Coronavirus, quelle messe “clandestine” e le pressioni dei fedeli sui parroci

In deroga alle disposizioni anti-epidemia concordate dalla Cei con il governo, si moltiplicano le funzioni religiose celebrate nonostante il coronavirus Anche le attività della Chiesa hanno subito enormi limitazioni a causa dell'emergenza Coronavirus

Ragazzo Skate chiesa

 

ROMA. Da un la lato le rigide limitazioni adottate dall’episcopato italiano «per senso di responsabilità», come spiega il segretario generale della Cei monsignor Stefano Russo. E cioè chiese chiuse, niente messa, vietati ritiri e pellegrinaggi, sospesi catechismo, oratori e ogni attività pastorale, serrata degli atenei pontifici, cibo da asporto nelle mense Caritas. Dall’altro lato, in silenzio e in deroga ai provvedimenti ufficiali, proliferano le funzioni religiose celebrate clandestinamente nelle parrocchie.

Come nelle catacombe 

«Entrano da dietro e partecipano alla messa in sagrestia», racconta un parrocchiano. Sono singoli fedeli o gruppi che non accettano lo stop precauzionale alle messe e trovano sacerdoti disponibili. «Ci ritroviamo la sera senza dare nell’occhio, come in Cina o altri paesi a limitata libertà religiosa – spiega un fedele – Torniamo nelle catacombe come alle origini della Chiesa». Una sorta di comunità parallela che si incontra attraverso il tam tam dei social o il passaparola tra persone amiche. Un fenomeno così diffuso e fuori controllo che le autorità religiose corrono ai ripari. Con una lettera ripresa dal Sir, l’agenzia di stampa della Conferenza episcopale italiana, il vescovo di Chioggia, monsignor Adriano Tessarollo ha chiesto ai fedeli di non pretendere che si chiuda un occhio sulle norme di sicurezza introdotte per contrastare lo spargersi del coronavirus. «La situazione richiede la nostra più attenta vigilanza per non incrementare ulteriormente la sua diffusione – afferma il presule veneto – Vi invito pertanto ad attenervi strettamente e senza eccezioni a quanto disposto». Soprattutto, aggiunge, «prego tutti i cristiani delle nostre comunità di non fare pressione presso i presbiteri perché deroghino alle indicazioni che seguono e che scaturiscono da quanto disposto dall’autorità pubblica su indicazione dell’autorità sanitaria regionale, nazionale e internazionale».

Appello per la salute comune

Il Vescovo chiede a tutti di mostrare «il senso di responsabilità per la salute comune e un senso di cittadinanza esemplare. Accettiamo queste restrizioni dell’espressione della nostra vita ecclesiale per tutto il tempo che sarà ritenuto necessario, coltivando tutte le dimensioni personali e familiari che tengono viva la nostra fede». In Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e nelle province di Savona e Pesaro-Urbino vige la regola «droplet» per garantire la distanza tra le persone di almeno un metro l’una dall’altra nelle chiese, come negli altri edifici pubblici. Le modalità per evitare assembramenti in piena epidemia di Coronavirus scuotono anche le chiese durante la quaresima. Se al Nord Italia le messe sono state celebrate in streaming, senza fedeli presenti, molte chiese sono state chiuse anche a Roma e nel resto d’Italia.

Tra allarme e speranza

A Venezia le campane delle chiese, chiuse alle celebrazioni pubbliche, suonano a distesa come grido di speranza. Un’emergenza planetaria che non risparmia la culla del cristianesimo. Le autorità palestinesi, su indicazione del ministero della sanità locale, hanno stabilito, dopo la scoperta di numerosi casi di Coronavirus nella zona di Betlemme, la chiusura di tutte le chiese per sue settimane nel governatorato di Betlemme e Gerico. Una disposizione riguarda, comunica la Custodia di Terra Santa, anche la Basilica della Natività.