«Così col plasma ho sconfitto virus e interessi politici»

«Se qualcuno si fosse reso conto per tempo della bontà della plasmaterapia oggi racconteremmo una storia meno tragica». Alla vigilia della pubblicaizone scientifca e dopo l'importante riconoscimento della Commissione Europea, che l'ha scelto come capofila, il direttore dell'immunoematologia di Pavia Cesare Perotti racconta alla Bussola i risultati straordinari della cura "democratica" osteggiata dai piani alti: «Si è messa in mezzo la politica, ci sono stati personaggi strani, episodi che mi hanno schifato ed è mancata la collaborazione sul territorio nazionale. Ma la cura funziona, ora possiamo dirlo e preparaci ad affrontare sereni la paura della nuova ondata».

Il sapore è quello delle cose buone tra rivincita e orgoglio. La cura al plasma di Pavia e Mantova ha ricevuto un importante riconoscimento della Commissione Europea: il San Matteo sarà il capofila che detterà le linee guida sulla plasmaterapia per contrastare il Covid 19. Un risultato storico, che ripaga anche delle amarezze di questi mesi l’equipe del San Matteo di Pavia e del Poma di Mantova che avviarono quel protocollo sperimentale per primi nel marzo scorso e nell’indifferenza di tutta la comunità scientifica italiana.

«Diciamo ostracismo vero e proprio», dice oggi in questa intervista il professore Cesare Perotti (in foto), direttore dell’immunoematologia di Pavia, togliendosi qualche sassolino, ma, senza fare i nomi, riferendosi agli alti papaveri dell’ISS.

Erano i giorni più drammatici del lockdown e nel silenzio, il plasma iperimmune dava i suoi risultati straordinari in termini di guarigioni. Ma la cura democratica veniva snobbata dai virologi che pontificavano in televisione. Alla vigilia della pubblicazione di quei dati su una importante rivista scientifica e a seguito della decisione della Commissione Europea, la Nuova Bussola Quotidiana, che è stata tra i primi a dare voce ai protagonisti di questa cura, è tornata al San Matteo per capire che cosa succederà adesso, anche in vista di una paventata nuova ondata del virus in autunno.

Professor Perotti, quando uscirà l’articolo sulla rivista scientifica?
Tra pochissimi giorni, ormai è proprio quesitone di poco.

Di quale rivista si tratta?
Preferisco aspettare a dirglielo.

Ma il lavoro di controllo sulla vostra sperimentazione è stato fatto?
Sì, i reviewer della pubblicazione hanno terminato il lavoro di controllo.

E possiamo dire che il plasma guarisce? I dati sono confermati?
Confermatissimi.

Invece come nasce l’incarico che vi ha dato la Commissione Europea?
Diciamo era inevitabile avere questo rapporto dopo che siamo entrati in stretto contatto con il Centro nazionale sangue, di cui siamo i consulenti permanenti. Ci è stata data la possibilità di partecipare a una call dell’Europa rivolta ai progetti sul plasma iperimmune, al termine della quale siamo stati scelti dalla Commissione Europea, che si occupa anche di politica sanitaria come leader coordinatori del progetto del plasma iperimmune in Europa, con tanto di finanziamento stanziato.

Perché hanno scelto voi?
In base ai nostri risultati, siamo leader di due gruppi di protocolli di studio. In buona sostanza: scriveremo noi le linee guida, le indicazioni e le regole per l’utilizzo del plasma iperimmune in Europa.

È più onorato o spaventato per il compito?
È un bel riconoscimento, che ci ripaga di tante amarezze, alla faccia di qualche centralista romano che non l’ha presa bene.

Si riferisce a qualcuno all’Istituto Superiore di Sanità?
Non lo dico, diciamo che siamo in quella zona. In ogni caso è indubbio che qualcuno non abbia gradito la nostra sperimentazione.

È una storia che abbiamo raccontato: i sospetti sulla cura snobbata perché “democratica” (i guariti guariscono i malati) e poco costosa rispetto agli standard farmaceutici, il prediligere a livello mediatico il vaccino e poi la creazione di un protocollo nazionale a Pisa che all’inizio ha estromesso lei e il professor De Donno di Mantova…
L’avevamo detto che il protocollo di Pisa sarebbe arrivato fuori tempo massimo, ma quando la politica ordina, tu esegui … no?

Cosa vuol dire?
Bè, il protocollo ora è fuori tempo massimo, se non ci sono più i malati e i convalesenti, chi curi? Non possiamo andare sulle spiagge a contagiare la gente per permettere al protocollo di andare avanti.

Si sta togliendo qualche sassolino dalla scarpa verso un certo mondo scientifico?
È inutile scendere allo stesso piano degli altri, noi siamo andati avanti per la nostra strada e ora lavoreremo per due anni su questo progetto europeo.

Allora entriamo nel dettaglio del lavoro.
Raccoglieremo tutti i dati con un’analisi della letteratura mondiale, poi faremo una verifica di tutti i lavori che sono usciti e delle sperimentazioni che sono state fatte in Europa, testeremo la loro validità e faremo una sintesi scrivendo così le linee guida per l’utilizzo del plasma iperimmune nel Covid, ma l’impostazione che ci daremo sarà generale, quindi varrà anche eventuali future e altre pandemie.

Insomma, la plasmaterapia come habitus mentale da utilizzare in fase di cura nell’immediato?
Esatto, il più è far passare il concetto della convenienza. Perché una convenienza, sotto tanti profili, le assicuro che c’è.

L’importante è sganciare la cura al plasma dalla querelle sul vaccino.
Il vaccino è un’altra cosa: previene, noi curiamo la popolazione. Ben venga, ma noi facciamo un altro lavoro.

Il vostro ruolo di leader in Europa vi metterà in contatto anche con gli Usa, che al momento sono molto sviluppati sulla plasmaterapia?
Certo, proseguirà una collaborazione che abbiamo già avviato. Una collaborazione che purtroppo è mancata sul territorio nazionale.

Perché?
Sono, ci sono stati personaggi strani… non ho voglia di conoscerli, ma in questa vicenda c’è stato qualche ostacolo che è andato al di là della pura medicina, è entrata di mezzo la politica, ma io non li conosco e non ci vado a cena.

Ostracismo verso la terapia del San Matteo?
Direi di sì, qualche episodio ci ha schifato.

Lei non è mai andato in tv a difendere la bontà della sua cura…
No, non ci vado, racconto quello faccio e vorrei che mi lasciassero lavorare. Ho mai detto che farmaci come il remdesivir non funzionano? No, vorrei essere trattato allo stesso modo.

Plasma e nuova ondata. Ci aiuterà?
Credo proprio di sì, è nostro dovere pensarci e fare di tutto per essere pronti.

In che modo?
Il policlinico a Pavia ha continuato a lavorare, immagazzinando una scorta notevole di plasma per almeno 800 pazienti. Si tratta di numeri molto importanti.

Che cosa pensa delle polemiche sui farmaci derivati da plasma iperimmune?
Il plasma lo abbiamo qua e serve per le emergenze, non lo diamo all’industria, lo teniamo a disposizione dei possibili futuri pazienti perché è già testato e pronto  per l’infusione. Se non ci sarà la seconda ondata allora penseremo a come meglio utilizzarlo. Abbiamo il forziere qui e lo terremo a disposizione per una eventuale seconda ondata, ci siamo organizzati.

All’inizio si pensava a curare i polmoni, poi si è parlato dei trombi nelle arterie e si è passati all’Eparina. Ma voi avete capito dove attacca il virus?
Grazie per questa domanda perché in questi mesi ne sono state dette tante. Il virus è una malattia sistemica, il polmone è l’organo bersaglio più visibile, ma ha a che fare anche con i trombi. Adesso poi, vediamo i reliquati dell’infezione: il paziente è guarito, ma si trascina dietro degli eventuali danni come fibrosi polmonari o interessamento cardiaco o del sistema nervoso centrale.

In questo la cura al plasma dove si inserisce?
Il plasma agisce sul virus: è il virucida per eccellenza.

La soddisfazione più grossa in tutti questi mesi?
Dopo i primi 15 giorni di sperimentazione, quando hai sempre dei dubbi e temi il fallimento, al vedere i primi pazienti infusi migliorare di colpo in modo significativo, diciamo che è stata una bella sensazione.

E la delusione?
Non c’è stata a livello esterno una capacità di aggregazione degli sforzi. Sarebbe stato bello che tutti i servizi di immunoematologia in grado di fare la terapia, lo avessero fatto per tempo.

Torniamo sempre lì: chi vi ha ostacolato?
Guardi, a livello centrale non mi aspettavo un ostracismo del genere: non voglio polemizzare con nessuno, ma qualche decisione presa dall’alto non l’ho capita.

Si riferisce al Ministero della Salute o all’ISS?
Ma no, il Ministero alla fine ha fatto il suo dovere. Ministeo e vice ministro ci hanno dato tutto il sostegno possibile. Diciamo che forse mi riferisco di più alla seconda.

Se qualcuno – come avete fatto voi – si fosse reso conto per tempo della bontà della cura già da febbraio-marzo racconteremmo un’altra storia?
Diciamo che racconteremmo una storia meno tragica e disastrosa.