Coronavirus, anche le parrocchie sono in crisi: “Senza offerte difficile pagare mutui e bollette”

Senza fedeli per le disposizioni del governo, nelle chiese di Bari la riflessione sulla spiritualità si accompagna agli affanni sui conti in rosso. E dove non arriva il divino, tocca mettere mano ai risparmi personali

Bollette, mutui, contributi ai collaboratori, l’idraulico da chiamare per il guasto imprevisto. Non c’è nulla di più terreno della gestione domestica quotidiana. Nelle parrocchie svuotate dai fedeli per l’emergenza Coronavirus, la riflessione sulla spiritualità si accompagna agli affanni sui conti in rosso. E dove non arriva il divino, tocca mettere mano ai risparmi personali. Cosa sono le parrocchie, d’altronde, se non grandi famiglie che si affidano a una guida comune. “Un punto di riferimento che oggi deve fare i conti anche con la crisi economica, che non fa sconti a nessuno”, confessa don Luciano Cassano.

Quattro anni fa il parroco di San Nicola, nel quartiere Catino di Bari, ha tagliato il nastro della nuova chiesa, trasferendo la comunità fino a quel momento ospitata in un sottoscala. Per la nuova costruzione restano da pagare ancora 180mila euro. “Noi siamo uomini di speranza e confidiamo nella Provvidenza”, insiste il prete barese.
Don Pasquale Zecchini, chiesa di San Girolamo (Bari)
Don Pasquale Zecchini non nasconde qualche affanno. Un anno fa la posa della prima pietra della parrocchia di San Girolamo del valore di quattro milioni di euro, nel cuore delle case popolari del rione che sta cambiando volto grazie a un restyling pubblico sul lungomare. Il primo compleanno del cantiere è stato festeggiato con un video sul sito della parrocchia: i lavori sono fermi col lockdown ma lunedì dovrebbero ripartire. “Non ne parlo con nessuno, lamentarsi sarebbe un atto egoistico – sussurra don Pasquale – perché comprendo il dolore di tante famiglie e trovo giusto concentrare l’intero importo delle donazioni per la beneficenza”.

Centinaia di pacchi e buste della spesa attraversano da giorni i saloni parrocchiali, distribuiti ai poveri dai volontari. Nessun parroco di periferia può contare su lauti bonifici a fondo perduto. “In cuor mio penso sempre alle fattura da pagare all’impresa – ammette don Pasquale – un impegno da mantenere con puntualità, per tutelare i lavoratori”. Al completamento del cantiere mancano 200mila euro, dopo che una percentuale sostanziosa è arrivata dall’8 per mille (più del 30 per cento). Tra Pasqua, Palme e comunioni, in periodi ordinari i fedeli avrebbero contribuito con almeno due, tremila euro, utili anche a sostenere i campi giochi per i ragazzi e le attività dell’oratorio. E invece Don Pasquale conserva ancora in sagrestia l’uovo gigante di Pasqua con cui pensava di organizzare una lotteria benefica.

Don Tino Lucariello ha bussato alle porte della banca per chiedere la sospensione dei tre mutui per scuola, cinema e lavori nella chiesa di San Giuseppe. Come gli altri parroci, non rende pubbliche volentieri le apprensioni degli ultimi mesi. Il timore che vengano interpretate come lamentele inopportune è alto, meglio chiedere direttamente alla Cei di intercedere col Governo per cercare soluzioni condivise e sostenibili per tutti. “La gestione non è facile, abbiamo affrontato un’importante ristrutturazione – racconta don Tino dalla multietnica zona Madonnella – Le donazioni della comunità consentono di integrare l’8 per mille, che comunque ha un tetto massimo”. La generosità dei fedeli ora si concentra (com’è giusto che sia) sulle raccolte alimentari, che in San Giuseppe hanno trovato volontari e base logistica.
Don Mimmo Falco, chiesa Sacro Cuore (Bari)
Richiesta di sospensione di mutuo anche per la parrocchia Sacro Cuore nel centro di Bari, che per fortuna può contare su qualche contributo di fedelissimi. Mille euro da spendere in utenze ogni mese, quasi tremila per ripagare i lavori del rifacimento dell’antico monastero, senza considerare la manutenzione delle stanze sacre, dell’ambulatorio sociale gestito dai volontari, dell’area per bambini. Spazi negli anni diventati un punto di riferimento per tutta la città. Di contro, niente offerte per comunioni, trigesimi e matrimoni, nessuna raccolta straordinaria organizzata quattro volte all’anno per i lavori. “Cerchiamo di non concentrare la riflessione su questo aspetto – insiste don Mimmo Falco – E’ il momento di parlare di fede, di cosa siano la frequenza e cosa la pratica”.

La chiesa può cogliere l’occasione per ragionare sul suo ruolo, per recuperare quanti si sono smarriti per strada, magari cogliendo i suggerimenti che possono arrivare anche quando intorno sembra esserci il vuoto. Il silenzio pesa come un macigno sul cuore di don Marco Simone, che come molti parroci invocano il ritorno tra i banchi in sicurezza nella fase 2. “Non celebro battesimi da tre mesi, ci sentiamo abbandonati se viene a mancare il popolo di Dio, e non di certo per le offerte – ribadisce il prete di San Carlo Borromeo, nel popolare quartiere Libertà di Bari – perché la messa non può essere guardata in poltrona come una partita di pallone”. Il pensiero di don Marco corre al collaboratore che garantisce le pulizie, cui vanno assicurati ogni tre mesi i contributi Inps, magari attingendo dai risparmi personali.