Cristianofobia sempre più diffusa, in Europa e nel mondo

La campagna social "fuoco al clero" è solo l'ultimo esempio dell'odio contro i cristiani. Succede in Spagna, ma anche in Francia la cristianofobia è rampante, le aggressioni sono aumentate del 300% in dieci anni. In Austria l'immigrazione islamica è più aggressiva. In Italia non se ne parla, ma la cristianofobia c'è. E fuori dall'Europa, specie nel mondo islamico, è la regola, non l'eccezione.

‘Fuego al Clero’ è l’ultima campagna d’odio lanciata in Spagna. Lo slogan violento inventato per incitare a bruciare chiese, sacerdoti e religiosi cattolici. L’appello ad azioni terroristiche che prendono di mira la cattolicità non è stato censurato né condannato.

Il rapporto 2019 dell’Osservatorio per la Libertà Religiosa in Spagna merita di essere sfogliato dall’inizio alla fine. Comprensibile anche a chi non mastichi lo spagnolo, racconta di sistematici furti di ostie consacrate, tabernacoli divelti, insulti, minacce e aggressioni fisiche a sacerdoti durante le celebrazioni eucaristiche. Nella cattolica Polonia l’attacco alla Chiesa non è meno violento. Dopo la sentenza di incostituzionalità dell’aborto eugenetico, la reazione del terrorismo anti cattolico non s’è fatta attendere. Per diverse settimane i polacchi hanno subito l’aggressività, la volgarità e la violenza di chi non ha digerito l’iniziativa della Corte Costituzionale. Gruppi di abortisti organizzati e manovrati hanno iniziato a profanare gli edifici ecclesiastici, dedicandosi anche ai graffiti per rovinarne le facciate e al lancio di rifiuti ed escrementi. Al punto che gli stessi fedeli hanno dovuto presidiare, fisicamente, le chiese per difendere il Santissimo e l’integrità delle strutture. Simbolo dei manifestanti, che hanno messo a ferro e fuoco le città, un fulmine rosso. Diversi ambienti polacchi hanno immediatamente solidarizzato con i manifestanti, in televisione si è assistito allo sfoggio di fulmini rossi dipinti sulle mani e sulle braccia delle soubrette e dei calciatori in segno di solidarietà ai facinorosi. Anche la banca mBank (appartenente alla tedesca Commerzbank) ha realizzato un video di sostegno alle manifestazioni intitolato «Wspieramy» (Noi sosteniamo), è bastato qualche giorno perché  il quotidiano di sinistra, Gazeta Wyborcza, di George Soros, annunciasse il lauto finanziamento  delle future manifestazioni.

In Francia l’assedio alla cristianità sembra essere preso da una spirale di violenza senza fine. I fatti di Nizza, di poche settimane fa, hanno laureato il Paese di Macron come il porto preferito per il terrorismo a caccia di infedeli. Eppure quello è stato solo l’ultimo episodio di un’infinita serie. Gli incendi dolosi che coinvolgono le chiese cattoliche francesi, e che non hanno mai un colpevole, sono quotidiani. L’incendio appiccato nella cattedrale gotica di San Pietro e Paolo, a Nantes il 18 luglio, è stato segnalato in tutto il mondo. Ma gli attentati incendiari contro le chiese francesi, di solito, non fanno notizia a livello internazionale. Notre Dame, Saint Denis, Rennes, Saint Sulpice a Parigi, Pontoise, Nancy, Nantes, Nostra Signora delle Grazie di Revel, Saint-Jean-du-Bruel di Rodez, la cattedrale di Saint Alain di Lavaur, sono solo i casi più eclatanti nell’ultimo anno. La mappa interattiva dell’Osservatorio sulla cristianofobia francese, mese per mese, documenta il clima tremendo che sta investendo il cuore dell’Europa. L’Osservatorio classifica le aggressioni in sei categorie: incendio doloso, omicidio-aggressione, vandalismo, furto, attentati e sequestro di persona. Le decapitazioni ai danni della Vergine sono frequentissime, le ostie consacrate vengono profanate e i dipinti religiosi rubati. La lunga mano del terrorismo islamico non lascia né liberi né tranquilli i francesi. E come se non bastasse l’anticlericalismo dello Stato francese ci ha messo il carico da novanta. Approfittando dell’emergenza sanitaria, ha violato la libertà di culto, come confermato dalla stessa magistratura. Quella che era “la figlia primogenita della Chiesa” oggi conta tre attentati al giorno ai danni dei cattolici. E l’immigrazione islamica ha peggiorato anche la vita degli ebrei sotto l’egida dell’antisemitismo dei maomettani.

Anche i morti vengono tormentati. Ad ottobre è stato arrestato un uomo intento alla profanazione delle tombe nel cimitero di Saint-Clément. Sono state trovate iscrizioni in arabo e il Corano al posto di un Crocifisso divelto. Sulla Côtes d’Armor, la Federazione dipartimentale della “Libre Pensée” ha vinto la causa, poche settimane fa,  dinanzi al tribunale amministrativo di Rennes con la quale chiedeva di smantellare un calvario che si trova sulla strada pubblica, nella città di Plorec-sur-Arguenon, vicino a Dinan. In Francia la cristianofobia è aumentata del 300% in dieci anni. Ellen Fantini, direttrice dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione con sede a Vienna, ha contato, nell’ultimo rapporto del 2019, circa 3000 casi di aggressioni ai cristiani in Europa. Anarchici, islamici, sigle di sinistra hanno tutti una ragione diversa, più o meno, nel prendere di mira le chiese e i cristiani, ma intanto l’Occidente cristiano, spesso privo persino di consapevolezza, resta minacciato in un “tutti” contro uno esasperato  anche dalla radicalizzazione imperante.

In Inghilterra e Galles, il governo ha cercato di fornire un sostegno finanziario ai luoghi di culto potenzialmente a rischio di attentati. In Francia è nata l’iniziativa spontanea ‘Protège ton église’, Proteggi la tua chiesa: i giovani cattolici si stanno organizzando nelle città di tutta la Francia per controllare le loro chiese di notte e rendere visibile la presenza del cattolicesimo.

In Austria, il 29 ottobre, una cinquantina di musulmani ha fatto irruzione, in stile militaresco, in una chiesa a è Vienna al grido di “Allahu Akbar”, occupando confessionali e fonte battesimale. Il ministro dell’Integrazione Susanne Raab ha osservato, “Le società parallele sono il terreno fertile per la violenza. Dobbiamo combattere ogni forma di estremismo e islamismo fin dall’inizio per evitare che peggiori. È positivo che sia intervenuta la polizia”.

In Italia la cristianofobia trova la sua espressione migliore nei numerosissimi casi di statue della Vergine e di Gesù divelte e imbrattate, ma soprattutto nell’annosa aggressione a crocifissi e presepi nei luoghi pubblici. Gli incendi dolosi sono cosa rara, ma intanto don Malgesini, a settembre, veniva assassinato da un immigrato clandestino perché sacerdote. Ma gli episodi spesso non finiscono nemmeno sulla cronaca completamente disinteressata alla faccenda. L’ultimo episodio che la cronaca si è degnata di riportare, in Italia, risale ad ottobre. Quando un uomo “mezzo nudo” di origine nordafricana ha fatto irruzione e ha terrorizzato un convento di suore. L’uomo ha gridato più volte “Allahu Akbar” mentre sfondava la porta d’ingresso del Convento del Cuore di Gesù, nel centro storico di Mazara del Vallo. Entrando, ha rovistato nelle stanze in cui vivono le suore e scagliato fuori da una finestra alcuni dei loro beni e distrutto immagini sacre.

Fuori dall’Europa le cose non vanno, ovviamente, meglio. In Turchia i preti, quando va loro bene, vengono scortati dalle forze dell’ordine. Ed è loro interdetto qualsiasi dialogo con la stampa, specie se internazionale. Ed è altamente consigliato non indossare l’abito sacro pubblicamente. I cattolici in Nigeria subiscono attentati in una frequenza che non ha eguali, e ogni messa è un miracolo, uno scampato pericolo dell’islam.  I sacerdoti vengono rapiti, perseguitati, minacciati. A settembre Monsignor Wilfred Anagbe, vescovo di Makurdi, città della Nigeria centrale, ha dovuto sospendere tutte le attività pastorali della parrocchia di Saint-Pierre dopo che per due volte, in poche settimane, la chiesa è stata profanata.

Pochi giorni fa l’ennesimo attentato islamico in Indonesia ai danni della comunità cristiana nel remoto villaggio di Lemban Tongoa, sull’isola indonesiana di Sulawesi. Abitazioni date alle fiamme e quattro uomini brutalmente uccisi: uno di loro è stato decapitato, un altro bruciato vivo. Oltre settecento persone si sono rifugiate negli uffici amministrativi del villaggio, protetti dalla polizia locale. Le violenze contro i cristiani non sono solo in Indonesia, ma anche in Siria, Pakistan, Iraq.

L’ultimo rapporto sulla cristianofobia nel mondo ha contato 33 paesi musulmani tra i 50 dove il cristianesimo è più perseguitato. In Pakistan l’aggressione quotidiana è di Stato. Il Paese di Asia Bibi si conferma tra i luoghi più pericolosi per i cristiani. Le vittime predilette sono le donne tra rapimenti, stupri e matrimoni forzati. Due mesi fa l’ultimo caso: una minorenne, disabile, Komal Patras, è stata rapita vicino a Lahore. Da subito il sospetto della madre, che teme lo sfruttamento sessuale, è caduto su tre musulmani del posto, dai quali avrebbe ricevuto foto di sua figlia nuda.

Nella Repubblica Democratica del Congo, il 28 ottobre, militanti islamici hanno fatto irruzione in un villaggio dove hanno massacrato almeno 18 fedeli in modo atroce e dato fuoco alla loro chiesa. L’attentato è stato firmato dall’ADF, l’acronimo di Allied Democratic Forces, un gruppo militante islamista che terrorizza la nazione a maggioranza cristiana e compie massacri da più di due decenni.

In Armenia, le chiese sono appena passate sotto il controllo azero. Il che ha significato una brusca impennata per profanazioni e persecuzioni. E’ di due settimane fa il video del soldato trionfante in una cappella, mentre al grido di “Allahu Akbar!”, spezza la croce. L’8 ottobre, le forze azere hanno bombardato e distrutto il Santo Salvatore, l’iconica cattedrale armena a Shusha. Sarebbe troppo riportare gli ultimi episodi in Mali, Iran, Somalia ed Egitto dove le vittime sono anche i bambini figli di convertiti al cristianesimo.

L’Occidente e il resto del mondo sono vittima di un’orda più o meno politicizzata, più o meno violenta, più o meno frustrata che mette in scena spettacoli degni dei più inquietanti film dell’orrore. Era il 2010 quando Benedetto XVI denunciò il feroce secolarismo che imperversava per l’Europa e profetizzò una persecuzione che sarebbe solo peggiorata. Dieci anni dopo la classe politica chiude un occhio. Quando non è il governo stesso a perseguitare per primo. Il fatto che la nostra vita quotidiana sia sempre più condizionata da attentati estremisti di ogni genere non è un problema per la nostra classe politica. L’estensione è molto maggiore di quanto si immagini o si tema: nel mondo c’è una guerra, ma non spaventa nessuno. Pochissimi la raccontano, e sono ancor meno quelli disposti a difendere quello che stanno attaccando.