Coronavirus, «per i decessi siamo ai livelli di gennaio.Colpiti i più fragili, ora un riassestamento»

«Un fenomeno atteso. Siamo tornati dal punto di vista dei numeri all’epoca pre Covid», commenta il rapporto del ministero della Salute Graziano Onder, Istituto Superiore di Sanità, capo dipartimento malattie cardiovascolari e dell’invecchiamento. «Il coronavirus ha compiuto quella che con una brutta parola possiamo descrivere come selezione. Ha fatto andar via prima del tempo persone in avanti con gli anni o colpite da altre malattie che si sarebbero spente per cause naturali nel periodo successivo. Dopo la tempesta scatenata dal Sars-CoV-2 assistiamo adesso al riassestamento.

Nelle città del Nord Italia la mortalità complessiva è in netta diminuzione e, secondo un rapporto del ministero della Salute, passa da un +11% di maggio a -4% di luglio. Come mai?
«Il fenomeno in epidemiologia viene chiamato harvesting, letteralmente “mietitura”, e indica l’eccesso di mortalità anticipata. Tra marzo e aprile nei grandi centri urbani si sono avute punte di mortalità altissime, a Bergamo il 500% in più. Ora è normale che i numeri si vadano riequilibrando e non sorprende la tendenza alla diminuzione».

Perché?
«Il coronavirus ha compiuto quella che con una brutta parola possiamo descrivere come selezione. Ha fatto andar via prima del tempo persone in avanti con gli anni o colpite da altre malattie che si sarebbero spente per cause naturali nel periodo successivo. Dopo la tempesta scatenata dal Sars-CoV-2 assistiamo adesso al riassestamento».

Lo studio è stato prodotto da un gruppo di lavoro creato al ministero per monitorare gli eccessi di mortalità legati alle ondate di calore. L’effetto harvesting è atteso in altre situazioni?
«Viene osservato anche nelle epidemie influenzali. I virus dell’influenza peggiorano le condizioni di pazienti fragili. Però il fenomeno si distribuisce in un periodo più lungo, il Covid invece ha provocato la morte migliaia di persone in poche settimane».

Qual è il significato del rapporto?
«Conferma che il coronavirus non miete più vittime e che siamo tornati ai numeri di gennaio-febbraio quando l’epidemia non era ancora cominciata. In quei mesi la mortalità rispetto alla media dei 5 anni precedenti era inferiore del 3%. Quindi siamo partiti da una situazione di vantaggio. Però sarebbe un errore leggere questi dati in chiave troppo ottimistica. Al contrario dobbiamo essere ulteriormente incoraggiati a perseverare nei corretti comportamenti per aiutare la sanità a contenere l’epidemia e prevenire tante morti anticipate».

Per i fragili non solo il Covid è un rischio. Tra giugno e luglio a Milano, Bologna, Roma e Bari si è osservato un leggero incremento di decessi. Dipende dalle alte temperature?
«A Roma si è visto un 10% in più di morti. Nella Capitale in inverno l’epidemia non si è vista, dunque non si è avuto lo stesso effetto registrato al nord. Purtroppo il caldo poi ha provocato quell’incremento di morti».