Coronavirus, la Svezia ha lasciato «tutto aperto»: «Inutile chiudere, meglio il contagio graduale»

La Svezia è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver rifiutato finora la strategia del lockdown, e a lasciare tutto aperto (o quasi). Parla l’epidemiologo svedese Tegnell, che sta gestendo l’emergenza a Stoccolma: «Inutile chiudere tutto»

«Voi fate come se l’epidemia possa scomparire nel giro di qualche settimana, o al massimo mese. Noi invece stiamo solo cercando di rallentarla, perché crediamo che questa malattia non se ne andrà così presto, e dovremo conviverci a lungo. Almeno fino all’introduzione di un vaccino, e questo richiederà anni. Anche la Corea del Sud, che è riuscita per ora a contenerla, si prepara a un suo ritorno». Il dottor Anders Tegnell è l’epidemiologo più famoso della Svezia, e in qualità di direttore dell’Agenzia di sanità pubblica svedese è tutti i giorni in tivù, alla radio o sui giornali per spiegare perché ha deciso di rinunciare per ora ad ogni misura di restringimento delle libertà personali.

(Lo «strano caso» della Svezia riguarda tutti noi: ecco perché, di Sandro Modeo)

In Svezia la vita va avanti come sempre, nonostante dal primo caso accertato di Covid-19, lo scorso 31 gennaio, si siano contati 4.947 pazienti infetti, di cui 393 in terapia intensiva, e 239 morti. «Cercare di fermare l’epidemia potrebbe anche risultare controproducente – spiega Tegnell al telefono –, perché una volta che riprende la catena di contagi, è possibile che la situazione diventi anche peggiore».

Ma tutti i Paesi che confinano con la Svezia hanno deciso di chiudere le frontiere, e limitare gli spostamenti delle persone. Non vi preoccupa essere gli unici ad aver rinunciato al lockdown?
«Non sono così sicuro che ciò che stiamo facendo stia influenzando molto la diffusione del contagio. Non sarei troppo sorpreso se finisse allo stesso modo per tutti, indipendentemente dalle misure che abbiamo adottato. La verità è che del Covid-19 non sappiamo quasi nulla, e ogni Paese sta sperimentando soluzioni diverse, a seconda della situazione».

E qual è la situazione in Svezia ora?
«Martedì abbiamo registrato 407 nuovi casi, la metà dei quali quasi a Stoccolma, dove la situazione sta diventando tesa. E a Stoccolma intendiamo effettuare dei test a campione su gruppi di almeno 6-700 persone per cercare di capire qual è il grado di immunità raggiunto dalla popolazione».

Mi spiega perché tenete tutto aperto?
«Non è proprio così, innanzitutto. Abbiamo vietato da venerdì scorso gli assembramenti con più di 50 persone, rinviando tutti gli eventi sportivi e le manifestazioni politiche. Abbiamo introdotto da una settimana dei divieti per tutti i bar e locali di servire i clienti, se non al tavolo. Sono stati anche approvati degli incentivi, per spingere i lavoratori a stare a casa al primo sintomo di malattia, e le scuole e università tengono ormai solo lezioni a distanza. L’evoluzione dell’epidemia ci costringe a scegliere di giorno in giorno la risposta più adeguata».