COVID INDIA/ Luttwak: nessuna guerra con la Cina, il siero di Pechino è un flop

Gli Usa sfidano la Cina, mettendo a punto un piano strategico di esportazione dei vaccini, grazie all’ottimo risultato della loro campagna vaccinale

Fino a poche settimane fa Cina e India detenevano la leadership mondiale nell’esportazione dei vaccini. In particolare Pechino si era imposta come maggior produttore mondiale, esportando quasi la metà dei vaccini prodotti, 200 milioni su 415. Adesso che l’India è fuorigioco per la gravissima crisi che la sta colpendo da giorni, dovuta alla variante indiana del Covid che sta facendo una strage, gli Stati Uniti, che hanno ormai vaccinato circa 200 milioni di abitanti su una popolazione di 300 milioni, preparano un piano strategico di esportazioni di vaccini, ovviamente destinati in maggioranza all’alleato indiano, che li potrebbe mettere in competizione con la Cina.

“Non siamo davanti a una competizione sino-americana” ci ha detto Edward Luttwak, politologo e saggista americano, “perché gli stessi responsabili scientifici cinesi hanno dichiarato che i loro vaccini sono scientificamente fallimentari. Il Sudafrica, che ha acquistato dosi massicce di vaccini cinesi, dando grande enfasi alla notizia, si trova adesso con un altissimo numero di persone vaccinate ammalate”.

Gli Stati Uniti hanno annunciato la spedizione di 60 milioni di dosi di vaccini all’estero, quasi sicuramente in gran parte destinate all’India. Hanno intenzione di mettersi in competizione con la Cina?

No, non c’è competizione, perché i vaccini cinesi, secondo quanto dichiarato dallo stesso responsabile cinese, funzionano molto poco, molto sotto il 50%. Fra i vaccini concorrenti, da Johnson&Johnson a Pfizer, nessuno di questi è sotto al livello del 75%, mentre quello cinese è sotto il 40%. In Sudafrica, dove hanno distribuito, dando fiato alle fanfare, il vaccino cinese, è in corso una epidemia di vaccinati malati. I cinesi sono fuori da ogni concorrenza.

Però nel Sud-Est asiatico ne hanno distribuite centinaia di milioni di dosi, cosa che gli Stati Uniti sono ben lontani dal fare, non crede?

In realtà, in quell’area si fanno controlli molto attenti. La Thailandia, ad esempio, è riuscita a imporre misure di sicurezza che hanno funzionato molto bene e ha importato dosi limitate di vaccini.  Stanno controllando molto bene l’epidemia e il vaccino cinese aiuta marginalmente. Nei paesi invece dove si basavano sulle vaccinazioni cinesi, il siero non funziona. I cinesi vendono un vaccino inaccettabile scientificamente.

Questo lascia campo libero all’America?

Ci mancano informazioni sul vaccino russo. Quello cinese è fatto da gente non qualificata, quello russo da persone di alto livello scientifico.

Però la Russia non ha la forza economica per avviare una grande produzione.

Ma questo non ha importanza: se la formula scientifica funziona, presto o tardi ci saranno le aziende che lo distribuiranno.

In ogni caso la vaccinazione negli Usa va molto bene, è per questo che adesso si pensa all’esportazione?

Sì, dei vaccini eccedenti.

C’è stata una produzione superiore alle esigenze?

No, ma quello che succede, ad esempio nello stato dove vivo io, il Maryland, è che le uniche persone non vaccinate sono quelle di colore. Lo rifiutano a causa della propaganda fatta sui social, in base alla quale il vaccino sarebbe un complotto dei bianchi per ucciderli. È l’ondata di anti-razzismo hollywoodiano.

In ogni caso in America sono state vaccinate 200 milioni di persone su circa 300. Un ottimo risultato?

Sì, avendo stabilito capacità produttive per tutti gli americani, adesso ogni singolo giorno c’è un numero di vaccini in eccedenza che si possono esportare. All’inizio di questa vicenda il governo americano e quello israeliano hanno massimizzato la produzione dei vaccini. Gli israeliani hanno pagato il doppio Pfizer per incentivarli a produrre, mentre Trump ha dato un miliardo e mezzo di dollari prima che il vaccino fosse approvato scientificamente.

In questo modo si sono portati avanti, ad esempio rispetto all’Europa?

Il commissario alla Salute della Ue ha imposto il basso costo, Pfizer e Moderna si sono ritirati, è rimasto AstraZeneca, l’unico produttore disposto a vendere. Ma AstraZeneca non aveva soldi per produrre i vaccini richiesti, così questa situazione ha causato il ritardo nella vaccinazione. In Gran Bretagna, grazie alla Brexit, si sono salvate 70mila vite umane. Qui in America non riusciamo a capire come un personaggio incompetente come Sandra Gallina (nominata da Ursula von der Leyen per negoziare i contratti dei vaccini con le case farmaceutiche, ndr) non sia stata licenziata.

Comunque, secondo lei, gli Stati Uniti hanno intenzione di contrastare la Cina?

Contrastare la Cina è sempre importantissimo, ma non è il caso dell’India. L’unico paese dove i cinesi vanno bene è l’Italia.

(Paolo Vites)