Covid, verso un nuovo Dpcm. Ma sul coprifuoco Conte ha pochi alleati

Il premier confida in vaccino e nuove terapie. Ma la curva dei contagi minaccia il peggio. Il Pd chiede interventi più duri. Il Lazio: lezioni online all'università

Nuove ordinanze regionali sempre più stringenti, che potrebbero imporre ad esempio nelle università del Lazio le lezioni a distanza dal secondo anno in avanti. E, soprattutto, un nuovo dpcm entro domenica sera, con la chiusura di palestre e piscine, nuovi limiti agli orari dei centri commerciali nel fine settimana, l’ipotesi di un coprifuoco notturno in tutta Italia dalle 23 alle 6 (osteggiato, però, ancora, da Giuseppe Conte e dai renziani). Ecco come si prepara l’esecutivo, in queste ore, all’onda d’urto del virus nelle prossime 72 ore. Perché ogni singola proiezione, ogni grafico che circola tra Palazzo Chigi e il ministero della Salute indica un problema: da oggi e fino a venerdì la curva del contagio crescerà rapidamente, troppo rapidamente. La pressione sugli ospedali aumenterà, inevitabilmente. Alcuni Paesi europei, come Inghilterra e Francia, valuteranno misure al limite del lockdown totale. L’esecutivo, insomma, dovrà impostare una nuova reazione al contagio. E farlo provando a evitare le armi più pesanti, che restano per ora nel cassetto: consentire solo i movimenti per ragioni di scuola e lavoro e limitare gli spostamenti tra Regioni.

Tutto l’esecutivo, non solo Conte, è al lavoro in queste ore sul dossier Covid. Con un nuovo problema: il Miur di Lucia Azzolina ha tradotto la previsione dell’ultimo dpcm sugli orari scaglionati con una procedura complessa e lunga, che ha fatto infuriare il resto del governo. Nel frattempo, Roberto Speranza e Francesco Boccia portano avanti la mediazione con i governatori. Dopo Lombardia, Piemonte e Campania, anche la Liguria si prepara a un brusco giro di vite, a causa delle allarmanti percentuali di malati rispetto ai tamponi. Oltre ai lockdown mirati a Genova, si pensa alla didattica a distanza al 50% per le scuole superiori liguri. Ma non basta. Anche la Puglia ha in cantiere un intervento. E il Lazio di Zingaretti valuta in queste ore se introdurre le lezioni online per docenti e studenti delle università – centinaia di migliaia solo nella Capitale – ad eccezione delle matricole del primo anno.

Sono ore di tribolazioni, nell’esecutivo. L’avvocato è diviso tra due sentimenti contrapposti, quasi lacerato. Spera di poter iniziare a vaccinare i primi italiani già a gennaio. Per questo crede di poter evitare il lockdown, giudicato insostenibile per l’economia. L’obiettivo è quello di immunizzare diversi milioni – fino a dieci – entro giugno 2021. Su cosa fonda il premier quello che sembra un mezzo miracolo? Non solo sul possibile vaccino a cui lavora AstraZeneca (“è possibile già a dicembre”), ma anche su quello della Pfizer-BioNTech. Il colosso, che attende solo il via libera dalle agenzie del farmaco e ha prodotto i primi flaconi, dovrebbe iniziare a distribuire prima negli Stati Uniti, ma subito dopo – grazie ai contratti con l’Europa – anche nel Vecchio Continente. La prima fornitura, nella migliore delle ipotesi, potrebbe arrivare a dicembre, così sperano a Roma e in altre Cancellerie. E c’è di più. Conte punta molto anche sugli anticorpi monoclonali a cui lavorano in Toscana alla Tls, affidati a Menarini Biotech.

Ma queste per il momento sono solo speranze. Una scommessa, fondata certo sulla ricerca, supportata da un lavoro che va avanti da mesi, ma comunque appesa a un filo. Il governo nel frattempo ha mesi drammatici davanti. Con l’urgenza di ammorbidire la curva ed evitare che da oggi fino a marzo – almeno fino a marzo – la situazione sanitaria non sfugga troppo di mano. Ecco allora che si ripropone il tema del contenimento. Speranza chiama diversi governatori. Condivide le ordinanze dei territori. Apprezza le restrizioni.

Ma è evidente che servirà anche un nuovo intervento nazionale, attraverso un altro dpcm che dovrebbe essere varato entro domenica. Probabile che chiudano palestre e piscine. Possibile che si intervenga con limitazioni pesanti nei centri commerciali nel fine settimana. Che si limi al ribasso l’orario di ristoranti e bar. E l’esecutivo si muove anche per Immuni: ieri è partita una lettera che chiede alle Asl di inserire obbligatoriamente la notifica dei positivi nella app.

Quello che più conta, però, è che sta per riesplodere un duello sul coprifuoco. Il Pd lo chiede su tutto il territorio nazionale a partire al massimo dalle 23 (senza escludere le 22) e fino alle sei del mattino. Il Movimento è pronto a concederlo dall’1 alle 5. Conte vuole evitare entrambi gli scenari, ma preferisce la soluzione 5S. Che questa misura serva, è tutto da dimostrare. Per il premier, no. Per l’ala prudente dell’esecutivo, ha un’efficacia relativa, ma invia un messaggio di severità utile in questa fase. L’alternativa, nel cassetto ma pronta ad essere riproposta appena necessario, è il divieto di tutti i movimenti, ad eccezione di quelli per lavoro, scuola e salute.