Critica l’islam. Accademica francese minacciata di morte e denunciata dalla Lega dei diritti dell’uomo

“Se sei nato da padre musulmano, sei musulmano a vita. Una specie di religione trasmessa sessualmente. Uno dei maggiori problemi che abbiamo con l’islam, e purtroppo non è l’unico, è che non riconosce la libertà di coscienza. E’  assolutamente terrificante”

Il ministro dell’Istruzione francese, Jean-Michel Blanquer, ai microfoni di Rtl dichiara che dopo Samuel Paty ci sono stati “ottocento fenomeni legati al radicalismo islamista”. Il caso più clamoroso riguarda un altro professore. Samuel Paty è stato decapitato. Mila, la liceale rea di aver insultato l’islam, è uccel di bosco e troppo “radioattiva” per rimettere piede in una scuola. Ai pochi accademici che parlano sembra che sia  rimasta la scelta che i fondamentalisti islamici lasciarono ai francesi al tempo della decolonizzazione algerina: la valigia o la bara. 

Non di scuola media, come l’insegnante di Storia e Geografia decapitato al college di Conflans-Sainte-Honorine per aver mostrato le vignette su Maometto, ma un giurista di università. “Non vuole che il suo nome venga pubblicato o  assumere il ruolo di figura sacrificale della censura che sta divorando il mondo accademico”, racconta il settimanale Le Point.

“Caroline L.” è professoressa alla facoltà di Giurisprudenza di Aix-Marseille. Per aver parlato di “religioni sessualmente trasmissibili” durante un master ha ricevuto una denuncia dalla Ligue des droits de l’Homme e innumerevoli minacce di morte. Due mesi dopo l’assassinio di Paty, il caso di un altro insegnante accusato di islamofobia rivela le incredibili crepe che frammentano il mondo accademico, la libertà di espressione e i diritti umani in Francia. “Sono profondamente rattristata da quello che considero un attacco alla libertà di parola e alle libertà accademiche”, dichiara la docente. E’ stata accusata di affermazioni “islamofobe” e la procura di Aix-en-Provence ha aperto un’inchiesta per “ingiurie pubbliche per appartenenza alle religioni”. Il sito Mediapart, diretto da Edwy Plenel, accusato  di essere il capofila di un fenomeno noto come “islamogoscismo”, ha pubblicato un estratto del suo corso universitario su Zoom il 27 ottobre, undici giorni dopo l’uccisione di Paty. La professoressa spiega che “non c’è libertà di coscienza nell’islam. Se sei nato da  padre musulmano, sei un musulmano a vita. Una specie di religione trasmessa sessualmente. Uno dei maggiori problemi che abbiamo con l’islam, e purtroppo non è l’unico, è che l’islam non riconosce la libertà di coscienza. E’  assolutamente terrificante”.

Gli studenti passano il file alla Lega dei diritti umani e parte la denuncia. A ruota arrivano migliaia di minacce di morte. Racconta la docente al Point: “A due mesi dall’assassinio di un insegnante, siamo in una totale inversione di valori! Sono  minacciata di morte. Le mie parole non contravvengono a nessuna legge. Abbiamo il diritto di esprimere un’opinione o una critica su qualsiasi idea. Le mie osservazioni si riferiscono all’islam e non ai musulmani”. C’è il rischio di condanna. “Se così fosse, significherebbe che in Francia ammetteremmo il delitto di opinione e vieteremmo agli accademici di esprimere giudizi critici su una religione, un’idea politica o qualsiasi altra cosa… Sarebbe molto grave e significherebbe che molto presto sarebbe necessario organizzare grandi autodafé per bruciare le opere di Voltaire che fece virulenti osservazioni sulle religioni, in particolare quella cattolica”. Nessun rimorso. “Se mi chiedi se rimpiango di essere stata insultata e minacciata di morte, vivendo nella paura io  e la mia famiglia, ovviamente me ne pento. Mi rammarico di vivere in una società in cui gli accademici possono trovarsi ostacolati nella loro libertà di parola, vale a dire nel loro lavoro”.

Samuel Paty è stato decapitato. Mila, la liceale rea di aver insultato l’islam, è uccel di bosco e troppo “radioattiva” per rimettere piede in una scuola. Ai pochi accademici che parlano sembra che sia  rimasta la scelta che i fondamentalisti islamici lasciarono ai francesi al tempo della decolonizzazione algerina: la valigia o la bara.