Covid, shopping e folla nei centri storici: le città non aspettano la zona gialla

Assembramenti da Nord a Sud. Domani il cambio di colore. Il governatore lombardo Fontana: «Era meglio subito». Gli scienziati: «No al liberi tutti»

Resistere fino a domani, aspettare il primo febbraio? Impossibile: da Roma a Milano, da Venezia a Torino, la frenesia da zona gialla ha colpito con 48 ore di anticipo, già ieri un’atmosfera da «liberi tutti» si è impadronita delle città in arancione ormai prossime al cambio di colore e di vita, nonostante i bar e i ristoranti ancora chiusi. Scene di «evasione» un po’ dovunque, dopo il lungo lockdown durato da Natale alla Befana e seguito da altre tre settimane di passione.

Assembramenti

A Milano segnalati assembramenti pericolosi alla Darsena sui Navigli. A Roma struscio selvaggio in via del Corso eppoi i tavolini dei bar di Campo de’ Fiori di nuovo occupati dalle comitive con le bevande da asporto consumate in loco. Affollamenti anche in Veneto per il debutto dei saldi, con i sindaci dei sette capoluoghi preoccupatissimi. Così, dopo un vertice convocato d’urgenza si son detti pronti a chiudere di nuovo le vie e le piazze in caso di movida selvaggia. Il virologo Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova, pensando a domani lancia l’allarme: «I rischi della riapertura di tutto sono elevatissimi». Anche il professor Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, davanti alle immagini del sabato del villaggio milanese, non nasconde i timori: «La zona gialla non può e non dovrà essere un tana libera tutti…». Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ha criticato il governo per la decisione di far scattare la zona gialla solo da domani, pensando alle aspettative di bar e ristoranti: «Continuo a non capire perché il provvedimento non sia stato reso operativo da subito». E promette battaglia: «Faremo fronte comune con tutte le Regioni affinché il governo riveda i criteri astrusi dei Dpcm e provveda a ristorare in tempi certi chi più degli altri ha subìto danni». In Lombardia, nel Lazio, un po’ dovunque ieri gli esercenti di bar e ristoranti hanno contestato la scelta del governo: «Ci ha tolto anche stavolta i clienti della domenica». E la Fipe rilancia: «Chiederemo di riaprire i ristoranti fino alle 22».

Allentare la presa

Anche a Napoli, dove la zona gialla però c’è già, migliaia di persone ieri hanno affollato a piedi le vie dello shopping, da via Toledo al Vomero. «Stiamo facendo un errore ad allentare la presa», commenta l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, assessore alla Sanità della Puglia, una delle cinque zone — assieme a Umbria, Sicilia, provincia autonoma di Bolzano e Sardegna — che domani saranno ancora in arancione. Ma il governatore sardo, Christian Solinas, ha già fatto ricorso d’urgenza al Tar che deciderà tra oggi e domani: «Centinaia di operatori sono in ginocchio — avverte Antonello Peru, consigliere di Cambiamo-Udc — la gente è vicina alla disobbedienza civile».