Croazia, successo dei conservatori di Plenkovic

La Croazia ha votato per eleggere i 151 membri del Parlamento. Gli exit poll nella prima serata di ieri davano in netto vantaggio i cristiani democratici di Hdz, con 65-70 eletti, seguiti dai socialisti (42-44 parlamentari). Si potrebbe formare una coalizione tra Hdz e il nuovo partito Homeland Movement. Anche il Paese balcanico conferma che a est vanno meglio i partiti favorevoli a politiche pro famiglia.

La Croazia ha votato ieri per le elezioni parlamentari, si eleggevano i 151 membri del Parlamento (monocamerale). C’era chi temeva che l’attuale maggioranza dei conservatori (cristiani democratici di Hdz), accusati di ogni magagna e corruzione possibile, venissero spazzati via dai sempiterni socialisti, come era stato nel gennaio scorso (5 gennaio 2020) quando la presidente uscente e moderata Grabar Kitarovic aveva perso contro il leader socialista e attuale presidente croato Zoran Milanovic.

Si conferma una tendenza di molti Paesi del centro ed est Europa: lo spirito cristiano e i principi non negoziabili stanno tornando di moda o, quantomeno, crescono i cittadini che votano secondo una retta coscienza. Meglio guardare ad est che alle stravaganze di altri Paesi e della stessa Ue.

Stando agli exit poll fino alla prima serata di ieri, l’Hdz del premier Andrej Plenkovic, che ha guidato la Croazia negli ultimi anni, si è confermato primo partito con 65-70 eletti. Il suo principale avversario e leader dei socialisti, Davor Bernardic (Restart Coalition), si è fermato al secondo posto con 42-44 deputati (il solo Partito socialista ne aveva 29 la scorsa legislatura). Entrambi hanno giurato e spergiurato di non volere assolutamente dar vita ad una grande coalizione di governo e dunque torna in gioco il leader del nuovo partito cristiano e nazionalista (Homeland Movement), Miroslav Skoro, che, con 14-17 parlamentari (partito nato a marzo 2020) e non avendo escluso una possibile coalizione con Hdz, potrebbe realmente determinare la nascita di una coalizione favorevole ai principi non negoziabili sulla vita, la famiglia naturale fondata sul matrimonio, le modifiche restrittive alla legislazione sull’aborto. Una coalizione che potrebbe favorire politiche nataliste e famigliari.

Tra le bizzarrie in cui si è svolto il voto c’è da notare che nella capitale, ad urne aperte, si è svolto ieri il Gay Pride (in forma ridotta e in bicicletta), durante il quale sono stati propagandati i nomi di 117 candidati di diversi partiti, in prevalenza socialisti e della sinistra-verde, che avrebbero potuto promuovere l’ideologia gender nelle scuole e un completo riconoscimento delle “nozze” e adozioni per Lgbt.

I cavalli di battaglia dei tre principali partiti erano chiari: stabilità, crescita economica ed eccellenti rapporti con la gerarchia cattolica per Hdz; liberalizzazione della marjuana e aborto per i socialisti; politiche famigliari, lotta alla corruzione e limiti all’aborto per Homeland Movement.

Il voto parlamentare è andato molto bene sia per il Paese sia per l’Europa per due ragioni fondamentali: la prima è che il neo partito Homeland Movement, di Skoro, sarà presente come terza forza in Parlamento e, anche se non dovesse formarsi una coalizione con i vincitori, potrà determinare molte delle scelte legislative future; la seconda ragione è che anche la Croazia sta uscendo dal vecchio bipolarismo del ‘900 tra socialisti e democristiani (sbiaditi) e, come accaduto in Spagna con Vox lo scorso anno, molti cittadini dimostrano di scegliere mettendo al primo posto i principi non negoziabili.

Il contesto europeo in cui si è svolto il voto croato è denso, dicevamo, di bizzarrie sconcertanti. A Ursula von der Leyen fischiano le orecchie e non solo per il Recovery Fund, ma soprattutto per gli appelli fermi e decisi di alcuni leader delle tre religioni abramitiche (cristiana, ebrea e musulmana) che a nome dei loro fedeli hanno chiesto di nominare subito il Rappresentante speciale per la libertà religiosa e riassegnare l’incarico a Jan Figel’, dopo che la von der Leyen aveva fatto sapere di aver ‘eliminato’ il ruolo e, con esso, l’interesse europeo per la difesa e promozione della libertà religiosa (clicca qui).

Altro spiffero europeo stravagante e francamente inconcepibile è venuto dal presidente del PPE (la famiglia politica più numerosa del continente) ed ex presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, che, con una serie di tweet, ha ribadito non solo la sua preferenza nei confronti del candidato Democratico e abortista Joe Biden, ma ha aggiunto di “pregare per lui e per la sua vittoria”. Pregare per la vittoria di un promotore della totale liberalizzazione dell’aborto e dell’ideologia gender è ben più di una contraddizione con lo statuto e i valori del PPE (ancora radicati nei principi della Dottrina sociale della Chiesa).

La “salvezza viene da oriente”, diceva quel tale, e noi guardiamo ai favorevoli eventi del centro ed est Europa. Ieri la Croazia ha dato il segnale che ci si poteva positivamente attendere. Votare secondo la propria coscienza e i propri valori vitali sta diventando una virtuosa abitudine, chissà se questa consapevolezza crescerà anche in Italia. Sempre che ci lascino votare…