Così il non senso burocratico ci impedirà di gestire la seconda ondata

Tamponi fatti senza criterio, falle nel monitoraggio, quarantene illogiche. Storia in quattro atti del come e del perché la follia dei regolamenti ci porterà a nuove chiusure forzate

L’irresponsabilità individuale in Italia spesso si incontra con quella istituzionale, codificata in norme e percorsi burocratici che non solo non raggiungono lo scopo che si prefiggono, ma addirittura rischiano di peggiorare il problema che si propongono di affrontare. Scena prima: una classe come tante, in una scuola media di Milano. I bambini ascoltano attenti la lezione, rispettando con i loro insegnanti al meglio che possono le norme di questi tristi tempi di pandemia per evitare di diffondere il contagio. In classe c’è fra gli altri una bambina, figlia di una pediatra.

Scena seconda: si scopre che il fratello della bambina non solo è a casa con la febbre alta, ma la madre ha anche fatto effettuare il tampone a tutti i componenti della famiglia, eccetto la bambina. Lei l’ha mandata a scuola. Solo quando il test svela che padre e fratello maggiore della bambina sono positivi, la madre si decide ad avvisare la scuola e gli altri genitori. Con un particolare in più, non irrilevante: la madre è una pediatra. Un medico, che dovrebbe tutelare la salute dei bambini – compresi quei compagni di classe della figlia, ovviamente positiva, che ha invece esposto al rischio di contrarre il virus.

Scena terza: la Asl competente ordina la quarantena dell’intera classe. Non ordina però il test per la ricerca del virus: quello sarà effettuato solo alla fine della quarantena e solo sui compagni di classe della bambina positiva. Se, intanto, i genitori, i fratelli, i parenti dei compagni di classe andranno a lavorare, e se dovessero essere infetti, questo a quanto pare non interessa agli autori dell’ottuso regolamento regionale: che il virus si sparga pure, le carte – che prevedono la quarantena e il test in sola uscita dei soli “contatti primari” della bambina infetta – saranno a posto.

Anzi, quasi sicuramente risulteranno dei positivi in meno, rispetto a quelli che sarebbero risultati testando immediatamente tutti i compagni di classe e le loro famiglie, soprattutto se si sono verificati in classe eventi di superspreading. Il focolaio, se dovesse essersi acceso, invece di essere immediatamente circoscritto e contenuto viene lasciato libero di espandersi.