Coronavirus, ok del Viminale alla Cei: “Sì ai cori nelle messe, nessun distanziamento tra congiunti”

Il Ministero dell’Interno risponde ai quesiti della Conferenza episcopale italiana per le celebrazioni liturgiche d'autunno

CITTA’ DEL VATICANO. Le mamme e i papà potranno tornare a prendere in braccio i loro figli durante le messe, e stare vicino ai coniugi o altri parenti che abitano con loro. Il tutto mentre torneranno a risuonare canti e musica di cori e cantori. Sono le novità per le celebrazioni liturgiche del prossimo autunno introdotte dal Ministero dell’Interno in una nota trasmessa alla Conferenza episcopale italiana, previo placet del Comitato tecnico-scientifico.

Il 29 giugno la Cei, in ordine all’«urgenza di ritornare all’esercizio della prassi pastorale», sottoponeva al Viminale tre quesiti riguardanti le messe, sospese nel periodo del picco della pandemia di marzo-aprile, celebrate in streaming e infine riavviate il 18 maggio con numerose restrizioni e misure precauzionali. Alla luce del calo dei contagi – seppur le notizie delle ultime ore parlino di un aumento della diffusione del virus e di veri e propri focolai in alcune regioni – i vescovi italiani chiedevano quindi al Viminale di poter «ammorbidire» alcune regole.

Una richiesta, ad esempio, era quella di «superare il limite del numero di 200 partecipanti alle celebrazioni che si svolgono nelle chiese», soprattutto nelle basiliche e cattedrali che potrebbero ospitare anche il triplo della gente e far rispettare senza difficoltà il distanziamento. Diversi fedeli si dicevano attoniti del fatto che spazi simili venissero lasciati semi deserti. Vero, considerando però che, a tutt’oggi, sono ancora numerose le persone che hanno paura di recarsi a messa terrorizzate dal Covid.

In ogni caso, sulla questione il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione fa sapere nella nota – pubblicata sul sito Cei – che il Comitato ha preso in esame tale questione nelle riunioni del 16 e 20 luglio, e che l’Ufficio ha provveduto a comunicarne gli esiti con documentazione protocollata il 22 luglio. Nient’altro.

È pubblica invece la risposta agli altri due quesiti posti, presi in esame dal Cts nella riunione del 10 agosto scorso, riguardanti «l’urgenza di tornare ad ammettere la figura dei cantori», con tutte le eventuali misure di precauzione, e la possibilità per i familiari che già vivono quotidianamente «tra le stesse pareti di casa» di «partecipare alle celebrazioni, evitando tra loro il criterio del distanziamento». Ad entrambe le richieste, il Ministero dell’Interno ha dato parere positivo.

Come si legge nella nota, «non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione, persone legate non da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi e/o svolgono vita sociale in comune».

In riferimento all’«impiego di cori e cantori durante le funzioni religiose o in occasione di eventi di natura religiosa», il Cts segnala che, «sulla base degli attuali indici epidemiologici, è possibile la reintroduzione dei cori e dei cantori, i cui componenti dovranno mantenere una distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti. Tali distanze – si legge – possono essere ridotte solo ricorrendo a barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio tramite droplet».

Le nuove aperture seguono quelle annunciate, il 24 luglio scorso, dalla presidenza della Conferenza episcopale in una lettera ai vescovi italiani (https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/07/24/news/cei-e-post-covid-nuove-indicazioni-per-l-autunno-potra-cadere-il-limite-di-200-posti-a-messa-1.39118997). Nella missiva si parlava di una ripresa della celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana», ovvero Battesimi, Cresime e prime Comunioni (funzioni normalmente affollate da nugoli di parenti e amici), da celebrare «con dignità e sobrietà» e in «gruppi contenuti». Si invitava poi a non fermare le iniziative di evangelizzazione, come le catechesi, e soprattutto gli appuntamenti per i ragazzi, come il catechismo, i quali – scrivevano i vertici Cei – sono i grandi assenti nelle parrocchie nel periodo post-Covid, «segnato da un certo smarrimento» generale.