Coronavirus, in arrivo gli esperimenti su cinque anticorpi monoclonali, ma come funzionano?

Quali sono le potenzialità di questi farmaci, in cosa differiscono dai vaccini, perché in Usa ne hanno già approvati due? Domande e risposte

1. Cosa sono gli anticorpi monoclonali?
Sono molecole biologiche create in laboratorio, simili a quelle di difesa prodotte quando siamo infettati o vaccinati, e quindi in grado di riconoscere il virus e neutralizzarlo. Possono avere una funzione terapeutica, come farmaco, se utilizzate all’inizio dell’infezione in modo tale da limitarne la gravità. Oppure una funzione protettiva temporanea, della durata di qualche mese. «Almeno 5 anticorpi monoclonali saranno sperimentati nel primo trimestre del 2021», annuncia il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito.

2. Che differenza c’è col vaccino?
Ambedue hanno uno scopo preventivo in modo diverso. Gli anticorpi monoclonali sono farmaci, non bloccano l’avvio dell’infezione ma evitano il peggioramento della malattia in via temporanea. La protezione del vaccino è duratura perché, attraverso la produzione di anticorpi, attiva la cosiddetta memoria immunitaria, vale a dire il ricordo dell’agente patogeno. Le difese si riattivano tutte le volte che l’organismo lo incontra. Per questo, nel caso dei monoclonali si parla di immunità immediata e non prolungata. Il loro ruolo potrebbe essere importante nell’ambito di comunità esposte al contagio, ad esempio le residenze per anziani, dove c’è bisogno di una protezione rapida.

3. Sono farmaci già disponibili?
Non sono stati approvati per l’Ue dall’agenzia europea Ema. Le prime sperimentazioni potrebbero essere avviate entro il primo trimestre del 2021. Dunque ci vuole tempo prima che entrino nell’uso clinico. In Usa ne sono stati approvati due con la procedura d’emergenza da parte dell’agenzia Fda.

4. Quanti anticorpi monoclonali sono allo studio?
Almeno una decina di gruppi al mondo stanno lavorando. Tra i più promettenti c’è il cocktail denominato REGN-COV2, somministrato al presidente Usa Donald Trump. È costituito da due diversi anticorpi monoclonali (casirivimab e imdevimab) prodotti dalla società Regeneron. I risultati provvisori hanno evidenziato che il farmaco ha un effetto di riduzione della carica virale, particolarmente accentuata nei soggetti con elevata carica virale iniziale e in quelli sieronegativi. Recentemente il cocktail ha ottenuto dalla FDA l’autorizzazione per l’uso in emergenza per pazienti con sintomi lievi o moderati, di età superiore a 12 anni e di peso superiore a 40 chili «ad alto rischio di progredire verso forme gravi» (fonte bollettino Spallanzani).

5. Quali altri farmaci di questo tipo sono all’orizzonte?
L’anticorpo Bemlanivimab realizzato dall’aziende biotech canadese Ab Cellera in collaborazione col gruppo Eli Lilly ha ottenuto dalla FDA l’autorizzazione per l’uso in emergenza per pazienti con diagnosi di Covid 19. Su questo farmaco sono stati realizzati due studi clinici. Il primo, provato su pazienti ambulatoriali, ha dato risposte incomplete : troppo basso il numero di volontari che hanno partecipato. Era stata evidenziata comunque modesta efficacia nel ridurre la carica virale. Nei pazienti ospedalizzati il farmaco si è rivelato privo di efficacia tanto che la somministrazione è stata interrotta prima del completamento (fonte bollettino Spallanzani)

6.L’anticorpo di Eli Lilly era stato offerto gratuitamente all’Italia?
L’Aifa ha definito queste informazioni «fuorvianti e prive di fondamento». Secondo il direttore Nicola Magrini «l’agenzia non ha mai ricevuto proposte di cessione gratuita. Anzi il 20 novembre l’azienda ha presentato un’offerta per l’acquisto da parte del servizio sanitario». Gli anticorpi «necessitano di approvazione europea ed Ema ha espresso un giudizio assai cauto sulla possibilità di approvare bamblanivimab». Aifa specifica che «l’autorizzazione emergenziale concessa negli Usa prevede un livello di evidenze scientifiche inferiore rispetto ad Ema».

7. La ricerca italiana?
Un anticorpo monoclonale è frutto di una collaborazione tra la Fondazione Toscana Life Sciences e lo Spallanzani. Tra i tre più promettenti ne è stato selezionato uno che sarà testato in prove cliniche da avviare all’inizio del 2021, secondo quanto ha annunciato Rino Rappuoli, coordinatore della ricerca. I test sugli animali vengono ritenuti promettenti.

8. AstraZeneca ha annunciato un anticorpo monoclonale sviluppato dall’università College Hospital di Londra. Di cosa si tratta?
Sui siti vengono citati 3 studi condotti su pazienti che hanno contatti stretti con individui positivi e su persone positive con sintomi lievi, seguite a casa e ad alto rischio. I risultati definitivi non sono pubblici né sono stati pubblicati.