Coronavirus, in California è finita la favola: 200 morti in 24 ore

A maggio sembrava una storia di successo. Ma a luglio i decessi sono cresciuti rapidamente con tre record nella settimana appena conclusa (214 morti solo venerdì)

  • A maggio, vista da una New York ancora blindata, la California sembrava una terra (relativamente) felice: pochi casi di Covid-19, pochissimi morti, le spiagge riaperte. Il governatore di New York, Mario Cuomo, criticato da Trump per la sua severità, mantenne il lockdown anche per il Memorial Day, il lungo ponte di fine maggio che da sempre, in America, inaugura la stagione estiva. Il californiano Gavin Newsom, anche lui democratico come Cuomo, si guadagnò, invece, gli elogi del presidente per la decisione di riaprire la California, ma anche per la gestione complessiva della crisi.

    Quella del grande Stato della West Coast, il più popoloso d’America, sembrava effettivamente una success story: la pandemia tenuta lontana, secondo alcuni, grazie all’efficacia delle misure di monitoraggio e prevenzione, secondo altri soprattutto per la diversa natura dei luoghi: il tepore e il distanziamento sociale «naturale» di Los Angeles, metropoli vasta come un’intera regione, con efficaci protezioni ambientali rispetto al gelo invernale e alla forte densità abitativa di New York dove il coronavirus aveva fatto strage.

Non più: proprio da quella riapertura di fine maggio le cose sono cambiate in molte parti d’America. Mentre New York ha messo sotto controllo il Covid-19, almeno trenta Stati Usa sono precipitati nell’emergenza. Abbiamo parlato spesso dei record di mortalità della Florida e dell’Arizona e delle emergenze ospedaliere in Texas.

Ma intanto la California ha raggiunto il triste primato dei contagi — oltre mezzo milione — superando anche quelli dello Stato di New York, concentrati nell’inverno scorso. I morti sono molti di meno (9.500 contro i 32 mila di New York), ma a luglio i decessi sono cresciuti rapidamente con tre record nella settimana appena conclusa (214 morti solo venerdì).

Newsom, sempre attivissimo, sta varando nuovi piani d’emergenza per monitorare e sanificare le zone più colpite: le contee di Los Angeles, la Orange nel Sud dello Stato e quelle agricole della Central Valley. Come avvenuto in altre parti d’America, il virus colpisce soprattutto le regioni e le comunità più povere: le zone agricole, gli afroamericani e, soprattutto, i latinos, infettati dal virus a un ritmo tre volte superiore al resto della popolazione. A differenza di altre regioni nelle quali si cominciano a registrare vittime anche tra i giovani, in California la pandemia continua a uccidere quasi solo gli anziani.

I deceduti avevano in gran parte più di 65 anni (4.000 morti nelle case di riposo), mentre al di sotto dei 18 anni si registra una sola vittima: un ragazzo che aveva altre patologie gravi.