Covid, varianti e contagio: perché i Paesi che vaccinano di più restano in lockdown

L’immunologa Viola: «Israele è ben organizzato, piccolo e ha tutte le dosi ma il Regno Unito non deve essere un esempio. L’Italia? «Scegliendo Astrazeneca ha rinunciato all’immunità di gregge» .«Dobbiamo stare molto attenti, in questa fase non possiamo permetterci grandi riaperture. Sono contraria al ritorno dello sci, delle piscine o degli sport di gruppo. Dobbiamo tenere duro ancora due o tre mesi: se riapriamo troppo presto non solo ci esponiamo a una nuova ondata, ma anche alla diffusione di nuove varianti».

1 Come mai Israele e il Regno Unito che stanno vaccinando rapidamente sono in lockdown mentre l’Italia, che procede più lentamente nel piano vaccinale, è quasi interamente in zona gialla?
«I due Paesi si sono trovati con un elevato numero di contagi quando è partita la campagna vaccinale, che giustificava il lockdown. Israele è stato molto rapido a organizzarsi ma conta appena nove milioni di abitanti, meno della Lombardia, e si è assicurato le dosi necessarie di vaccino Pfizer in cambio di un ampio database sugli effetti dell’immunizzazione sulla popolazione. Non ci sono stati problemi di approvvigionamento come stiamo subendo in Europa. È vero che anche il Regno Unito procede spedito ma non lo prenderei come esempio perché hanno cambiato i protocolli, fanno sperimentazioni, ritardano la seconda dose, scelta quest’ultima che potrebbe portare alla comparsa di varianti dal momento che con una dose fornisco una quantità di anticorpi neutralizzanti non sufficiente a bloccare il virus. Rischiano dunque di essere facilitate quelle varianti che non sono riconosciute dagli anticorpi somministrati».

2 La Germania procede agli stessi ritmi dell’Italia con i vaccini ma sta prorogando le restrizioni. Come mai?
«La Germania, pur registrando complessivamente un calo dei contagi, teme la diffusione delle varianti, soprattutto quella inglese che rischia di diventare prevalente e potrebbe causare un nuovo boom di contagi. Anche l’Italia ha lo stesso problema con la variante brasiliana in Umbria, dove sono state infatti predisposte zone rosse».

3 Cosa dovrebbe fare l’Italia?
«Dobbiamo stare molto attenti, in questa fase non possiamo permetterci grandi riaperture. Sono contraria al ritorno dello sci, delle piscine o degli sport di gruppo. Dobbiamo tenere duro ancora due o tre mesi: se riapriamo troppo presto non solo ci esponiamo a una nuova ondata, ma anche alla diffusione di nuove varianti».

4 Perché chi è vaccinato deve continuare a seguire le precauzioni?
«Prima di tutto perché per raggiungere l’efficacia riportata negli studi bisogna attendere in media una settimana dopo la seconda dose. Inoltre non abbiamo ancora una prova sicura che questi vaccini oltre alla malattia blocchino l’infezione, e quindi il contagio. Abbiamo forti indicazioni su questo punto per Pfizer e Moderna ma non c’è certezza. Infine ricordiamo che nessun vaccino è efficace al 100% (Pfizer e Moderna intorno al 95%, Astrazeneca 62%): questo significa che non tutti i vaccinati saranno protetti».

5 Dovremo tenerci le mascherine e rimanere distanziati fino al raggiungimento dell’immunità di gregge?
«Scegliendo il vaccino Astrazeneca, con efficacia al 62% (destinato agli under 55), abbiamo rinunciato all’immunità di gregge, questa cosa deve essere chiara. Con un’efficacia al 95% basterebbe vaccinare il 70% della popolazione per arrivare all’immunità. Se contiamo che gli under 16 sono fuori dai protocolli e che permane una certa quota di no vax è difficile immaginare un’immunità di comunità nel prossimo futuro. Ma anche se non riusciremo a bloccare la circolazione del virus, le persone a rischio saranno comunque protette. Non dobbiamo avere fretta: sono in arrivo tanti vaccini con buona efficacia che potrebbero davvero darci una mano».

Ha risposto Antonella Viola, immunologa, docente di Patologia all’Università di Padova)