Coronavirus, ora i contagi corrono. Gli scienziati dicono no agli stadi con più tifosi

Quasi 2 mila nuovi casi, mai così tanti da fine lockdown. In Francia 16 mila. Riunione d’urgenza del Cts. Speranza: “Il calcio non è la priorità del Paese”

Una giornata con un numero di nuovi casi record per il periodo post lockdown, quasi 2000, e di polemica sugli stadi aperti al 25%, ipotesi che oggi verrà bocciata dal Cts.  Aumenta la circolazione del coronavirus nel nostro Paese e il numero dei nuovi positivi è il più alto registrato dal primo maggio, cioè tre giorni prima della riapertura dell’Italia. Allora le nuove infezioni furono 1.965, ieri sono state 1.912. Però, nelle terapie intensive erano ricoverati 1.578 malati, contro i 244 di ieri.

Sempre ieri è arrivato il report settimanale della cabina di regia sull’andamento dell’epidemia. «Per l’ottava settimana consecutiva aumenta il numero dei casi nel nostro Paese», è il commento di Gianni Rezza del ministero alla Salute. Il valore che calcola il tasso di replicazione del virus supera il limite di 1 in 12 regioni. Tra il 14 e il 20 settembre in Italia sono stati riportati 2.868 focolai attivi, dei quali 832 nuovi, il 20% in più dei sette giorni precedenti.

Se per la cabina di regia l’epidemia è «in lento e progressivo peggioramento», proprio ieri l’Oms ha celebrato l’Italia per come ha gestito l’emergenza: «È stato il primo Paese occidentale ad essere stato pesantemente colpito dal Covid-19. Il governo e la comunità hanno reagito con forza». Ma i nuovi dati preoccupano, tanto che il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ieri ha minacciato un lockdown regionale se la curva dei contagi salirà (ieri, con 253 era la seconda regione dietro la Lombardia) . E ieri il sindaco di Aidomaggiore, in provincia di Oristano, ha imposto il lockdown fino al 2 ottobre per l’alto numero di casi.

Il ministro alla Salute, Roberto Speranza, ha anticipato la riunione del Cts prevista per lunedì ad oggi perché vengano subito discusse le linee approvate dalla Conferenza delle Regioni sull’apertura degli stadi al 25% della capienza. Si va verso una netta bocciatura da parte degli esperti. È troppo presto per un’operazione del genere perché ancora non si conoscono gli effetti dell’apertura delle scuole sulla curva epidemica. E, del resto, ieri lo stesso Speranza ha detto la sua come pure due membri del Cts. «Non sono d’accordo – ha ripetuto il ministro – Penso che dobbiamo puntare le energie sulle cose essenziali, in questo momento la priorità è la scuola». Probabilmente negli stadi, di serie A, potranno entrare ancora al massimo mille persone. «Non possiamo permetterci altre aperture poco gestibili come nel caso degli stadi», ha detto Ranieri Guerra, dell’Oms e membro del Cts. Franco Locatelli, anche lui nel Comitato, ha aggiunto: «Da un punto di vista squisitamente medico, è indubbio che la riapertura degli stadi presenta delle situazioni e delle connotazioni di criticità e di potenziale rischio che non possono essere sottovalutate. È una situazione che credo meriti cautela».

Ieri hanno espresso la loro contrarietà al 25% degli spettatori anche Walter Ricciardi, consulente del ministro Speranza, e Andrea Crisanti, esperto del Veneto («Aprire è da irresponsabili»). Contemporaneamente un pezzo di politica, ad esempio il governatore ligure Giovanni Toti e il leader leghista Matteo Salvini, sostenevano che l’apertura fosse giusta. Oggi comunque al Cts l’ipotesi non passerà. Speranza consiglia a chi vuole mandare più persone a tifare alla partita a guardare quel che succede in Europa. Ieri, in effetti, in Francia quasi 16mila casi, come venerdì; in Spagna sono stati superati i 12 mila (con 120 morti) e nel Regno Unito se ne sono contati 6 mila e 800.