Coronavirus, la mappa delle terapie intensive: sono 6.695 i posti liberi in Italia

I posti attivati per l’emergenza non si riempiono più e una minima parte vengono utilizzati per le altre patologie. Ma resta la paura che l’ondata di contagi possa tornare. I rianimatori: «Abbiamo imparato a conoscere la malattia e curare meglio i malati con gravi polmoniti. Pur tenendo conto di un margine di variabilità, i dati parlano chiaro. Su una disponibilità di 8.490 posti fra quelli preesistenti e quelli aggiunti per affrontare l’ondata epidemica, ieri sulla carta risultavano liberi 6.695, sottraendo al totale i 1.795 malati tuttora bisognosi di rianimazione (bollettino Protezione Civile). Una minima parte sono stati riaperti ad altre patologie. L’epidemia ha perso slancio.

È già scattata la fase 2 nelle terapie intensive. Dal mese di aprile hanno cominciato a svuotarsi, all’inizio in modo lento, poi rapidamente. Alcuni pazienti escono dalla crisi e guariscono. Altri finiscono nel doloroso colonnino dei decessi. La buona notizia è che i posti restano liberi. I numeri non rispecchiano in modo puntuale la situazione in quanto c’è discrepanza tra i dati del Ministero della Salute e delle Regioni soprattutto sul numero dei letti extra attivati per l’emergenza.

Variabilità dei dati

Pur tenendo conto di un margine di variabilità, i dati parlano chiaro. Su una disponibilità di 8.490 posti fra quelli preesistenti e quelli aggiunti per affrontare l’ondata epidemica, ieri sulla carta risultavano liberi 6.695, sottraendo al totale i 1.795 malati tuttora bisognosi di rianimazione (bollettino Protezione Civile). Una minima parte sono stati riaperti ad altre patologie. L’epidemia ha perso slancio. Ma gli addetti ai lavori non si esaltano. «In Lombardia siamo più tranquilli certo, adesso abbiamo una riserva. Tuttavia non è venuto il momento di riconvertire i letti liberi. La richiesta dei pazienti non Covid sta aumentando perché probabilmente in questa fase tanta gente non è andata in ospedale», parla prudente Mario Grasselli, coordinatore dell’attività formativa di Siaarti (società italiana di anestesia e rianimazione).

Lombardia e Emilia

Nella Regione più colpita si è arrivati a riempire 1800 posti, ora quelli occupati sono un migliaio contando anche i malati di altre patologie. La situazione è meno cupa in Emilia Romagna dove Massimo Girardis coordinatore dell’area Modena,-Piacenza-Reggio Emilia-Parma, del direttivo Siiarti, riferisce un conteggio di 202 posti liberi sui 478. Qualche decina sono stati restituiti alle attività ordinarie: «Al calo dei pazienti con polmonite virale si aggiunge la migliore capacità di cura. La mortalità si è ridotta significativamente, dal 40% al 25%».

Marche e Liguria

Abele Donati, primario della rianimazione agli Ospedali Riuniti di Ancona, descrive un quadro diverso: «Non più nuovi ricoveri, ora solo pazienti arrivati almeno due settimane fa con insufficienza respiratoria che non regredisce, destinati purtroppo a una lunga permanenza». Angelo Gratarola, coordinatore dell’emergenza Covid in Liguria, sospira: «E’stato un evento storico, una catastrofe, da cui però il sistema Paese può imparare. In futuro il target virtuoso per l’Italia dovrebbe essere quello di avere almeno 10 letti di terapia intensiva per 100 mila abitanti. Noi ne avevamo 7 per 100 mila, siamo passati a 16 in poche settimane. Ma per forza: un mese fa arrivammo a 187 malati Covid intubati su 197 posti intensivi disponibili, oggi i malati sono 70. Così abbiamo già congelato 50 letti e nel frattempo abbiamo portato a 80 i letti no Covid».

Basilicata e Umbria

Ernesto Esposito, direttore della sanità in Basilicata, è sollevato: «Da tre giorni siamo a contagio zero, a fine marzo avevamo 36 pazienti in terapia intensiva, oggi sono solo 3 e infatti stiamo riattivando le sale operatorie per la normale attività. Prima dell’epidemia avevamo 49 posti di rianimazione: poi abbiamo toccato quota 90, la maggior parte per fortuna rimasti vuoti, oggi sono scesi a 70». «È vero, ora si respira – conferma anche Claudio Dario, direttore generale della sanità in Umbria – Prima dell’epidemia avevamo 69 posti di terapia intensiva, siamo arrivati a 120 (di cui 40 riservati ai no Covid). Il picco dei malati un mese fa con 46 intubati, oggi sono 16. Ma continueremo a potenziarci».

Calabria

«Ricordo quelli che dicevano: se il Covid scoppia in Calabria, sarà un’ecatombe. Li abbiamo smentiti», dice con orgoglio Antonio Belcastro, direttore generale della sanità calabrese. «Avevamo 105 posti attivi di terapia intensiva prima dell’epidemia, a metà marzo sono diventati 156 riaprendo i reparti chiusi per i tagli. Il picco l’abbiamo raggiunto il 25 marzo con 23 pazienti intubati, oggi ne abbiamo 6. C’entra l’ossimoro ritardo-vantaggio: da noi il Covid è arrivato dopo e così abbiamo messo a frutto l’esperienza delle regioni del Nord. Abbiamo anche accolto due pazienti di Bergamo, ora guariti. Ma non ci fermiamo. Entro maggio-giugno i posti intensivi diventeranno 213».