Crisi nel Donbass, cosa vuole Vladimir Putin

È semplice, evidente, chiarissimo. Ammassando truppe lungo i confini orientali dell'Ucraina e della Crimea annessa, Putin ha voluto rammentare che nessuno potrebbe impedirgli di lanciare una terza offensiva in violazione dell'integrità territoriale ucraina senza rischiare una guerra tra l'Alleanza atlantica e la Federazione Russa.

Anche se ha annunciato la smobilitazione di mezzi e soldati, è un dato di fatto che le sue manovre in Ucraina abbiano indotto Joe Biden ad attaccarsi al telefono per proporgli un incontro al vertice. Dopo avergli dato giustamente dell'”assassino”, e proprio quando le notizie su Aleksey Navalnyj si facevano di giorno in giorno più preoccupanti ed esecrabili, il presidente degli Stati Uniti in verità ha riconosciuto che il presidente russo è un interlocutore necessario.

Diciamolo, dunque. Ammettiamolo: Vladimir Putin ha vinto una mano della partita, ma che cosa vorranno mai cercare di negoziare Casa Bianca e Cremlino prima e durante il vertice?

Senza dubbio, cercheranno di rinnovare il controllo degli armamenti. In cambio di un’apertura occidentale sulla ricostruzione della Siria, forse Vladimir Putin proporrà anche i suoi buoni servigi per la ricerca di un compromesso duraturo tra Washington e Teheran. E poi, come piatto forte, ci sarà di sicuro l’Ucraina e, insieme a questa, le altre ex repubbliche sovietiche diventate indipendenti ma rimaste sulla soglia dell’Unione europea e dell’Alleanza atlantica.

Di sicuro, Vladimir Putin chiederà a Joe Biden che non siano mai integrate nella Nato, per impedire che l’Alleanza atlantica si espanda fino alle frontiere stesse della Russia. Ma che cosa potrà offrire in cambio?

Questo sarà il nocciolo dell’incontro nel quale Vladimir Putin ha come minimo due carte da giocare. Potrà proporre la tregua nel Donbass a condizione che sia riconosciuto lo status di Paese autonomo a quella regione in buona parte russofona. Potrà anche accettare l’entrata in vigore di meccanismi di controllo che diano credibilità e garanzie di non ingerenza da parte dei russi negli affari interni dell’Ucraina e dei Paesi in mezzo.

Se tra russi e americani si finisse davvero con l’istaurare un dialogo, a Ucraina, Moldavia e Georgia – la sorte delle quali si deciderebbe quindi tra Washington e Mosca – potrebbe essere concesso lo status di Paesi neutrali e un ruolo di testa di ponte.

Che in tutta Europa centrale e orientale tra molte persone stia montando la preoccupazione è assolutamente comprensibile. L’inquietudine è tanto maggiore perché la questione bielorussa sussiste e i Paesi interessati sono più a portata di mano della Russia che dell’Unione europea e degli Stati Uniti.

Dopo che le sue manovre hanno riportato la Russia al Tavolo dei Grandi, Putin forse sta per aggiudicarsi qualche punto in quello che egli continua a chiamare il suo “estero vicino”. È preoccupante, certo, ma quale sarebbe la situazione più pericolosa?

Forse la creazione negoziata di una zona cuscinetto tra Russia e Alleanza atlantica? O il degenerare di uno scontro che presto non lascerebbe più scelta tra una guerra a tempo indeterminato e la rinuncia davanti alle azioni compiute dal Cremlino?

Chi è pronto alla guerra alzi la mano.

Beh, poiché nessuna mano si è alzata, può darsi che si debba guardare al di là dei maneggi: Vladimir Putin è in una posizione di svantaggio, perché non ha certo i mezzi per andare in fondo a una prova di forza.

Poiché Joe Biden ci proverà, in pratica può darsi che sia necessario approfittare delle difficoltà economiche del presidente russo e dell’indebolimento del suo regime, della sua impopolarità crescente, dei rifiuti sempre più secchi con i quali si scontra nelle ex repubbliche sovietiche, dell’invecchiamento di questo presidente, dello stallo nel quale si trova in Siria, dell’aspirazione a una maggiore libertà delle nuove classi medie russe, di un minore avvicinamento con la Cina e di più convergenze con l’Europa. Così si negozierà quel grande compromesso geopolitico di cui avrebbero tanto bisogno la Russia, la pace, gli Occidentali e, soprattutto, tutti quelli che la Storia ha lasciato indietro su una linea di confine.

Traduzione di Anna Bissanti