Coronavirus, cosa può darci speranza di fronte a tutto questo?

risponde Luciano Fontana

Un’emergenza così non l’abbiamo mai vissuta, dal punto di vista individuale, sociale ed economico, dalla seconda guerra mondiale. Le immagini delle bare portate via dai camion dell’esercito, i bollettini che ci raccontano del numero di civili morti a Milano cinque volte più alto di quello della guerra stanno lì a ricordarci un’emergenza drammatica. L’impreparazione, l’improvvisazione e gli errori compiuti dalle classi dirigenti nazionali e locali sono un altro elemento di ansia e di preoccupazione: come sarà gestita la lunga fase in cui dovremo tornare alle nostre vite e al lavoro convivendo con un virus che ci accompagnerà fino alla scoperta di una cura o di un vaccino?
Guardare in faccia la realtà è una buona medicina per individuare quali sono le cose che possono darci speranza.

 

Caro direttore,
ci dicono che, perso molto, non dobbiamo perdere la serenità. Ma se le chiedessero come conservarla, o recuperarla nel caso di smarrimento, lei quale persuasivo argomento userebbe? Buon lavoro.
Massimo Lodi

Caro signor Lodi
È molto facile dire agli italiani (e al resto degli abitanti del pianeta) che non devono perdere serenità e che «andrà tutto bene». E’ anche giusto. Perché senza il coraggio e la speranza di trovare al più presto una via d’uscita questa battaglia non si combatte. La fiducia deve però basarsi prima di tutto sui dati di fatto e non sulle illusioni. L’illusione, ad esempio, che questa sia stata una crisi come tante altre, che in fondo abbiamo esagerato nelle paure e nelle reazioni.
Un’emergenza così non l’abbiamo mai vissuta, dal punto di vista individuale, sociale ed economico, dalla seconda guerra mondiale. Le immagini delle bare portate via dai camion dell’esercito, i bollettini che ci raccontano del numero di civili morti a Milano cinque volte più alto di quello della guerra stanno lì a ricordarci un’emergenza drammatica. L’impreparazione, l’improvvisazione e gli errori compiuti dalle classi dirigenti nazionali e locali sono un altro elemento di ansia e di preoccupazione: come sarà gestita la lunga fase in cui dovremo tornare alle nostre vite e al lavoro convivendo con un virus che ci accompagnerà fino alla scoperta di una cura o di un vaccino?
Guardare in faccia la realtà è una buona medicina per individuare quali sono le cose che possono darci speranza. Intanto abbiamo affrontato, quasi tutti e con rare eccezioni, disciplinatamente questa prova. Non era scontato. Ora la stessa serietà credo sapremo averla nella ripartenza per evitare di tornare nell’incubo della diffusione del virus. Abbiamo poi capito quanto siano importanti scienza e competenza; sono sicuro che in tempi brevi i nostri esperti sapranno trovare una cura per la malattia come hanno fatto per tantissime altre.
Gli sbagli compiuti ci stanno facendo riflettere su come si debba riorganizzare un sistema sanitario con i suoi punti di forza non solo negli ospedali d’eccellenza ma anche nel territorio. Sono spariti dalla circolazione i combattenti no vax così come i cultori dell’incompetenza. Magari sono nascosti da qualche parte ma la lezione sono certo toglierà loro ogni seguito. E impedirà che la guida dello Stato finisca nelle loro mani. Infine ho una fiducia enorme nella capacità degli italiani di dare il meglio di sé nelle difficoltà, con energia, sacrificio e creatività. Non so se basti tutto questo a farci avere serenità ma sono buoni punti di partenza.