faranno ora i passi necessari», ha affermato, ottimista, il presidente uscente della Commissione Jean-Claude Juncker. Sulla stessa linea il commissario per gli Affari interni Dimitris Avramopoulos: «Ora che la Croazia ha intrapreso tutte le misure per assicurare le condizioni richieste — ha dichiarato— noi dobbiamo riconoscere questo fatto e affermare che Zagabria contribuirà al rafforzamento dei confini comunitari».
Qualche perplessità è stata invece espressa dalla confinante Slovenia, che si è detta «rammaricata del fatto che la Commissione abbia deciso su una questione così importante poco prima della fine del suo mandato e abbia preso una decisione politica». Il sospetto di alcuni è che un eventuale veto di Lubiana potrebbe derivare non tanto da motivazioni legate al non aver rispettato i requisiti richiesti, quanto dalla mancata accettazione della sentenza arbitrale relativa al confine marittimo tra i due Paesi nel golfo di Pirano.
Il rischio, dunque, è che il passaggio in Consiglio Europeo possa rivelarsi più complicato del previsto. Romania e Bulgaria, ad esempio, hanno ottenuto il placet della Commissione ben otto anni fa, ma sono ancora in attesa di quello degli altri Stati membri.

Le prospettive per l’Italia

Ultima in ordine di tempo, la Croazia è entrata nell’Unione Europea il primo luglio 2013. L’abolizione dei controlli alle sue frontiere rappresenterebbe un’indubbia comodità per le centinaia di migliaia di italiani che vi si recano ogni anno per motivi di lavoro o durante l’estate. Il problema più gravoso è però rappresentato dal cambio monetario. Perché sebbene l’Euro sia largamente accettato, nel Paese continua a vigere la Kuna. Ma anche in questo caso, la situazione potrebbe essere giunta a un punto di svolta. Appena lo scorso luglio, infatti, il ministro delle finanze Zdravko Marić e il governatore della Banca nazionale Boris Vujcić hanno avviato le procedure necessarie per aderire al meccanismo di cambio Erm II, passo imprescindibile per adottare la moneta unica. Si punta a completare la transizione entro il 2023.