Coronavirus Lombardia, «Malati emersi e numero di tamponi: ecco che cosa influenza la curva»

Paolo Grossi, 62 anni, professore di Malattie infettive all’Università dell’Insubria di Varese, esamina i dati sul contagio in regione, che giovedì sono risaliti: «Conta il trend, non il singolo giorno» Paragoniamo l’ultima settimana con la precedente. A Milano la crescita di nuovi casi passa dal 17% in media al 9; a Brescia dal 13 al 6; a Bergamo dall’8 al 6. Tra l’8 e il 14 marzo l’aumento giornaliero supera il 20%. Un rallentamento nella diffusione del virus c’è.

«La fluttuazione del numero di casi da un giorno all’altro è strettamente legata alla quantità di tamponi effettuati day by day e, soprattutto, al lavoro dei laboratori di analisi che, per i motivi più svariati, possono esaminarne di più una volta rispetto all’altra». Paolo Grossi, 62 anni, professore di Malattie infettive all’Università dell’Insubria di Varese, è nel gruppo di lavoro permanente sul Covid-19 del Consiglio superiore di Sanità.

In Lombardia giovedì sono stati effettuati 6.047 tamponi, il giorno prima 4.971, il 24 marzo 3.453. Il dilemma è: sono stati svolti più test perché ci sono più ammalati oppure i laboratori hanno elaborato più analisi un giorno rispetto all’altro?
«È una domanda a cui è quasi impossibile rispondere. Probabilmente la verità è nel mezzo. La capacità di elaborare risultati dei laboratori può variare da un giorno all’altro. Nello stesso tempo ci possono essere più malati a domicilio che all’improvviso si aggravano e vengono ricoverati e, dunque, tamponati in ospedale. Oppure di pazienti sintomatici sottoposti all’esame nelle proprie case dopo i provvedimenti del 23 marzo di Regione Lombardia».

Tra mercoledì e giovedì a Milano si registra un incremento del 12%: nei quattro giorni prima l’oscillazione è tra l’8 e il 6. A Lodi l’aumento è del 4% contro l’1-2 precedente. Sono segnali preoccupanti?
«Ripeto: i risultati di un singolo giorno non sono significativi. Bisogna esaminare il trend».

Paragoniamo l’ultima settimana con la precedente. A Milano la crescita di nuovi casi passa dal 17% in media al 9; a Brescia dal 13 al 6; a Bergamo dall’8 al 6. Tra l’8 e il 14 marzo l’aumento giornaliero supera il 20%. Un rallentamento nella diffusione del virus c’è.
«Bisogna capire cosa succederà nei prossimi giorni. Certo è che mollare sulle misure di contenimento sarebbe una grave imprudenza».

Per evitare la recrudescenza del fenomeno può essere utile lo screening di massa della popolazione con il tampone a tutti chiesto oggi a gran voce?
«Con quale vantaggio? Il tampone può essere negativo un giorno e positivo quello successivo perché il virus semplicemente era ancora in incubazione. Ciò potrebbe dare false sicurezze, mentre è importante che tutti restino a casa a prescindere. È l’unica vera soluzione per contrastare la diffusione del virus».