Covid a Milano, la curva non si ferma. Ma un dato fa sperare: Rt cala da giorni

Nella metropoli non ci sono grandi focolai, ma cluster familiari. Tra i nuovi contagiati più under 50 e minorenni

Un’onda anomala. Che in quindici giorni ha seminato Covid-19 dove si pensava di aver già dato. Centinaia di grafici. Numeri su altri numeri, per spiegare come in un attimo il virus abbia ripreso vigore. A Milano non ci sono grandi focolai. Ce ne sono tanti. Il capoluogo lombardo paga un genere di contagio diverso. Quello che si è imbucato nelle case, porta a porta.

Il 75 per cento sono cluster che non nascono, ma crescono in famiglia, dove ci si sente protetti al punto di non proteggersi. Perché in casa non esistono «protocolli».

Il tasso di contagio è in calo

E per una volta però c’è un aspetto che potrebbe diventare una buona notizia. Perché il sentimento di ansia diffusa potrebbe essersi trasformato in consapevolezza e responsabilità ben prima che le misure di contenimento adottate dalla Regione, ma anche dal governo nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri, impattassero sui numeri. Qualcosa si intravede, in particolare nel dato, molto indicativo, che misura la velocità del contagio. L’Rt che la settimana scorsa aveva raggiunto 2,35 ha cominciato a frenare. E da qualche giorno a scendere. Prima a 1,9, ieri a 1,77. Un elemento incoraggiante che giustifica gran parte di quel sentimento di fiduciosa attesa sui tavoli dei vertici del Pirellone.

Negli ospedali

Perché c’è comunque un lato negativo dietro al calo, comunque significativo, dell’Rt. È una flessione, ma comunque su parametri (ancora) troppo alti. Se rimanesse a 1,75 porterebbe a mille persone in terapia intensiva a metà novembre. Se scendesse a 1,50, potrebbero essere 800. Per questo si lavora e si spera, contando sui comportamenti di ogni singola persona, di riportarlo più velocemente possibile a quota 1. Ai tempi del lockdown primaverile ci si riuscì nel giro di due settimane. Per questo, giorno dopo giorno, si aggiornano scenari. L’ultimo, a scadenza fine mese, aveva previsto come peggiore degli orizzonti possibili un aumento fino a 600 letti in terapia intensiva. Ottobre si chiude a 392, ma il problema è che la concentrazione lombarda è rimasta nella zona del capoluogo.

L’aumento dei posti

Per questo la direzione Welfare della Regione lavora per predisporre almeno 750 letti per coprire gli eventuali ricoveri delle prossime due settimane. Perché ieri i numeri del bollettino, che indicavano un leggero calo alla voce ricoveri, sia intensivi che ordinari, era come sempre un saldo. I nuovi ingressi in ospedale, infatti, sono stati 628, con 265 dimessi. Anche nelle rianimazioni i numeri crescono, sebbene il margine resti ampio in un’ottica regionale. Altro giro, altro scenario. Perché la curva resta impetuosa, ma stando alle proiezioni del peggiore degli Rt passati avrebbe potuto rendere una media di 4 mila casi al giorno solo nella città di Milano. Dato che non è mai stato superato.

Le chiamate al 118

Il fronte più caldo resta quello dei pronto soccorso. La curva di chiamate al 118 nelle ultime due settimane è montata, come le code di ambulanze. Pazienti con problemi respiratori. Ieri un’altra giornata complicata, ma se il dato della città è stabile negli ultimi giorni, un nuovo affanno si sta verificando in particolare nell’area di Monza e in quelle di Varese, Lecco e Como. Un altro ragionamento importante si può fare sull’età del contagio. Ieri, dei 3.730 nuovi contagiati rilevati nella provincia di Milano, 1.451 erano nella fascia tra i 25 e i 49 anni. Altri 481, minorenni. Un elemento importante, intanto perché la stretta, anticipata dall’ordinanza della Regione, con coprifuoco e chiusura dei locali dalle 18, ma anche la didattica totalmente a distanza per i ragazzi dei licei, punta a ridurre il contagio tra i giovani prima che portino il virus ai più anziani in famiglia.

I bollettini regionali

C’è un grafico, tra quelli in mano ai vertici della task force lombarda, che mostra due curve che si intersecano. Da una parte c’è quella dei contagi tra gli under 18, che lentamente, ma in modo costante, sale dalla fine dello scorso lockdown. Dall’altra quella degli over 65, la fascia più delicata ed esposta al virus, che da inizio aprile scende in modo netto, ma da metà settembre sale sovrapponendosi a quella più giovane. Due facce della stessa battaglia.