Coronavirus in Italia: quanto durerà l’epidemia?

Le previsioni degli esperti sull’aumento del numero dei contagi, la situazione in Cina e in Europa e l’arrivo della primavera

Picco raggiunto in Cina

Non è facile determinare quanto durerà l’epidemia, specie in Italia, dove siamo in una fase iniziale rispetto all’emersione dei casi. Intanto arriva la buona notizia dalla Cina: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è stato raggiunto il picco dei nuovi contagi, quindi c’è stata una stabilizzazione, e ora stiamo vedendo un calo dei nuovi casi». Lo ha spiegato martedì 25 febbraio Druce Aylward, a capo della task force di 25 esperti dell’Oms che è stata in missione nel Paese asiatico. Questa notizia è in linea con le previsioni degli esperti cinesi che avevano parlato di un picco entro fine febbraio, seguito da una graduale flessione fino ad aprile (anche se è presto per dirlo)

Le epidemie non finiscono da sole

Facendo l’analogia con la SARS si parla comunque di mesi e non di anni. Dipenderà anche dall’efficacia delle misure di contenimento. «Le epidemie non finiscono da sole, ma vanno contenute», ricorda Walter Ricciardi, professore di Igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica di Roma e membro dell’Executive Board dell’Oms. Certo, l’arrivo del caldo «potrà aiutarci», ma «non sarà il clima a fermare il coronavirus», afferma Ricciardi.

Il coronavirus è stagionale?

I coronavirus e i rinovirus (del raffreddore) sono tipicamente associati alla stagione fredda perché si riproducono nel naso e nelle vie respiratorie, che in inverno sono maggiormente vulnerabili alle infezioni. Con l’arrivo della bella stagione i contagi per questo tipo di virus vanno scemando, di solito nel secondo trimestre dell’anno. Un dato che spiegherebbe il perché nazioni popolose con legami intensi con la Cina (come Thailandia, Bangladesh, Paesi africani) siano prive o quasi di contagi. Forse la temperatura gioca un ruolo nel limitare l’epidemia anche se gli studi finora effettuati in Cina non lo provano.

E in Italia?

Per quanto riguarda l’Italia è ancora più difficile dire quando finirà l’epidemia perché è appena iniziata, il numero di casi non sarà certo quello di Wuhan, perché i focolai sono stati contenuti, ma da poco, perché il nostro sistema sanitario è diverso (e meglio organizzato) e perché l’inverno sta per finire. Probabilmente, come dicono gli esperti, siamo già alla seconda o terza generazione di contagi e questo è positivo, ma per la fine dell’epidemia si parla di mesi.

Il ruolo dell’Europa

È possibile che il virus continuerà a circolare fino a primavera inoltrata o prima dell’estate, afferma la virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, su Twitter: «Quando avremo test diagnostici applicati in tutta Europa capiremo l’estensione del contagio e potremo dire se è una pandemia in fase avanzata oppure no. Sono convinta che il virus farà il giro del mondo in tempi abbastanza rapidi, perché siamo tanti e il virus troverà tanti corpi, come batterie. Ma non vuol dire che ci saranno forme gravi, anzi molto probabilmente sarà sempre più debole».

Le mutazioni

Infatti la durata della propagazione del virus dipende anche dalle mutazioni. Finora l’Organizzazione mondiale della sanità ha escluso cambiamenti importanti nel suo genoma. La prossima settimana dovremmo avere i primi genomi del “ceppo italiano” del coronavirus. Sapremo se e quanto si è evoluto rispetto a quello cinese. I coronavirus di solito diventano più contagiosi ma meno letali.

Quali sono gli scenari futuri dell’andamento del virus?

La speranza è che mantenga l’attuale relativamente limitata patogenicità e letalità e che non muti geneticamente. Le ipotesi in campo sono: il contenimento ha successo (come con la Sars); l’epidemia si estingue dopo aver contagiato il maggior numero possibile di persone (come per Zika); il virus perde di intensità e resta endemico come altri che continuano a circolare (come l’influenza).