Coronavirus, a Milano i morti sono quasi triplicati: 112 vittime in 24 ore

Nella prima settimana di marzo i decessi sono stati 272. Un mese  dopo se ne sono contati oltre 700. L’ipotesi che i positivi siano 10-15 volte di più.   Centododici morti in un giorno. Solo a Milano. È il dato di ieri. È quasi tre volte sopra la media. È un numero che evidenzia come l’onda del virus, dopo aver colpito Bergamo e Brescia, sia arrivata adesso nel capoluogo lombardo. È in questo momento che il passaggio del coronavirus sta martoriando la città nel modo più feroce. Dall’1 al 6 aprile i morti sono oltre 600, quasi due terzi uccisi dall’epidemia. A far alzare i dati sui decessi è una sola categoria, persone sopra i 75 anni

Centododici morti in un giorno. Solo a Milano. È il dato di ieri. È quasi tre volte sopra la media. È un numero che evidenzia come l’onda del virus, dopo aver colpito Bergamo e Brescia, sia arrivata adesso nel capoluogo lombardo. È in questo momento che il passaggio del coronavirus sta martoriando la città nel modo più feroce. Dall’1 al 6 aprile i morti sono oltre 600, quasi due terzi uccisi dall’epidemia.

«Prima e dopo»

Per comprendere come si stia muovendo l’onda del Covid-19 su Milano e quante vite si stia portando via nelle case, negli ospedali e nelle residenze per anziani, bisogna tornare indietro di un mese: alla prima settimana di marzo, sette giorni che possono essere considerati ancora «standard», un momento in cui il contagio dilaga, la malattia si insinua, ma i morti ancora non si «vedono». Quella settimana a Milano (dati Istat) muoiono 272 persone, dunque appena sotto la media storica dei 40-45 decessi al giorno. Dall’8 marzo si può segnare la prima linea che segna un prima e un dopo: nella seconda settimana di marzo i decessi sono 393 (media di 56 al giorno), nella terza 374 (53 al giorno). A far alzare i dati sui decessi è una sola categoria, persone sopra i 75 anni. Incrociando fonti tra l’Istituto di statistica e l’anagrafe comunale, il Corriereè in grado di anticipare quel che sta accadendo in aprile, ed è un passaggio che segnerà un altro confine, siamo nel pieno del periodo in cui l’epidemia sta portando le conseguenze più violente. Ieri a Milano sono morte 112 persone in un solo giorno. Tra l’1 e il 6 aprile i decessi sono stati sempre tra i 100 e i 130 al giorno. Vuol dire oltre 700 morti in una settimana, quasi tre volte sopra la media.

«Paghiamo il passato»

Si tratta per ora di dati preliminari, ma sui quali la comunità scientifica può già fare una riflessione: «Milano si trova in una situazione particolare e per ora rimane un grande quesito aperto — riflette Carlo La Vecchia, epidemiologo e ordinario di Statistica medica alla «Statale» — con l’onda della mortalità partita tra metà e fine marzo, e che ha portato un eccesso superiore ai mille decessi, aprile di certo andrà peggio». Il dato ufficiale, fornito dall’Unità di crisi della Regione, è riferito ai soli casi di Covid-19 accertato. Significa persone che sono state sottoposte al tampone, prima o dopo il decesso. In sostanza, visti i protocolli adottati in Lombardia, si tratta di malati che nella maggioranza dei casi hanno avuto un passaggio ospedaliero. Il totale delle vittime «certe» di coronavirus è arrivato a 1.612 in provincia di Milano. Un numero alimentato dai focolai delle case di riposo dell’hinterland, come l’Rsa Borromea di Mediglia con 64 decessi, o la «Virgilio Ferrari» di via Dei Panigarola e la «Casa per coniugi» di via dei Cinquecento a Milano, dove le vittime sono un’ottantina.

Il trend dei contagi

Il numero dei positivi a Milano e provincia è ormai di 11.538, poco meno della metà (4.645) solo nel capoluogo. La diffusione del virus preoccupa per due ragioni. La prima è demografica: parliamo di una popolazione di 3,2 milioni di abitanti nell’area metropolitana e di 1,4 nella sola città. I casi noti di Covid-19 crescono ad un ritmo quasi doppio rispetto al resto della Lombardia: il 4% nell’ultima settimana, contro un 2% nel resto della regione. Perché il coronavirus ha in tutto il mondo una letalità media vicina all’1%. Le cifre ufficiali, invece, indicano un tasso «milanese» prossimo al 14%. Per gli esperti è il segno che i positivi (asintomatici o curati a casa ma senza tampone) sono molti di più. Si stima almeno 10-15 volte tanto rispetto ai casi finora conosciuti.