Coronavirus a Vicenza dalla Serbia. Il manager, la cena e il no al ricovero. Com’è nato il focolaio che ha fatto infuriare Zaia

Il viaggio nei Balcani e la reticenza a fornire i contatti stretti: il dirigente della Laserjet è intubato in terapia intensiva, 89 sono in quarantena. Fra i positivi, una donna di Adria

Il viaggio di un manager nei Balcani e l’irresponsabilità di pochi rischiano di diventare un incubo in cui può precipitare l’intero Veneto: un nuovo dilagare del Covid-19, con la necessità di misure restrittive per buona parte o tutta la regione. Il focolaio legato all’industria Laserjet srl di Pojana Maggiore, nel Vicentino, vede oggi cinque persone positive – tre dipendenti vicentini dell’azienda, un veronese e una padovana – oltre a una moltitudine di persone messe in quarantena preventiva in più province: 52 a Vicenza, 37 nel Veronese. Questi sono i dati complessivi forniti venerdì 3 luglio dal presidente regionale Luca Zaia (Lega), che ha ricostruito anche l’origine della vicenda, chiedendo strumenti normativi come il Tso e ricoveri coatti per chi rifiuta le cure. Il 23 giugno scorso un dirigente della Laserjet – carpenteria meccanica di Pojana Maggiore, importante realtà industriale con 170 dipendenti – ha intrapreso un viaggio di lavoro in Serbia. Con lui c’erano altre tre persone.

Il contatto con un settantenne malato

Secondo quanto ricostruito nella conferenza stampa regionale, nei Balcani il gruppo è entrato in contatto con un 70enne del posto, malato e positivo al Covid. Giovedì 25 giugno il dirigente e gli altri sono tornati nel Vicentino: qui l’uomo – che ancora non sapeva di essere positivo – sabato 27 ha preso parte a un funerale e poi in serata a una cena di compleanno, una festa con un centinaio di persone ospitate in una cantina privata. Un incontro – ha spiegato nei giorni scorsi il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Joe Formaggio, che era presente e per precauzione ha fatto il tampone, con esito negativo – in cui sono state tenute «le precauzioni previste: la sala poteva ospitare il doppio delle persone, e si è mantenuto il distanziamento sociale» ha precisato Formaggio. Il giorno dopo la positività è divenuta evidente: il manager, colpito da sintomi respiratori, domenica 28 è andato a farsi visitare prima in un ospedale del Basso Vicentino, poi al San Bortolo di Vicenza dove, riscontrato il contagio al Coronavirus dal tampone naso-faringeo, lo staff sanitario gli ha proposto il ricovero. L’uomo, però, ha rifiutato ed è tornato a casa.

L’attività sociale dopo il responso

Secondo quanto ricostruito dalla Regione Veneto, proprio qui si è manifestato l’atteggiamento irresponsabile: il dirigente non è andato a casa per seguire il periodo di isolamento previsto ma ha continuato ad avere incontri. Pure nei giorni successivi il manager ha rifiutato il ricovero, nonostante le telefonate con richieste insistenti da parte dell’azienda sanitaria e pure da parte del sindaco del suo paese: fino all’1 luglio quando il ricovero è diventato inevitabile, il dirigente ha continuato ad avere attività e incontri lavorativi. Ora è in gravi condizioni, intubato, nel reparto di Terapia intensiva del San Bortolo. Reparto che proprio un mese fa aveva festeggiato il ritorno alla situazione di «Covid free», con la guarigione degli ultimi pazienti contagiati. In parallelo, in questi giorni le autorità sanitarie venete hanno dovuto lavorare per ricostruire i contatti anche degli altri compagni del viaggio in Serbia.

Gli altri positivi

Fra il 29 giugno e l’1 luglio sono risultati positivi anche altri due dipendenti della Laserjet, di cui uno presente nella trasferta, e un cittadino veronese, pure lui presente nel viaggio. Proprio dalle dichiarazioni allo staff medico del cittadino scaligero sarebbe emerso che, in Serbia, c’era stato un contatto con un anziano positivo che attualmente sarebbe in rianimazione in un ospedale serbo. Il veronese sabato 27 giugno ha partecipato a un’altra festa di compleanno con 23 persone di cui 6 bambini, tutti (secondo quanto riscontrato dalle aziende sanitarie) senza mascherina e senza distanziamento. Al momento, tutte le persone di cui si è accertata la positività sarebbero senza sintomi. Oltre a loro il 29 giugno si è presentata all’ospedale di Schiavonia (Padova) una quinta persona, una donna titolare di una profumeria in provincia di Rovigo che ha affermato di aver avuto contatti con il dirigente della ditta: anche lei è risultata positiva, ma con sintomi minori (vomito, febbre e diarrea). L’auspicio della sanità veneta, ora, è che le disattenzioni di pochi non compromettano la vita di una intera regione. Andrea Alb