Cosma e Damiano: la vita per Gesù, la gioia per l’eternità

Tra i molti pittori che cointribuirono alla fortuna iconografica dei santi Cosma e Damiano c’è il Beato Angelico, che eseguì diversi dipinti sui due martiri, compresa la splendida Pala di San Marco commissionata da Cosimo de’ Medici. Ma molto prima del rinascimento fiorentino, uno splendido mosaico absidale era stato realizzato (VI secolo) nella basilica romana intitolata ai due santi, raffigurati mentre compaiono davanti a Cristo Giudice

“Chi perderà la propria vita per me, la salverà” (Lc 9,24)

Secondo la tradizione agiografica i santi Cosma e Damiano furono cinque volte martiri, considerati i ripetuti supplizi cui furono sottoposti, insieme, all’epoca delle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Medici affermati, e miracolosi guaritori in virtù della loro profonda fede, i fratelli, probabilmente gemelli, di origine siriana, erano capaci di curare le ferite del corpo e alleviare, allo stesso tempo, le pene dello spirito, confortato dalla gratuità con cui esercitavano la professione vissuta come una missione. Fino a che Lisia, il prefetto della Cilicia, non li fece arrestare.

Furono lapidati, ma le pietre rimbalzarono sui loro corpi; furono bersagliati con frecce che non riuscirono a ferirli. Furono gettati in mare con massi legati al collo da cappi da cui si sciolsero, salvandosi. Furono portati in una fornace ardente senza prendere fuoco. E furono, infine, decapitati. Lo sappiamo anche dal Beato Angelico, uno dei tanti pittori che contribuirono alla fortuna iconografica dei due martiri, scelti dai Medici, signori di Firenze, come loro protettori. Nella celeberrima Pala di San Marco, per esempio.

Il dipinto era stato commissionato nel 1438 da Cosimo de’ Medici per l’altare maggiore della chiesa di San Marco, riconsacrato, per l’occasione, ai due santi fratelli. Si tratta di una monumentale Sacra Conversazione, con la Vergine e il Bambino seduti su un trono davanti al quale Cosma e Damiano, in primo piano, sono inginocchiati sopra un tappeto anatolico che definisce, in prospettiva, lo spazio. Cosma, a differenza del fratello inquadrato di schiena, si volge verso il fedele invitandolo ad adorare Dio e ad affidarsi a Sua Madre.

Con la raffinatezza del suo inconfondibile stile, caratterizzato da colori tenui e intriganti scelte compositive in cui le figure si muovono immerse in una luminosa atmosfera, il pittore, negli otto pannelli della predella fa succedere i diversi episodi della vita e del martirio dei santi, testimoniando per immagini la forza della loro fede.

Il culto di Cosma e Damiano, ben prima del mecenatismo rinascimentale fiorentino, aveva, comunque, già ottenuto la sua consacrazione artistica nel mosaico absidale della basilica romana a loro intitolata, primo edificio religioso a essere fondato nell’area del pagano Foro Romano. Fu Felice IV il promotore della costruzione e il committente, intorno al 530, del meraviglioso apparato musivo che ci permette di assistere all’ingresso dei due medici nell’empireo celeste.

La scena, dal sapore apocalittico, è dominata da Cristo che, sullo sfondo di un cielo blu cobalto striato da nembi rossi e d’oro, stringe in una mano il rotolo della Legge mentre con l’altra indica una stella, segnale del luminoso destino riservato ai martiri. Che siamo in Paradiso lo capiamo dal fiume Giordano che scorre ai piedi di Gesù, dalle palme che spuntano alle due estremità – su una delle quali la fenice nimbata rimanda alla Resurrezione – e dal prato fiorito su cui si riflette l’ombra degli astanti.

Felice IV porta in dono il modellino della chiesa e affianca san Paolo che presenta Cosma a Cristo Giudice: simmetricamente, san Teodoro e san Pietro accompagnano Damiano. I santi sorreggono le corone del martirio, nelle quali sono incastonate gemme preziose che le rendono evidenti strumenti di salvezza. Cosma e Damiano hanno perso la loro vita per Gesù ed Egli, come aveva promesso, gliela restituisce per l’eternità.