Coronavirus Milano, il picco di 8000 contagi da evitare entro il 22 marzo

Le previsioni elaborate su modelli matematici dagli esperti dell’Unità di crisi: rischiano di avverarsi se falliscono le misure di contenimento. «Se hai la febbre stai a casa!», è l’invito rivolto a ciascuno di noi.  Servono 200 nuovi posti in Rianimazione, 100 in Terapia sub-intensiva, 150 in pneumologia, 100 nelle Malattie infettive.

Di qui anche la raccomandazione all’auto-isolamento di tutti sintomatici: «Se hai la febbre stai a casa!», è l’invito rivolto a ciascuno di noi. Sembra una raccomandazione banale ma evidentemente, se continua ad essere ripetuta, è perché c’è il dubbio che in troppi non la seguano.

Dietro le scelte della politica ci sono numeri su cui riflettere. Gli ultimi aggiornamenti di giovedì danno per la Lombardia 2.251 casi positivi al tampone, 1.169 pazienti ricoverati in ospedale, 244 in Terapia intensiva, 98 deceduti. Non finisce qui. L’impegno di tutti noi chiamati a seguire responsabilmente le misure utili a fermare la corsa del virus, tra bambini che non vanno a scuola e divieto di sovraffollamenti, serve a evitare il picco di contagi. La stima, solo per la Lombardia, è di ottomila nuovi ricoveri in ospedale entro il 22 marzo, di cui 1.250 gravi e 400 in Terapia intensiva. Sono previsioni elaborate su modelli matematici dagli esperti dell’Unità di crisi che rischiano di avverarsi se falliscono le misure di contenimento. Non sono dati che ci devono allarmare, ma importanti per orientarci nelle scelte quotidiane: ciascuno deve limitare il più possibile le occasioni di contagio e chi è anziano (o fragile) deve restare in casa.

La matematica dei contagi, che ormai ci accompagna quotidianamente, è utilizzata dagli esperti per capire l’evolversi della curva epidemiologica. Dietro gli annunci del governatore Attilio Fontana dell’assessore alla Sanità Giulio Gallera ci sono numeri che messi in fila uno dopo l’altro non possono lasciarci indifferenti. L’evoluzione dei casi, aggiornata al 3 marzo perché le statistiche vengono elaborate su dati consolidati:
un contagiato giovedì 20 febbraio,
poi 33 il 21,
114 il 23,
172 il 24 (più 51%),
240 il 25 (più 40%),
305 il 26 (più 27%);
403 il 27 (più 32%),
531 il 28 (più 32%),
615 il 29 (più 16%),
984 il primo marzo (più 60%),
1.245 il 2 (più 27%) e
1.520 il 3 (più 22%).

Il 12% sono operatori sanitari. Per il 23% i malati sono della «Zona Rossa» che coincide con il Lodigiano, il 6% di Nembro e Alzano, il 5% di Cremona e il 66% del resto della Lombardia a riprova che il Coronavirus si è allargato ovunque.

L’aumento dei positivi al tampone va di pari passo con gli ospedali che si riempiono, mettendo sotto stress i Pronto soccorso, i reparti costretti a sospendere le attività di ricovero ordinarie e le terapie intensive e sub-intensive dove finiscono dal 10 al 15% degli ammalati. Per capire di cosa stiamo parlando basta vedere i dati in serie.
Crescita del numero di ricoverati non in terapia intensiva dal 24 febbraio:
77,
104 (più 35%),
105 (più 1%),
172 (più 64%),
235 (più 37%),
256 (più 9%),
478 (più 87 %),
698 (più 46%).

E ancora i pazienti in Rianimazione da lunedì 24 febbraio:
21,
24 (più 14%),
25 (più 4%),
41 (più 64%),
57 (più 39%),
80 (più 40%),
106 (più 33%),
129 (più 22%),
167 (più 29%).

Di qui la necessità di aumentare la capacità recettiva del sistema sanitario. Servono 200 nuovi posti in Rianimazione, 100 in Terapia sub-intensiva, 150 in pneumologia, 100 nelle Malattie infettive.

Di qui anche la raccomandazione all’auto-isolamento di tutti sintomatici: «Se hai la febbre stai a casa!», è l’invito rivolto a ciascuno di noi. Sembra una raccomandazione banale ma evidentemente, se continua ad essere ripetuta, è perché c’è il dubbio che in troppi non la seguano.