Coronavirus, nessuna psicosi

Dichiarare l’emergenza sanitaria globale e nazionale serve a proteggere, senza allarmismi

L’emergenza del coronavirus (2019 nCoV) si spiega con i numeri. Quasi diecimila casi sono stati confermati in tutto il mondo. Duecentotredici morti in Cina. Novantotto casi in diciotto paesi. Il virus, stando ai dati attuali, ha un tasso di mortalità del 2 per cento. Oltre ai problemi sanitari, l’emergenza ha generato una crisi di fiducia, la Cina ha mentito sin dall’inizio e non c’è modo di sanzionare questo atteggiamento che sta avendo conseguenze in tutto il mondo. Le emergenze sanitarie dichiarate prima dall’Organizzazione mondiale della sanità poi dal governo italiano servono a rispondere anche alla mancanza di fiducia, a prevenire e a limitare la gravità della situazione.

Due esperti ci hanno spiegato perché dichiarare l’emergenza globale o nazionale serve a dare mezzi in più e a sbloccare fondi per proteggere una popolazione e allontanare il rischio di una crisi sanitaria.

Poche ore dopo la decisione del direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom, di dichiarare l’emergenza sanitaria globale e dopo la scoperta dei primi due casi di coronavirus a Roma, il governo italiano ha annunciato lo stato di emergenza nazionale e la decisione di interrompere i voli da e per la Cina. Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, spiega al Foglio che “l’emergenza nazionale è un’azione volta a migliorare i meccanismi di coordinamento, per esempio tra ministero della Salute e protezione civile, e di risposta. Serve anche ad allocare dei fondi indispensabili a effettuare i test oppure a metterne a punto di nuovi, ad adibire strutture per la quarantena, o ad assumere medici”. Ci sono misure che hanno un corrispettivo economico e dichiarare lo stato di emergenza dà la libertà di stanziare dei fondi. La dichiarazione non è stata fatta perché l’Italia si trova in una situazione di crisi, ma il ricovero dei due turisti cinesi a Roma ha confermato lo stato di allerta per il quale erano già state predisposte delle misure. “Nel caso dei turisti all’hotel Palatino è stato chiamato un numero dedicato, il 1500, da cui è possibile rispondere anche in cinese. Poi si è attivato il 118 che ha portato i due turisti in sicurezza direttamente in un reparto di isolamento scavalcando il pronto soccorso, dove si rischierebbe di infettare qualcuno”. Questa è la procedura stabilita. Dichiarare un’emergenza non vuole dire che che nella comunità ci sia una circolazione sostenuta del virus, è un’operazione che serve a preparare e a predisporre, “a tenere alta l’allerta per intervenire prontamente, migliorare le capacità di risposta”.

Lo stato di emergenza durerà sei mesi, ha fatto sapere il Consiglio dei ministri, e l’Italia non è il primo paese in cui ci sono stati casi di coronavirus. E’ una misura che serve a proteggere e a prevenire, mettendo a disposizione dei mezzi che altrimenti sarebbe più complicato ottenere, e a rendere più sicura la comunità. “Il fatto che abbiamo identificato due casi in Italia sposa la dichiarazione dell’Oms che il problema non è più soltanto cinese. Non c’è alcuna dichiarazione di stato di pandemia, non c’è un focolaio che non sia sotto controllo oltre a una zona ampia della Cina”, conclude Giovanni Rezza.

Giovedì sera l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria globale, misura che prevede che l’agenzia dell’Onu formuli delle raccomandazioni, “misure non vincolanti ma politicamente significative che possono riguardare viaggi, commercio, quarantena, screening, cure. L’Oms può anche stabilire standard di pratiche globali”. Il direttore Adhanom ha escluso per ora limitazioni nei viaggi e nel commercio, ma il numero delle compagnie aeree che hanno sospeso i voli da e per la Cina sta aumentando. Dopo British Airways, anche American Airlines, Air India, Seoul Air e United Airlines hanno bloccato il traffico aereo. Un’emergenza globale, secondo i parametri dell’Oms, è “un evento straordinario che può costituire un rischio per la salute pubblica per gli stati attraverso la diffusione internazionale delle malattie e che richiede una risposta internazionale coordinata”. Roberto Bertollini, ex rappresentante dell’Oms a Bruxelles e direttore scientifico dell’ufficio regionale per l’Europa, spiega al Foglio che la dichiarazione globale viene “fatta a seguito di un evento epidemico straordinario che ha la possibilità di espandersi e di interessare altri paesi oltre a quello di origine”. La decisione di proclamare l’emergenza globale spetta al direttore generale dell’Oms. Il Comitato internazionale per i regolamenti sanitari esamina le prove, verifica se esiste una crisi sanitaria in corso e raccomanda o meno, la dichiarazione di emergenza. La possibilità di intervento dell’Oms rimane limitata, non interviene in modo clinico, valuta, esamina i dati e ha la facoltà di raccomandare, ma l’autorità finale rimane nelle mani del paese interessato, sono gli stati che dispongono l’interruzione dei voli, o la circolazione delle merci e delle persone. La dichiarazione dà ai paesi membri dell’Onu la possibilità di agire individualmente e senza conseguenze diplomatiche. Ma uno dei motivi più importanti che spingono l’Oms a proclamare l’emergenza globale nasce spesso dalla preoccupazione che il virus possa diffondersi in paesi con sistemi sanitari più deboli, che hanno bisogno di finanziamenti diretti e di un sostegno economico che lo status di “emergenza globale” rende possibili.