Coronavirus, discoteche: le Regioni evitano lo stop. Rinviato l’intervento del Governo

Emilia-Romagna e Veneto: nei locali da ballo capienza al 50% e mascherina. Il Cts avverte: se la curva dei contagi risale rischiamo di non poter riaprir le scuole

Si chiude con un compromesso la trattativa sulla movida tra governo e Regioni. Perché è vero che Emilia-Romagna e Veneto hanno deciso di limitare la capienza al 50 per cento rendendo obbligatoria la mascherina se non c’è il distanziamento di due metri in pista. Ma è pur vero che i locali notturni in questo Ferragosto segnato dall’impennata di contagi da coronavirus, rimangono comunque aperti. Le pressioni di molti gestori e di alcuni sindaci hanno evidentemente avuto la meglio rispetto alla necessità di fermare la circolazione del Covid-19.

Il provvedimento di chiusura minacciato dal governo è rinviato ai prossimi giorni. Lo conferma il ministro Francesco Boccia: «Le misure ulteriormente restrittive adottate confermano la continua e leale collaborazione con il governo, ma si continuerà il monitoraggio costante pronti a ogni intervento». Una soluzione che evidentemente non piace agli esperti. Il Comitato tecnico scientifico aveva messo nero su bianco nelle scorse settimane la contrarietà all’apertura delle discoteche e la posizione non cambia, anzi. «Se la curva epidemica continuerà a salire, rischiamo di non poter riaprire le scuole», è l’avvertimento.

Dopo due giorni di riunioni e contatti, il nuovo incontro previsto per venerdì è saltato. Troppo alto il rischio di una spaccatura e così Boccia ha preferito avere confronti diretti con i governatori. Tra i nuovi contagiati ci sono moltissimi giovani rientrati da Spagna, Grecia, Malta e Croazia, ma anche ragazzi che hanno preso il virus nelle località di vacanza italiane. «Serve prudenza e rigore, dovete intervenire», avverte Boccia che si muove in contatto diretto con il collega della salute Roberto Speranza. Rispondono all’appello Luca Zaia dal Veneto e Stefano Bonaccini dall’Emilia Romagna, ma chiariscono subito che la chiusura non sarà totale.

Le ordinanze

I provvedimenti firmati ieri pomeriggio consentono l’accesso «a un numero massimo di clienti pari al 50% di quanto stabilito nell’autorizzazione all’esercizio, e in ogni caso dovrà essere garantito almeno 1 metro tra gli utenti e almeno 2 metri tra gli utenti che accedono alla pista da ballo». Si dovrà «indossare la mascherina sia negli ambienti al chiuso che all’aperto». Anche il personale di servizio «deve utilizzare la mascherina e procedere ad una frequente igienizzazione delle mani». Mentre il governatore della Sardegna Christian Solinas rimane sulla linea di far ballare isolani e turisti fino al 31 agosto, sia pur a due metri di distanza, Bonaccini prevede pure «la chiusura immediata del locale, senza alcun rimando ad ulteriori pratiche amministrative, se viene accertato dagli organi di vigilanza il mancato rispetto delle norme fissate dall’ordinanza».

La protesta

Tanto basta per far insorgere i gestori delle discoteche con il presidente del Silb emiliano (il sindacato della categoria) Gianni Indino che dichiara: «Adesso basta, non ci stiamo più. Non possiamo essere sempre noi la vittima sacrificale. Serviva uno scalpo da esporre all’opinione pubblica, serviva una vittima sacrificale da consegnare ai benpensanti? Ecco, adesso l’avete. Ma non ci stiamo piu’: ci siamo stancati di essere considerati la causa di tutti i mali». Parole che fanno ben comprendere quanto forti siano state le pressioni per tenere i locali aperti e che vengono rilanciate dalla sindaca di Riccione Renata Tosi quando parla di «maionese impazzita» e, forse non avendo a disposizione i dati su contagi e decessi, chiede di sapere «qual è il supporto scientifico per questa ordinanza di Ferragosto».

Gli scienziati

In realtà sono stati proprio gli scienziati, soprattutto nelle ultime ore, a mettere in guardia da un andamento della curva epidemica che «diventa ogni giorno più preoccupante». Quali sono i rischi lo spiega bene Fabio Ciciliano del Cts: «Le discoteche sono per loro essenza un punto e un momento di aggregazione assoluto. Il distanziamento è quasi impossibile da garantire e poi c’è il fatto non secondario che la gente suda, aumenta la frequenza respiratoria mentre balla e quindi la proiezione dei droplets è più a lunga distanza». La prossima settimana il Comitato tornarà a riunirsi, si parlerà ancora della riapertura delle scuole, della ripresa delle attività lavorative, dei trasporti pubblici. Ciciliano mette in guardia: «Gli indici epidemiologici in costante peggioramento non fanno certamente stare tranquilli, soprattutto se pensiamo che tra un mese i ragazzi devono tornare a frequentare le lezioni». Ecco, è questo il rischio: altri rinvii, nuove chiusure.