Coronavirus, Locatelli (Cts): «Non siamo ai numeri di marzo, niente panico, serve responsabilità»

«Le misure ulteriori del Governo, partono dall’osservazione di un’accelerazione nel numero dei contagi che richiedono provvedimenti più stringenti».

LOCATELLI

L’epidemia non è più governabile?
«Non è così, non siamo vicini alla perdita di controllo.C’è stata una marcata accelerazione di casi. Però l’impatto in termini di ricoveri nelle terapie intensive e di numeri di persone che perdono la vita non è certamente paragonabile a quello osservato nei mesi di marzo-aprile.

Evitiamo, quindi, di farci prendere dal panico», cerca di metter freno alle nostre paure Franco Locatelli, componente del comitato tecnico scientifico, Cts, e presidente del consiglio superiore di sanità. «E’ il tempo in cui vanno mantenuti i nervi saldi e evitate divisioni e polemiche. Il Paese è molto più preparato in termini di disponibilità di mascherine, tamponi, posti letto attivati o attivabili nelle unità diterapia intensiva e sub-intensiva».

L’Italia ce la può fare?
«I respiratori distribuiti dal Commissario Straordinario per l’emergenza alle Regioni sono un’ulteriore evidenza che la situazione, per quanto meritevole di massima attenzione e richiamo a comportamenti responsabili, non è vicina alla perdita di controllo. E non dimentichiamo che solo un terzo dei soggetti infettati ha sintomatologia, in larga parte di limitata severità».

La scorsa settimana si confidava di poter contenere l’epidemia che invece ora è cresciuta di livello e corrisponde allo scenario tre, col rischio di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo. Cosa è successo?
«La diffusione, a differenza della scorsa primavera, ha interessato tutte le Regioni del Paese, andando a coinvolgere anche realtà a elevata densità abitativa come, per esempio, Milano o Napoli, due città ove la diffusione del virus si è dimostrata negli ultimi giorni particolarmente elevata, risparmiate nella scorsa primavera. E’importante che ognuno contribuisca in questa fase così delicata limitando al massimo gli spostamenti, rimanendo a casa e mantenendo ancor più rigorosamente comportamenti responsabili».

«Premesso che nella vita di tutti, e particolarmente di chi si occupa di scienza e medicina, il porsi domande e considerare con senso critico le proprie scelte è una sorta di comandamento a cui sempre ispirarsi, personalmente credo che nell’adozione di misure con indubbi impatti sulla vita sociale ed economica del Paese, debba sempre adottato il criterio della proporzionalità e della ragionevolezza più volte opportunamente richiamati anche dal presidente del consiglio. I numeri attuali non sono certo quelli di qualche settimana fa, lo ripeto. Le misure ulteriori del Governo, partono dall’osservazione di un’accelerazione nel numero dei contagi che richiedono provvedimenti più stringenti».

I servizi di tracciamento si sono lasciati cogliere impreparati?
«Quando il numero di casi diventa troppo elevato, vi è l’impossibilità di poter garantire compiutamente il tracciamento dei contatti e delle catene di trasmissione da parte dei servizi sanitari territoriali. E questo si verifica a dispetto dell’attivazione dei meccanismi di sorveglianza».

C’è un continuo richiamo all’uso coretto della mascherina. Viene usata male?
«L’uso della mascherina contribuisce in maniera determinante alla riduzione della circolazione di SARS-CoV-2. Indossarla correttamente coprendo sia naso che bocca è fondamentale, così come è importante sostituirla dopo un certo numero di ore (diciamo dopo 4 ore) che la si indossa.

Le mascherine chirurgiche offrono le migliori garanzie proprio perché prodotte in maniera standardizzata e rispondente ai requisiti di protezione richiesti. Oltre che indossarla ogni volta che è necessario, ognuno di noi ha il dovere di richiamare l’importanza al suo uso quando ci troviamo di fronte a qualcuno che questo dovere lo dimentica».

Quali sono i luoghi dove si generano il maggior numero di casi?
«Il contesto di trasmissione principale in Italia rimane quello familiare/domiciliare, seguito da quelli sanitario-assistenziale e lavorativo. Sebbene si siano registrati casi in aumento dalla loro apertura, le scuole non sono tra i principali contesti di trasmissione in Italia. Anche in virtù di questo dato, la scuola e l’attività didattica frontale deve rimanere prioritariamente attiva, semmai considerando la possibilità d’implementare una quota di didattica a distanza per le scuole superiori, anche nella prospettiva di alleggerire il carico sul trasporto pubblico».

Quali sono i reali tempi per il vaccino?
«Realisticamente, considerando che una volta disponibili vaccini approvati, bisognerà distribuirli e programmare in maniera articolata le campagne di vaccinazione, vi sarà un numero consistente di vaccinati solo all’inizio della primavera del 2021. Rimangono inoltre aperte le domande cruciali relative al numero di dosi necessarie per i differenti vaccini e alla durata della protezione immunitaria