Coronavirus, l’accelerazione di Bertolaso per l’ospedale all’ex Fiera: 300 letti, Tac e sala operatoria

Il superconsulente rivede il progetto: l’hub non sarà soltanto una struttura di degenza.

Per il miracolo a Milano manca sempre meno. Potrebbe arrivare già oggi, o comunque entro domani, il definitivo via libera per l’hub della rianimazione che nascerà nell’ex Fiera di Milano, a Portello. Come ha spiegato ieri il governatore della regione Lombardia Attilio Fontana, «le cose stanno andando avanti come previsto, secondo progetti e programmi». E grazie alle donazioni di tantissimi benefattori da ogni parte del mondo, che hanno donato da 100 euro a milioni. Però qualcosa nelle ultime ore è cambiato. Su iniziativa di Guido Bertolaso, il piano è stato parzialmente rivisto e ripensato. Se all’inizio si puntava a privilegiare il numero di letti (oltre 400), la decisione, subito appoggiata da tutte le parti coinvolte, è stata quella di realizzare un ospedale a tutti gli effetti, in grado di essere operativo a 360 gradi. Non solo una degenza per i ricoverati da coronavirus, ma una struttura in grado di curare ogni altra patologia correlata. Quindi con una piccola sala operatoria, i macchinari per le Tac e ogni altro reparto necessario.

I posti alla fine saranno intorno ai 300, con una struttura comunque «a fisarmonica», per potersi adattare alle necessità quotidiane. Perché come ha spiegato il virologo dell’ospedale Sacco Massimo Galli, «il nuovo centro sanitario in Fiera sarà una fondamentale retrovia nell’ipotesi malaugurata che l’estensione dell’epidemia aumenti ulteriormente e coinvolga in modo molto pesante l’area metropolitana milanese». Oltre a diventare un cuscinetto decisivo nel caso che la curva dei contagi si estenda anche in altre parti d’Italia. «Quello alla Fiera di Milano deve essere un hub per tutto il Paese», ha spiegato ieri il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia. Bertolaso, che per chi lavora al suo fianco è considerato il grande colpo di mercato della regione Lombardia nella sfida decisiva all’emergenza Covid («qualcuno che sa esattamente di cosa parla», la benedizione del sindaco Sala), lavora al progetto H24.

Il «contenitore» è pronto: collegato, climatizzato. In questi giorni, ai fornelli per gli operai c’era pure chef Carlo Cracco, che avendo i ristoranti chiusi, ha promesso che resterà in cucina anche quando l’ospedale sarà in funzione. Appena ogni dettaglio sarà a punto, la Regione darà il via liberà. Perché quando si metteranno le chiavi, il motore dovrà viaggiare al massimo. Sul fronte macchinari le certezze che servivano sono arrivate e l’approvvigionamento di materiali è quasi completato. L’ultima parte di lavoro logistico va fatto sul fronte del personale medico, ma anche su questo c’è ottimismo. A quel punto la tabella di marcia prevede 8, massimo 9 giorni di lavori. Pochissimi. Ma la Lombardia ora ha bisogno anche di qualche miracolo.