Coronavirus, ogni malato ne contagia due ma i bambini sono meno colpiti

Fra i 425 pazienti di Wuhan, nessuno ha meno di 15 anni. I malati sono invece spesso in età avanzata: la metà ha oltre sessant’anni. La Sars arrivava a un tasso di contagiosità più alto, intorno a 3. Ma provocava anche sintomi più gravi e difficilmente un malato sfuggiva al ricovero in ospedale. Il nuovo coronavirus da questo punto di vista è più subdolo. Confondendosi nei casi più lievi con la normale influenza di stagione, fa sì che molte persone contagiose proseguano la loro vita di tutti i giorni. Il sistema sanitario cinese, specialmente nella regione di Wuhan, sta scricchiolando sotto al peso di migliaia di nuovi malati ogni giorno. Uno dei segnali di stress, sottolinea il New England, è la quota elevata di infermieri e medici che sono stati contagiati

I casi raddoppiano ogni settimana. La velocità del nuovo coronavirus è alta, ed è stata calcolata dai ricercatori cinesi del Center for Disease Control e dai medici impegnati in prima linea. Sul New England Journal of Medicine è apparsa la mappa dei primi 425 contagi nell’area di Wuhan. L’epicentro dell’epidemia è al momento in — relativo — equilibrio. I nuovi casi non sono più legati al famigerato mercato degli animali vivi in città. Ma nei primi giorni dell’emergenza, quando ancora non erano stati imposti limiti alla libertà di movimento, il coronavirus ha fatto in tempo ad uscire da Wuhan e colonizzare altre province. E sono questi focolai secondari, ad alimentare la mole dei nuovi contagi. Facendoli raddoppiare in media ogni 7.4 giorni.

I pazienti
L’osservazione iniziale viene confermata: il coronavirus risparmia i bambini, o li colpisce comunque con sintomi lievi. Fra i 425 pazienti di Wuhan, nessuno ha meno di 15 anni. I malati sono invece spesso in età avanzata: la metà ha oltre sessant’anni. La maggioranza (56 su 100) sono uomini. «I bambini — spiega il New England — sembrano essere meno suscettibili all’infezione o, se contagiati, mostrano sintomi più lievi». Una buona notizia per loro, ma una difficoltà in più per i medici che cercano di fotografare l’epidemia e di contenerla. «È probabile — scrive infatti l’équipe cinese — che questo porti a sottostimare i numeri delle persone realmente colpite».

L’inizio del contagio
Con tutta probabilità è partito ben prima dell’allarme ufficiale, che risale al 31 dicembre 2019. I primi pazienti hanno iniziato a mostrare sintomi il 1° dicembre e il New England sostiene che «la trasmissione da uomo a uomo, sulla base delle evidenze, è iniziata a metà di dicembre». Ogni malato finora ha infettato altre 2,2 persone. Questi numeri, chiedono con urgenza i medici cinesi, «richiedono uno sforzo considerevole per controllare la trasmissione del virus nelle zone a rischio». La Sars arrivava a un tasso di contagiosità più alto, intorno a 3. Ma provocava anche sintomi più gravi e difficilmente un malato sfuggiva al ricovero in ospedale. Il nuovo coronavirus da questo punto di vista è più subdolo. Confondendosi nei casi più lievi con la normale influenza di stagione, fa sì che molte persone contagiose proseguano la loro vita di tutti i giorni.

La rete di sorveglianza
I tempi di reazione di fronte alla nuova epidemia non sono stati abbastanza rapidi da evitare i focolai al di fuori di Wuhan. Ma di certo la lezione della Sars è servita. Allora — era il 2003 — ci vollero 4 mesi solo per rendersi conto dell’emergenza e isolare il virus. A dicembre i medici che in ospedale hanno dovuto gestire i primi pazienti si sono invece ritrovati in mano un questionario dal titolo “polmonite di origine incerta”. Era stato preparato in vista di una nuova epidemia. Andava riempito con i dati dei pazienti e con le interviste ai familiari sui comportamenti adottati nelle ultime settimane: luoghi visitati, persone incontrati, animali con cui si è entrati in contatto. In questo modo è stato possibile risalire al mercato di Wuhan come sorgente iniziale dell’epidemia. Fra le persone contagiate a dicembre, il 55% aveva frequentato i banchi in cui si vendevano tra l’altro animali selvatici vivi.

Ospedali sotto pressione
Il sistema sanitario cinese, specialmente nella regione di Wuhan, sta scricchiolando sotto al peso di migliaia di nuovi malati ogni giorno. Uno dei segnali di stress, sottolinea il New England, è la quota elevata di infermieri e medici che sono stati contagiati. Un altro problema grave è il tempo che i pazienti impiegano a trovare un posto letto. “L’89% dei pazienti — è uno dei dati più preoccupanti dello studio — non viene ricoverato prima che siano passati 5 giorni dall’inizio della malattia”. Questo lasso di tempo va aggiunto a un periodo di incubazione che è mediamente di 5,2 giorni, ma che in alcuni casi è arrivato a 12. Un bell’aiuto per un virus che non chiede di meglio che circolare il più possibile a piede libero.