Covid, da lunedì mezza Italia in zona rossa. L’Aifa blocca un lotto del vaccino AstraZeneca

In base ai dati dell'ultimo monitoraggio, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna entreranno nell'ultimo scenario di rischio. Rischiano anche Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lazio e Marche. 

Da lunedì 15 marzo mezza Italia potrebbe tingersi di rosso. Alla Campania, Basilicata e Molise, già in zona rossa, si aggiungeranno Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Ma non solo, a rischiare ci sono anche Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lazio e Marche. Le decisioni ufficiali arriveranno in ogni caso solo domani, con la presentazione del consueto monitoraggio settimanale e le conseguenti ordinanze del ministro della Salute, Roberto Speranza. E sempre domani è poi previsto il nuovo provvedimento del Governo che dovrebbe dare una ulteriore stretta alle misure anti Covid. Sembra ormai certa la misura che prevede l’automatico passaggio in zona rossa per le Regioni dove l’incidenza settimanale dei casi dovesse superare i 250 casi per 100 mila abitanti. Tra le ipotesi in campo anche quella di vietare le visite a parenti e amici nelle zone gialle e arancioni.

Tornando al monitoraggio ed alle anticipazioni dei dati comunicati alle regioni, quello che emerge è un quadro di ulteriore peggioramento, per la sesta settimana consecutiva. A preoccupare sono la costante crescita dell’incide Rt, l’incidenza ben al di sopra della soglia dei 250 casi ogni 100.000 abitanti e la tenuta delle strutture sanitarie. In Lombardia l’indice Rt avrebbe sfondato la soglia di 1.25 e l’incidenza dovrebbe essere salita a 310 casi ogni 100.000 abitanti (era a 252 la scorsa settimana), sospinta dal trend del bresciano dove l’incidenza sarebbe arrivata a 580. Superate anche le soglie critiche dei ricoveri per terapia intensiva ed area medica.

In Piemonte l’indice Rt è a 1.41 con un’incidenza di 301 casi ogni 100.000 abitanti. Anche qui superata la soglia critica dei ricoveri in area medica. L’Emilia Romagna che ha già diverse province in area rossa potrebbe tingersi ora totalmente di rosso. L’incidenza qui è a quota 438 ogni 100.000 abitanti (erano 342 la scorsa settimana). Superata la soglia critica dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva.

Come dicevamo, a rischiare il passaggio in zona rossa c’è anche il Friuli Venezia Giulia che segna un Rt di 1.3 ed un’incidenza in forte crescita che dovrebbe assestarsi sui 368 casi ogni 100.000 abitanti. Anche qui oltrepassata la soglia critica dei ricoveri di terapia intensiva. Quanto al Veneto, a fare il punto della situazione è stato il presidente Luca Zaia: “Siamo sul filo del rasoio tra arancione e rosso, come molte altre regioni, rispetto ai numeri”.

Lazio in bilico tra arancione e rosso. Qui il valore Rt è a 1.3 e, come spiegato dall’assessore alla Sanità Alessio D’Amato: “La zona rossa è possibile per il superamento del valore 1.25, anche se l’incidenza è sotto soglia e anche i tassi di occupazione dei posti letto sono entro la soglia di allerta”. Situazione critica nelle Marche. La regione è in zona arancione, ma le province di Ancona, Macerata, Pesaro, Urbino e Fermo sono già in zona rossa. L’incidenza sarebbe salita a 347 casi ogni 100mila abitanti (erano 265 nell’ultimo monitoraggio) con uno sfondamento della soglia critica sia per i ricoveri di terapia intensiva che di area medica.

Puglia e Liguria, infine, rischiano di passare in zona arancione.

Il caso AstraZeneca

Ma la giornata di oggi è stata segnata anche dalla ‘bufera’ che ha investito il vaccino anti Covid di AstraZeneca. L’Aifa, a seguito della segnalazione di alcuni “eventi avversi gravi in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti al lotto ABV2856” del vaccino AstraZeneca ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo di questo lotto su tutto il territorio nazionale. L’Ente regolatorio ha sottolineato come che “al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi”.

La decisone di Aifa viene a poche di distanza da quella del Governo Danese che stamattina ha comunicato la decisone di sospendere, in questo caso per la totalità dei lotti, la somministrazione de vaccino AstraZeneca. “Le autorità sanitarie hanno sospeso, come misura precauzionale, la vaccinazione con AstraZeneca a seguito del segnale di un possibile effetto collaterale grave sotto forma di coaguli di sangue. Al momento non è possibile stabilire se esista una connessione. Agiamo in anticipo, ma questione deve essere indagata a fondo”, ha scritto su Twitter il Ministro della Salute della Danimarca Magnus Heunicke.

Ieri sera inoltre l’Ema aveva comunicato che l’autorità nazionale austriaca aveva già sospeso l’uso di un lotto di vaccino AstraZeneca (numero di lotto ABV5300) dopo che a una persona era stata diagnosticata una trombosi multipla (con formazione di coaguli di sangue all’interno dei vasi sanguigni), morta 10 giorni dopo la vaccinazione e che un’altra era stata ricoverata in ospedale con embolia polmonare (blocco nelle arterie dei polmoni) dopo essere stata vaccinata. Quest’ultima in fase di miglioramento.

L’Ema sottolinea poi che fino al 9 marzo 2021, per questo lotto erano state ricevute altre due segnalazioni di casi di eventi tromboembolici. La stessa Ema aggiungeva però che “non ci sono attualmente indicazioni che la vaccinazione abbia causato queste patologie, che non sono elencate tra gli effetti indesiderati di questo vaccino”. Il lotto ABV5300 era stato distribuito in 17 paesi dell’UE (Austria, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia) e comprende 1 milione di dosi del vaccino. L’Ema informava inoltre che alcuni paesi dell’UE (Estonia, Lituania, Lussemburgo e Lettonia) hanno successivamente sospeso lo stesso lotto come misura precauzionale mentre è in corso un’indagine completa. Sebbene un difetto di qualità sia considerato improbabile al momento, le specifiche di qualità del lotto sono in fase di accertamento.

Il comitato per la sicurezza dell’Ema – il Prac – sta esaminando questa problematica analizzando i casi segnalati con questo lotto, nonché tutti gli altri casi di eventi tromboembolici e altre condizioni patologiche correlate a coaguli di sangue, segnalati dopo la vaccinazione. Le informazioni finora disponibili indicano che il numero di eventi tromboembolici nelle persone vaccinate non è superiore a quello osservato nella popolazione generale. Al 9 marzo 2021, erano stati segnalati 22 casi di eventi tromboembolici tra i 3 milioni di persone vaccinate con il vaccino Covid-19 AstraZeneca nell’Area Economica Europea. Il Prac, come spiegato in una nota, continuerà la valutazione di qualsiasi potenziale problematica di sicurezza inerente questo lotto, nonché la revisione degli eventi tromboembolici e delle condizioni correlate.

Da segnalare, infine, una telefonata intercorsa oggi tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Dalla conversazione – riferiscono fonti di Palazzo Chigi – è emerso che “non c’è alcuna evidenza di un nesso tra i casi di trombosi e la somministrazione di AstraZeneca”.