Covid, von der Leyen apre all’ipotesi di un passaporto Ue per i vaccinati: «Decisione politica e giuridica»

La proposta è arrivata a inizio settimana dal premier greco Kyriakos Mitsotakis: adottare un certificato europeo per le persone vaccinate in modo da permettere loro di viaggiare più liberamente. Venerdì la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha aperto all’ipotesi e ha sottolineato l’importanza dal punto di vista «medico». «È un requisito medico avere un certificato che dimostri che sei stato vaccinato — ha detto von der Leyen in un’intervista con Lusa e altri media portoghesi —. Pertanto, accolgo con favore l’iniziativa del primo ministro greco su un certificato di vaccinazione reciprocamente riconosciuto», ha aggiunto. Il passaporto solleva però delle questioni giuridiche e il rischio di discriminazione. L’obiettivo del passaporto/certificato è quello di salvare la libertà di movimento nell’area Schengen di fronte alle decisioni di alcuni Paesi di introdurre restrizioni per limitare il contagio da Covid.

Questione di diritto

«La discussione è su come si possa utilizzare questo certificato per accedere ad eventuali servizi o viaggi ed è una questione politica e giuridica, non medica, che dovranno affrontare gli Stati membri a livello Ue», ha spiegato Dana Spinant, portavoce della Commissione Ue, aggiungendo che «è un dibattito politico e giuridico che a livello europeo deve ancora avvenire». È probabile che il tema sarà affrontato prima nella videoconferenza dei ministri degli Affari europei di lunedì 18 gennaio e poi dai leader Ue nella videosummit sul Covid-19 convocato dal presidente della Consiglio europeo, Charles Michel, per giovedì 21 gennaio.

Competenze

La salute è competenza esclusiva degli Stati membri e nonostante gli sforzi di coordinamento della Commissione su alcuni punti, come quello ad esempio sui test anti-Covid, i Paesi stanno andando in ordine sparso. Il premier greco non vuole rendere il vaccino «obbligatorio o un prerequisito per il viaggio», ma ha chiesto che «le persone che sono state vaccinate possano viaggiare liberamente». L’obiettivo è salvare la libertà di movimento nell’area Schengen. Ma giovedì una fonte diplomatica metteva in evidenza i dubbi di alcuni Stati membri sulla tempistica: sarebbe troppo presto metterlo in pratica tenuto conto il ritmo delle vaccinazioni perché aprirebbe un problema di discriminazione tra i cittadini Ue. Intanto il Belgio ha reso da venerdì più stringenti le regole per l’ingresso dai paesi extra Ue, incluso il Regno Unito, in seguito all’emergenza coronavirus e alle nuove varianti.

Decisione politica e giuridica

Von der Leyen ha detto alla stampa portoghese di essere in gran parte d’accordo con l’idea del certificato. «Qualunque cosa si decida, sia che dia priorità o accesso a determinati beni, è una decisione politica e giuridica che dovrebbe essere discussa a livello europeo», ha detto la presidente della Commissione da Lisbona dove venerdì si è recata per l’inaugurazione della presidenza portoghese dell’Ue. «Ma penso che sia importante — ha aggiunto —. E, come ho detto, dobbiamo avere un requisito medico che dimostri che le persone sono state vaccinate». Il vaccino anti-Covid non è al momento obbligatorio in nessuno degli Stati Ue.