Coronavirus, gli scienziati e il futuro: «Non è indebolito, i rischi nelle città»

Fase 2, la tavola rotonda patrocinata da Humanitas, Istituto dei Tumori, Bocconi e Janssen. Mantovani: «Restiamo in guardia». Marrocco: «Ripensare la medicina sul territorio». Ricciardi: «Siamo molto indietro nella diagnostica e nel tracciamento»

Il virus non si è attenuato e può tornare con una seconda ondata in autunno. È l’allarme lanciato da un gruppo di esperti riuniti in una tavola rotonda live trasmessa su internet ieri pomeriggio dal titolo: «Prepariamoci al futuro: domani, dopodomani e il tempo che verrà», organizzata da Dephaforum con il patrocinio di Humanitas University, Istituto Nazionale dei Tumori, Università Bocconi e con il supporto di Janssen Italia (farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson).

«Il Covid-19 non presenta mutazioni significative»

Il monito riguarda innanzitutto l’idea che il Covid-19 sia diventato meno aggressivo: «È pericoloso sostenerlo e una percezione errata rischia di far abbassare la guardia e incoraggiare comportamenti irresponsabili», sostiene Alberto Mantovani, immunologo direttore scientifico di Humanitas, tra gli ospiti e i promotori del webinar moderato dal vicedirettore del Corriere, Antonio Polito. Gli fa eco Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, spiegando che i 17.000 ceppi di Sars-CoV-2 analizzati non presentano mutazioni significative. «Quel che può succedere — spiega — è che nella prima fase il virus colpisca i più suscettibili (di solito i più deboli ndr) e dopo la prima ondata faccia meno morti. È stato così anche per l’Hiv». Il tema di quel che ancora non è noto di questo virus è stato affrontato da più parti: da un lato, la necessità di prendere decisioni della politica, dall’altro la mancanza di certezze della scienza: «Se proviamo a dare notizie sicure finiremo per passare per bugiardi», glossa Ippolito. È ciò che succede con la «patente di immunità»: tutti la vogliono ma nessuno la può conferire. «Al massimo un foglio rosa che dura qualche mese», scherza Mantovani, sottolineando che non si sa ancora se gli anticorpi al Covid-19 rilevati con i test sierologici diano immunità e per quanto.

L’emersione dei sistemi fragili e il sostegno economico

Nel dibattito entra la virologa Ilaria Capua, direttrice dell’One Health Center of Excellence all’Università della Florida, che elenca le tante sfide che il virus lancia: «È uno stress-test per l’economia, il sistema sanitario, le coppie. Toccherà religione, sport, intrattenimento e farà emergere i sistemi fragili, come quello degli agglomerati urbani». Capua parla di una «malattia delle città» e del pericolo che il virus possa coinvolgere gli animali domestici e da allevamento, rendendoli potenziali serbatoi: «La natura è un bioterrorista, genera patogeni e per i virus noi siamo solo un altro tipo di animale». Si è parlato molto anche del futuro e di cosa fare in attesa del vaccino, che non arriverà (conferma Rino Rappuoli di GSK Vaccines) prima di 12-18 mesi. «Per la fase 2 siamo molto indietro nella diagnostica e nel tracciamento», dichiara Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Sanità per l’emergenza. Servono fondi perché «la salute non è un costo ma un investimento», sostiene Massimo Scaccabarozzi, di Janssen. «In Italia le sequenze genetiche del virus depositate sono pochissime, nemmeno 20, in Olanda ne hanno 1.000», osserva Ippolito, lamentando la carenza di sostegno economico. Anche Mantovani ricorda che «per fare ricerca ci si è dovuti basare su donazioni private».

Il Servizio sanitario nazionale e i territori

Si è trattato anche di gestione territoriale del Servizio sanitario nazionale e di una nuova organizzazione per i presidi ospedalieri con Luciano Ravera dell’Humanitas, Giovanni Apolone dell’Irccs Istituto Nazionale dei Tumori, e Walter Marrocco, della Federazione dei Medici di medicina generale, che spiega: «La gestione centrata solo sull’ospedale e sulle terapie intensive si è dimostrata insufficiente. Va promosso un intervento il più precoce possibile e il ruolo della Medicina generale è fondamentale per una risposta adeguata, ancor più nella Fase 2. Diagnosi e terapia devono arrivare prima». Infine, l’analisi dell’economista della Bocconi, Tito Boeri: «L’Italia è il Paese dove il lavoro si è interrotto in maniera più massiccia e non è vero che il Covid-19 è un “livellatore”, anzi, aumenta le diseguaglianze». «Siamo una delle cinture di sicurezza del Paese», chiosa Mantovani e il dibattito si chiude su una nota positiva: «La scienza crea ponti — dice Scaccabarozzi — in ogni laboratorio del mondo si cerca un vaccino