Coronavirus, la Cina insiste: «Non è partito da Wuhan, ma dai surgelati»

Il Quotidiano del Popolo: il virus non è partito da Wuhan, è solo emerso lì. E le autorità sanitarie di Pechino insistono: i primi contagiati lavoravano coi surgelati importati lle indagini si sono spostate  sugli imballaggi. Di volta in volta sono finiti sul banco degli accusati i contenitori usati per la catena del freddo della carne di maiale tedesca, delle ali di pollo brasiliane, del manzo argentino, dei filetti di pesce indiani, del salmone scandinavo e canadese, dei gamberi sudamericani. Prodotti spediti da una ventina di Paesi nel cui imballaggio è stata ufficialmente isolata qualche traccia virale. Su plastica e cartone degli imballaggi sono state trovate tracce di coronavirus.

La circolazione del Covid-19 è stata contenuta in Cina, dove ormai da mesi si registrano non più di 10-20 casi di contagio al giorno, quasi tutti in arrivo dall’estero. Vinta la battaglia sanitaria contro l’epidemia, la stampa di Pechino, ispirata dalle dichiarazioni di scienziati locali e dalle veline del Partito-Stato, sta cercando di imporre una versione secondo la quale il coronavirus non è partito da pipistrelli tenuti in gabbia nel famigerato mercato alimentare di Wuhan, dove i primi casi di polmonite «anomala» furono scoperti esattamente un anno fa.

Il Quotidiano del Popolo ha appena sostenuto che «ogni prova disponibile» induce a sospettare che il coronavirus sia solo emerso e non partito da Wuhan. Sarebbe arrivato con le derrate alimentari surgelate importate dall’estero. Secondo l’ultima ipotesi degli esperti cinesi, il salto dal coronavirus da un animale all’uomo e poi la trasmissione tra persone si sarebbe verificata nel «subcontinente indiano». In base a questa idea il mercato di Wuhan sarebbe stato solo un «amplificatore» del contagio arrivato da fuori. Dice Wu Zunyou, dirigente del Centro per il controllo delle malattie infettive di Pechino: «I primi contagiati di Wuhan lavoravano nell’area del pesce surgelato del mercato Huanan».

La catena del freddo usata per importare i prodotti ittici è entrata nella narrazione cinese a metà giugno, quando a Pechino scoppiò un focolaio di infezione nel gigantesco mercato Xinfadi: tracce del Sars-Cov-2 che causa il Covid-19 furono trovate allora sui banchi dove si tagliavano i salmoni provenienti dal Nord Europa. 4. Le autorità però furono pronte a sfruttare l’appiglio per lanciare una campagna di controllo delle importazioni alimentari, arrivando anche a fare il tampone ad alcuni salmoni.

I salmoni risultarono «sani» e a quel punto le indagini si spostarono sugli imballaggi. Di volta in volta sono finiti sul banco degli accusati i contenitori usati per la catena del freddo della carne di maiale tedesca, delle ali di pollo brasiliane, del manzo argentino, dei filetti di pesce indiani, del salmone scandinavo e canadese, dei gamberi sudamericani. Prodotti spediti da una ventina di Paesi nel cui imballaggio è stata ufficialmente isolata qualche traccia virale. Su plastica e cartone degli imballaggi sono state trovate tracce di coronavirus.