Coronavirus, l’ospedale dei record inaugurato in Fiera. Fontana: «Simbolo della nostra ripresa»

Il messaggio di Bertolaso, ricoverato al San Raffaele: «Promessa mantenuta. Al grido d’aiuto dell’Italia si risponde». Nella fase iniziale, tra domenica e lunedì, si partirà con 24 posti: a regime potrà ospitare 200 pazienti

Sarà ricordato, senza dubbio, come l’ospedale dei record, quello costruito nei padiglioni della Fiera di Milano per affrontare la tragica emergenza coronavirus e inaugurato martedì mattina alla presenza del presidente della Regione, Attilio Fontana. Innanzitutto, per i tempi in cui è stato realizzato: lo ha sottolineato, con orgoglio, Enrico Pazzali, che della Fondazione Fiera è il presidente: «Abbiamo fatto in 10 giorni quello che in maniera ordinaria si fa in qualche anno», ha detto sottolineando che «è stato molto più duro e rognoso di quanto ci aspettassimo, un lavoro impastato di fatica, fatto senza dormire e nell’ansia di fare il nostro lavoro nel più breve tempo possibile». Poi, perché ospiterà «il più grande reparto di Terapia intensiva d’Italia».

I numeri dell’ospedale li ha snocciolati l’uomo che dovrà gestirlo, Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico: «A regime vedrà impiegati 200 medici, 500 infermieri e altre 200 figure professionali». Nella fase iniziale, tra domenica e lunedì, «si partirà con 24 posti» — ha spiegato Belleri —, quando sarà completato il «primo blocco si arriverà a 53 posti», e la seconda e terza fase porteranno ad avere altri 104 posti e 48 letti di Terapia intensiva, per un totale di circa 200 posti.

Ma l’ospedale della Fiera rappresenterà anche, e soprattutto, l’enorme impegno di tanti uomini che hanno lavorato mettendo a rischio la propria salute, la propria vita. Come Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione civile chiamato dal governatore Fontana proprio per gestire la costruzione della nuova struttura e dal 25 marzo ricoverato al San Raffaele perché risultato positivo al Covid-19. «Al grido di aiuto dell’Italia si risponde, anche se con rischi a cui sapevo che avrei potuto andare incontro. Abbiamo fatto una promessa e l’abbiamo mantenuta», ha scritto Bertolaso in un messaggio letto alla presentazione. «Non è un ospedale da campo, non è un lazzaretto, ma una struttura specialistica che mette al centro la figura del paziente — ha voluto sottolineare —. Un’esperienza che potrà essere replicata a livello nazionale e internazionale». La scelta del presidente Fontana di farlo, ha detto ancora, «ha assunto un carattere esemplare».

«Questo sarà il simbolo della battaglia vinta sul coronavirus, sarà il simbolo della ripresa della regione», ha promesso il presidente della Regione, Fontana, avvertendo però che la battaglia contro l’epidemia non è affatto finita, anzi: «Attenzione, non abbiamo vinto ancora niente. Mi raccomando: non diffondiamo troppo entusiasmo — ha sottolineato — perché non abbiamo vinto niente. Bisogna ancora rimanere a casa e rispettare le regole, solo così potremo vincere definitivamente la nostra battaglia». Un simbolo, ma anche un modello da esportare fuori dai confini della regione: «Il governo — ha svelato Fontana — ha già detto di voler riprodurre quello che abbiamo fatto in Fiera al Centro e al Sud d’Italia, proprio perché, se si dovessero ripetere emergenze di questo genere, ci possa essere la garanzia di una diga».

Per Bertolaso la scelta di Fontana «ha assunto un carattere esemplare, non solo per l’Italia, che potrà essere replicata a breve in altre regioni, ma anche in ambiti internazionali. Grazie alla Regione, alla Fiera e al mio team, abbiamo realizzato un’opera di cui andare fieri. Gli operai e le imprese si sono applicati con turni h24 durante le giornate, nessuno si è risparmiato, tutti hanno lavorato ventre a terra che è quello che avevo chiesto appena sono arrivato qui. Per primo ho cercato di dare l’esempio». Nel suo messaggio, Bertolaso ringrazia infine «il presidente Fontana la fiducia, il presidente Pazzali» di Fondazione Fiera «per l’enorme collaborazione e capacità organizzative, i volontari del Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta e tutto il mio team di professionisti che in maniera volontaria sono venuti ad aiutarmi. Un grazie infine e un grande augurio di buon lavoro vanno al Policlinico e a tutto il suo personale che si faranno carico di un così grave compito per l’assistenza ai pazienti. Adesso forza, dobbiamo ancora lottare. Dobbiamo farlo tutti. Da italiani».