Covid, l’infinito calvario di chi ha avuto il virus: “Essere negativi al tampone non vuol dire essere guariti”

“Dopo mesi dai primi sintomi continuo ad avere crisi respiratorie, bruciore, saturazione bassa e – racconta Silvia, 24enne di Garbagnate – problemi allergici che non ho mai avuto, oltre a perdita di capelli”. Per molti pazienti avere un doppio tampone negativo non significa guarire. Anzi, finito il periodo di infezione comincia un lungo calvario contro le conseguenze della malattia fatto di sintomi nuovi o già sperimentati: problemi cardiaci, tiroidei, dermatologici, di memoria e concentrazione. È il caso dei cosiddetti pazienti “long-covid” che stanno attirando su di loro l’attenzione della comunità scientifica per comprendere meglio come il coronavirus interagisce con il nostro corpo.

A Monza, come in altri ospedali italiani, è attivo un follow-up per chi è stato ricoverato la scorsa primavera ed ha ancora bisogno di essere seguito: “Il 25% dei pazienti che abbiamo visto – spiega il direttore di malattie infettive del San Gerardo, Paolo Bonfanti – non è in grado di tornare alla sua quotidianità. Deficit sì polmonari, ma anche neurologici e di affaticamento”. I pazienti si confrontano sui social per condividere le loro esperienze, sentendosi spesso abbandonati. “I follow-up ospedalieri sono praticamente destinati solo a chi è stato ricoverato e – racconta Morena Colombi, fondatrice di uno dei gruppi italiani di pazienti long-covid – chiediamo l’esenzione nazionale per le nostre cure”. La Lombardia ne ha creata una ad hoc: “Ma le prestazioni che garantisce non sono sufficienti e restano legate ai sintomi più noti della malattia”. In questo servizio le vite di chi, superato il covid, ha cominciato una nuova e ignota battaglia.