Coronavirus, la ribellione degli over 60: «Noi chiusi in casa? Una follia»

Protesta contro l’ipotesi di esonerare dal lavoro in ufficio di 17 milioni e 600.000 cittadini. Il presidente emerito della Corte Consulta: «Idea incostituzionale» L’ipotesi d’una quarantena a oltranza basata sull’età «è una follia», spiega Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale: «L’articolo 16 della Costituzione che riguarda la libertà di circolazione dice che si possono stabilire dei limiti con una legge in via generale. E “in via generale” vuol dire che non si possono fare eccezioni. Non è che puoi dire questa categoria sì quest’altra no. La ratio dell’esclusione di persone sopra una certa età è quella che sono più fragili, più aggredibili, perché ci sono fenomeni di co-morbilità. Se questa è la ratio, però, allora bisognerebbe anche escludere il trentenne iperteso, il quarantenne diabetico e così via. Di più: anche oltre i sessant’anni c’è tanta gente che sta benissimo.

All’inizio, a dire il vero, era girata voce di una prorogatio, istituto che in Italia è spesso declinato all’infinito biblico, agli ottantenni ed oltre. E già quell’ipotesi, che avrebbe toccato quasi quattro milioni e mezzo di italiani, aveva fatto saltar su i più combattivi veterani tipo l’avvocato Raffaele Della Valle: «Alla prima udienza utile dopo il 3 maggio sarò in tribunale a fare il mio mestiere. Se mi fermeranno chiederò lo stesso provvedimento per tutti i coetanei ai vertici delle istituzioni, della Corte Costituzionale, della politica…». Poi la platea dei possibili isolati in casa, stando alle parole del ministro Francesco Boccia che ipotizzava la proroga fin dentro l’estate col coinvolgimento degli studenti «che prenderanno la Maturità e che potrebbero essere arruolati per i servizi essenziali nelle loro città, ad esempio la consegna della spesa o i servizi agli anziani», è sembrata allargarsi ai settantenni. Cioè a dieci milioni e 300mila persone pari al 17% del totale. Fino a gonfiarsi ancora, nell’ipotesi Colao, fino ai sessantenni. Con l’esonero dal lavoro fuori casa, al momento della ripresa (fatto salvo l’home working già oggi, ovviamente, consentito) di 17 milioni e 600.000 cittadini. Pari al 29% della popolazione. Un terzo. Ma ha un senso? Certo, l’ultimo bilancio ufficiale dell’Istituto superiore di sanità sui morti per fasce d’età, fornito ieri, dice che solo 1.037 defunti su 22.587, cioè uno su ventuno, avevano meno di sessant’anni. Ma, come hanno spiegato mille volte gli esperti in queste settimane, nella stragrande maggioranza dei casi si trattava di persone più esposte perché già indebolite da altre malattie.

La bocciatura di Cassese

L’ipotesi d’una quarantena a oltranza basata sull’età «è una follia», spiega Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale: «L’articolo 16 della Costituzione che riguarda la libertà di circolazione dice che si possono stabilire dei limiti con una legge in via generale. E “in via generale” vuol dire che non si possono fare eccezioni. Non è che puoi dire questa categoria sì quest’altra no. La ratio dell’esclusione di persone sopra una certa età è quella che sono più fragili, più aggredibili, perché ci sono fenomeni di co-morbilità. Se questa è la ratio, però, allora bisognerebbe anche escludere il trentenne iperteso, il quarantenne diabetico e così via. Di più: anche oltre i sessant’anni c’è tanta gente che sta benissimo. Conosco ottantenni che sono in piena forma. Che giocano a tennis… E allora?».

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Criteri mutevoli

E poi, chiede il demografo Gianpiero Dalla Zuanna, esiste davvero un criterio per definire un anziano? «Diciamo che il vecchio è colui cui probabilmente resta l’aspettativa di una quindicina di anni di vita. Ma anche questo è un criterio che cambia. Era ormai vecchio un uomo di 49 anni ai tempi dei Greci e dei Romani, fino grossomodo al 1300. Poi uno di 58 anni al momento dell’unità d’Italia, di 62 all’inizio del ‘900, di 65 nel 1967, 68 nel 1992, 72 nel 2017. E sarà vecchio nel 2042 chi ne avrà 76». Avviato, salvo pandemie, alla novantina. Di più: «Negli ultimi quarant’anni uno degli elementi più interessanti è l’iper-sopravvivenza delle élites. Ci sono vari studi che lo hanno riscontrato nei cardinali, nei professori universitari, più ancora negli accademici…». Come mai? Per molti motivi. Su tutti, l’ipotesi che chi allena quotidianamente la testa venga in qualche modo favorito.

L’insegnamento di Rita Levi Montalcini di Papa Francesco

«Dissento in base alla mia esperienza personale dall’affermazione che “chi loda la vecchiaia non l’ha vista in faccia”», scriveva Rita Levi Montalcini nel libro L’asso nella manica a brandelli, «questa fase della vita può essere vissuta in modo positivo e cioè nell’acquisizione di una visione più ampia e prospettica di quanto sia possibile negli anni della piena attività lavorativa». La chiamavano saggezza, un tempo. Forse nessuno è stato netto come sei anni fa Papa Francesco: «Quante volte si scartano gli anziani con atteggiamenti di abbandono che sono una vera e propria eutanasia nascosta! È l’effetto di quella cultura dello scarto che fa molto male al nostro mondo…». Ma attenzione a non perdere le radici. Gli anziani sono «alberi vivi, che anche nella vecchiaia non smettono di portare frutto».

L’appello a Mattarella

Una tesi non lontana da quella espressa, laicamente, si capisce, da oltre un centinaio di scrittori, filosofi storici, poeti, da Giorgio Agamben a Carlo Ginzburg, da Ginevra Bompiani a padre Enzo Bianchi, che si sono raccolti intorno a un appello da inviare al capo dello Stato, al premier, a vari ministri per manifestare il loro dissenso «nei confronti dell’eventualità di una disposizione limitativa della libertà personale, che volesse mantenere una fascia di persone ancora attive, in buona salute e in grado di dare ulteriori preziosi apporti alla nostra società, in una segregazione sine die solo in base al dato anagrafico, dell’appartenenza cioè a una fascia di età dai settanta anni in su…». Una «imposizione del tutto ingiustificata». Non solo perché «spesso l’età effettiva non corrisponde a quella riportata sui documenti». Peggio: «Una «reclusione sine die, anche in vista di un possibile eccessivo calore dell’estate in una città come Milano, già provata, metterebbe invece ad effettivo rischio la nostra salute con il protrarsi di una condizione di vita innaturale e anti igienica, quando proprio nella cosiddetta terza età l’aria aperta, il contatto con la natura, la socialità sia pure controllata e il movimento fisico, sono essenziali. Chiuderci in casa vorrebbe dire, perciò, minacciare e non proteggere la nostra salute».

Lo sfogo di Guido Gozzano

Come andrà a finire, dopo il 3 maggio, non si sa. Certo fa sorridere come l’idea degli anni che scorrono possa essere vissuta, di tempi in tempi, in maniera diversa. Basti rileggere lo sfogo lontano di Guido Gozzano: «Venticinqu’anni!… Sono vecchio, sono vecchio!» E ancora: «Venticinqu’anni!… Ed ecco la trentina / inquietante, torbida d’istinti / moribondi…. ecco poi la quarantina / spaventosa, l’età cupa dei vinti / poi la vecchiezza, l’orrida vecchiezza / dai denti finti e dai capelli tinti…».